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	<title>Tutto sul Lavoro</title>
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	<description>dove candidati e aziende si incontrano</description>
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		<title>Il lavoro (da casa) è una cosa meravigliosa!</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 04:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[      
            
            
            
      9 ragioni per cui il telelavoro è meglio                                                                                                              Tutto ciò che occorre sapere per lavorare bene Redazione Global Publishers Fonte: lifehack.org]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[      
            
            
            
      <h5>9 ragioni per cui il telelavoro è meglio</h5>
<p>
<div class="ngg-imagebrowser" id="ngg-imagebrowser-571-37248">

	<h3></h3>

	<div class="pic">
	<a href="http://tuttosullavoro.libero.it/gallery/37248/il-lavoro-da-casa-e-una-cosa-meravigliosa/?pid=3755" title="Se avete l’opportunità di trasformare il vostro lavoro d’ufficio in lavoro da casa, ma avete paura che la mancanza dei colleghi e la lontananza fisica dell’azienda possa danneggiarvi,&lt;b&gt; ecco 9 motivi che vi toglieranno ogni dubbio e vi convinceranno definitivamente a scegliere la strada del telelavoro&lt;/b&gt;.">

<img alt="" src="http://tuttosullavoro.libero.it/wp-content/gallery/il-lavoro-da-casa-e-una-cosa-meravigliosa/amaca.jpg"/>
</a></div>
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<!--<br/>		<div class="ngg-imagebrowser-desc"><p>Se avete l’opportunità di trasformare il vostro lavoro d’ufficio in lavoro da casa, ma avete paura che la mancanza dei colleghi e la lontananza fisica dell’azienda possa danneggiarvi,<b> ecco 9 motivi che vi toglieranno ogni dubbio e vi convinceranno definitivamente a scegliere la strada del telelavoro</b>.</p></div> -->
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</div>	
<br><p>Se avete l’opportunità di trasformare il vostro lavoro d’ufficio in lavoro da casa, ma avete paura che la mancanza dei colleghi e la lontananza fisica dell’azienda possa danneggiarvi,<b> ecco 9 motivi che vi toglieranno ogni dubbio e vi convinceranno definitivamente a scegliere la strada del telelavoro</b>.</p>
<span id="more-37248"></span></p>
<h4><span style="text-decoration: underline;">                                                                                                             </span></h4>
<h4>Tutto ciò che occorre sapere per <a href="http://www.globalpublishers.it/Ebook/SAPER-LAVORARE-L-essenziale-in-5-e-book/flypage-ebook1.tpl.html"><span style="color: #3366ff;"><span style="color: #3366ff;"><strong>lavorare bene</strong></span></span></a></h4>
<p>Redazione Global Publishers<br />
<em>Fonte: lifehack.org</em></p>
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		</item>
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		<title>Decreto IMU e Cassa Integrazione</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 03:50:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[      
            
            
            
      Tutte le misure urgenti varate dal Governo Letta Dopo trattative, annunci e smentite, l’Esecutivo guidato da Enrico Letta ha infine varato alcune delle misure ritenute particolarmente urgenti per il Paese. Si va dalla sospensione della prossima rata IMU, al rifinanziamento della Cassa Integrazione e alla proroga dei contratti dei precari della Pubblica Amministrazione. Ecco dunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[      
            
            
            
      <h5>Tutte le misure urgenti varate dal Governo Letta</h5>
<p><img class="size-full wp-image-37255 alignnone" title="imu" src="http://tuttosullavoro.libero.it/wp-content/uploads/2013/05/imu.jpg" alt="" width="611" height="241" /><span id="more-37254"></span></p>
<p>Dopo trattative, annunci e smentite, l’Esecutivo guidato da Enrico Letta ha infine varato alcune delle misure ritenute particolarmente urgenti per il Paese. Si va dalla sospensione della prossima rata IMU, al rifinanziamento della Cassa Integrazione e alla proroga dei contratti dei precari della Pubblica Amministrazione. Ecco dunque le novità introdotte dal Decreto-Legge n. 54 del 21 maggio 2013.</p>
<p>Innanzitutto, per quanto concerne l’<strong><span style="text-decoration: underline;">Imposta municipale propria</span></strong>, il decreto prevede che in attesa di una complessiva riforma della normativa dell’imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare (incluse le tasse sui rifiuti e sui servizi), per il 2013 viene sospeso il versamento della rata di giugno ma solo in favore di determinate categorie di immobili:</p>
<ul>
<li>Abitazione principale e relative pertinenze, con esclusione dei fabbricati classificati nelle classi catastali A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (abitazioni in ville) e A/9 (castelli e palazzi di eminenti pregi artistici o storici).</li>
<li>Unità immobiliari che appartengono alle cooperative edilizie a proprietà indivisa assegnate ai soci a titolo di abitazione principale, così come gli alloggi attribuiti dagli Istituto autonomi per le case popolari (IACP) o dagli enti di edilizia residenziale pubblica (con i medesimi fini degli IACP).</li>
<li>Terreni agricoli e fabbricati rurali definiti dall’art. 13, commi 4, 5 e 8 del Decreto Salva Italia.</li>
</ul>
<p>Dopo aver indicato le fonti di finanziamento della manovra di sospensione, il decreto individua una “clausola di salvaguardia”. La predetta riforma della tassazione del patrimonio immobiliare, infatti, deve rispettare non solo gli obiettivi di programma fissati dal Documento di economia e finanza 2013, ma anche gli impegni presi a livello europeo. Di conseguenza, se entro il 31 agosato 2013 non è stata varata tale serie di modifiche alla disciplina fiscale, la prima rata IMU dovrà essere versata al 16 settembre 2013, trovando dunque applicazione la normativa vigente. Inoltre, per aiutare gli enti locali ad affrontare i conseguenti problemi di liquidità, viene loro concessa la possibilità di incrementare il ricorso ad anticipazioni di tesoreria per somme pari al mancato gettito, e lo Stato si farà carico dei relativi oneri per interessi scaturenti dalle maggiori anticipazioni.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tagli agli stipendi dei Ministri</span></strong>. L’articolo 3 del decreto in esame, dispone poi che i membri del Parlamento che assumono funzioni di Presidente del Consiglio dei Ministri, Ministro o Sottosegretario di Stato, non possono cumulare lo stipendio previsto per dette cariche con l’indennità in generale riconosciuta ai parlamentari dall’art. 2, Legge 212/1952, o con l&#8217;eventuale trattamento economico connesso all’attività di dipendenti pubblici scelto in sostituzione a detta indennità.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Ammortizzatori sociali</strong></span>. Per far poi fronte all’emergenza della mancanza di fondi per finanziare gli ammortizzatori sociali in deroga, il Governo ha disposto l’incremento delle somme già stanziate a tal fine  nei diversi fondi di pertinenza. Inoltre, entro 30 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento in questione, il Ministero del Lavoro di concerto con il Ministro dell’Economia ha il compito di emanare un apposito decreto che fissi deroghe ai criteri di concessione degli ammortizzatori previsti dalla vigente normativa (sempre nel rispetto degli equilibri di bilancio), soprattutto per quanto concerne i termini di presentazione delle domande, le causali di concessione, i limiti di durata e reiterazione delle prestazioni, e alle categorie di datori di lavoro e lavoratori beneficiari.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Contratti precari della PA</strong></span>. Infine, come anticipato, è stata deciso un&#8217;ulteriore rinvio della scadenza dei contratti di lavoro precari dei dipendenti pubblici. Nello specifico, viene fatto slittare al 31 dicembre 2013 il termine entro il quale le Amministrazione possono prorogare i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato (in essere al 30 novembre 2012) che superano il limite dei 36 mesi comprensivi di proroghe e rinnovi o il diverso limite stabilito dai CCNL di comparto; la scadenza era originariamente il 31 luglio 2013.</p>
<h4>Tutto ciò che occorre sapere per <span style="color: #3366ff;"><a href="http://www.globalpublishers.it/Ebook/SAPER-LAVORARE-L-essenziale-in-5-e-book/flypage-ebook1.tpl.html"><span style="color: #3366ff;"><strong>lavorare bene</strong></span></a></span></h4>
<p>Laura Giulia Cerizza<br />
Redazione Global Publishers<br />
<em></em></p>
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		<title>Ottime professioni senza laurea!</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 03:40:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[      
            
            
            
      14 carriere ben retribuite per cui basta il diploma                                                                                                            Tutto ciò che occorre sapere per lavorare bene Redazione Global Publishers Fonte: jobs.aol.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[      
            
            
            
      <h5>14 carriere ben retribuite per cui basta il diploma</h5>
<p>
<div class="ngg-imagebrowser" id="ngg-imagebrowser-572-37264">

	<h3></h3>

	<div class="pic">
	<a href="http://tuttosullavoro.libero.it/gallery/37264/ottime-professioni-senza-laurea-2/?pid=3765" title="Ecco la classifica stilata da CareerCast.com che elenca le 14 migliori professioni per cui non serve la laurea. I criteri di cui tiene conto per stabilire la graduatoria sono lo stipendio, l’impegno fisico richiesto, la competitività del settore, il potenziale livello di stress. Più è basso il punteggio migliore è la posizione ottenuta. Inoltre, viene considerata la crescita di impiego prevista entro il 2020, utilizzando i dati del Bureau of Labor Statistics.&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Ecco il risultato
">

<img alt="" src="http://tuttosullavoro.libero.it/wp-content/gallery/ottime-professioni-senza-laurea/professioni.jpg"/>
</a></div>
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<!--<br/>		<div class="ngg-imagebrowser-desc"><p>Ecco la classifica stilata da CareerCast.com che elenca le 14 migliori professioni per cui non serve la laurea. I criteri di cui tiene conto per stabilire la graduatoria sono lo stipendio, l’impegno fisico richiesto, la competitività del settore, il potenziale livello di stress. Più è basso il punteggio migliore è la posizione ottenuta. Inoltre, viene considerata la crescita di impiego prevista entro il 2020, utilizzando i dati del Bureau of Labor Statistics.<br><br>
Ecco il risultato
</p></div> -->
	</div>	

</div>	
<br><p>Ecco la classifica stilata da CareerCast.com che elenca le 14 migliori professioni per cui non serve la laurea. I criteri di cui tiene conto per stabilire la graduatoria sono lo stipendio, l’impegno fisico richiesto, la competitività del settore, il potenziale livello di stress. Più è basso il punteggio migliore è la posizione ottenuta. Inoltre, viene considerata la crescita di impiego prevista entro il 2020, utilizzando i dati del Bureau of Labor Statistics.<br><br>
Ecco il risultato
</p>
<span id="more-37264"></span></p>
<h4><span style="text-decoration: underline;">                                                                                                           </span></h4>
<h4>Tutto ciò che occorre sapere per <span style="color: #3366ff;"><a href="http://www.globalpublishers.it/Ebook/SAPER-LAVORARE-L-essenziale-in-5-e-book/flypage-ebook1.tpl.html"><span style="color: #3366ff;"><strong>lavorare bene</strong></span></a></span></h4>
<p>Redazione Global Publishers<br />
<em>Fonte: jobs.aol.com</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Aumenta il divario tra gli stipendi</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 03:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[      
            
            
            
      Sempre più distanza tra chi guadagna molto e chi motlo poco La crisi ha allargato la forbice della diseguaglianza sociale e quasi la metà della ricchezza nazionale, circa il 47%, è ormai concentrata nelle mani del 10% delle famiglie. Il dato emerge da un aggiornamento del rapporto sui salari 2012 della Fisac-Cgil che segnala anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[      
            
            
            
      <h5>Sempre più distanza tra chi guadagna molto e chi motlo poco</h5>
<p><img class="size-full wp-image-37274 alignnone" title="monete" src="http://tuttosullavoro.libero.it/wp-content/uploads/2013/05/monete2.jpg" alt="" width="611" height="241" /><span id="more-37273"></span></p>
<p>La crisi ha allargato la forbice della diseguaglianza sociale e quasi la metà della ricchezza nazionale, circa il 47%, è ormai concentrata nelle mani del 10% delle famiglie. Il dato emerge da un aggiornamento del rapporto sui salari 2012 della Fisac-Cgil che segnala anche il sempre maggior distacco tra le retribuzioni dei top manager e quelle dei lavoratori medi.</p>
<p>Si tratta di una forbice che cresce, allargando senza freni le diseguaglianze, producendo un rapporto di 1 a 163 tra la retribuzione media di un lavoratore dipendente (pari a 26 mila euro lordi) e il compenso, sempre medio, degli amministratori delegati e dei top manager (pari a 4 milioni e 326 mila euro).<br />
I numeri del rapporto sottendono un distacco enorme che richiede subito una legge che imponga un tetto alle retribuzioni dei top manager. Infatti, <strong>in questi sei anni di crisi il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni si è più che dimezzato mentre non hanno subito alcuna flessione i compensi dei top manager</strong>, così come nessuna incidenza ha subito quel 10% di famiglie più ricche, determinando e incrementando la vera forbice delle diseguaglianze.</p>
<p>Dallo studio emerge che il rapporto tra retribuzione lorda di un lavoratore dipendente e compenso medio di un top manager è attualmente di 1 a 163 mentre era nel 1970 di 1 a 20. Si tratta di vera ingiustizia sociale, che cresce pensando che, nei fatti, il salario cumulato nei passati quattro anni da un lavoratore dipendente è pari a 104mila euro lordi mentre per i top manager equivale in media 17 milioni e 304mila euro, con una differenza di 17 milioni e 200mila euro.</p>
<p>La proposta di Fisac-Cgil è di realizzare unitariamente, non solo nella categoria del credito, il lancio di un disegno di legge di iniziativa popolare, accompagnato dalla raccolta di centinaia di migliaia di firme e contestualmente sollecita la presentazione da parte del centro-sinistra della legge di iniziativa parlamentare per porre un tetto alle retribuzioni nel rapporto uno a venti, immaginando che in tempi di difficoltà come questo le quote eccedenti di compensi dei top manager possano essere versate in un fondo di solidarietà per favorire un piano di occupazione per i giovani.</p>
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<h4>Tutto ciò che occorre sapere per <a href="http://www.globalpublishers.it/Ebook/SAPER-LAVORARE-L-essenziale-in-5-e-book/flypage-ebook1.tpl.html"><span style="color: #3366ff;"><span style="color: #3366ff;"><strong>lavorare bene</strong></span></span></a></h4>
<p>Redazione Global Publishers<br />
<em>Fonte: jobtel.it</em></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Recruiting Day per il Settore Pelletteria</title>
		<link>http://tuttosullavoro.libero.it/annunci-di-lavoro/37241/recruiting-day-per-il-settore-pelletteria-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 07:38:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Annunci di lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione, Servizi tecnici, Logistica]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[banconista pelle e cuoio]]></category>
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		<description><![CDATA[      
            
            
            
      10 Giugno 2013 – ore 10,00-12,00 / 15,00 – 17,00. Articolo1 &#8211; Via Gordigiani 56c, Firenze Articolo 1 Agenzia per il Lavoro S.p.A. (UnoHolding) organizza, Lunedì 10 Giugno 2013, dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 15,00 alle 17,00 – presso la propria filiale di Firenze in Via Gordigiani, 56c – un “Recruiting Day per il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[      
            
            
            
      <p><strong>10 Giugno 2013 – ore 10,00-12,00 / 15,00 – 17,00.</strong><br />
Articolo1 &#8211; Via Gordigiani 56c,<strong> Firenze</strong></p>
<p>Articolo 1 Agenzia per il Lavoro S.p.A. (UnoHolding) organizza, Lunedì 10 Giugno 2013, dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 15,00 alle 17,00 – presso la propria filiale di Firenze in Via Gordigiani, 56c – un “Recruiting Day per il settore pelletteria”.</p>
<p>L’iniziativa è rivolta a tutti coloro che abbiano esperienza nelle mansioni di:<br />
<strong>•    Addetto lavorazione a banco pelli e cuoio </strong><br />
<strong>•    Macchinista lavorazione e cucitura prodotti in pelle</strong><br />
<strong>•    Tagliatore e scarnitore pelletteria</strong><br />
<strong>•    Tintore pelli</strong></p>
<p>Articolo1 sta ricercando questi profili per proprie aziende clienti.<br />
I contratti possono essere sia di somministrazione sia di inserimento diretto in azienda con una contribuzione commisurata alla singola esperienza.<br />
Tutti coloro che desiderano partecipare sono pregati di portare con sé un curriculum vitae completo di fototessera.</p>
<p>Per informazioni rivolgersi a<strong> T. 055 3215360 &#8211; e-mail toscana@articolo1.it</strong></p>
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		</item>
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		<title>Operatori Addetti al Customer Care</title>
		<link>http://tuttosullavoro.libero.it/annunci-di-lavoro/regione/lombardia/37239/operatori-addetti-al-customer-care/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 07:35:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amministrazione e Segreteria]]></category>
		<category><![CDATA[Annunci di lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Customer Care]]></category>
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		<description><![CDATA[      
            
            
            
      La Divisione Specializzata Contact Center di Articolo1, Agenzia per il Lavoro ricerca per importante multinazionale, leader nel settore dei servizi in outsourcing con sedi in tutto il mondo, operatori addetti al customer care. Sede di lavoro: Milano Ovest (zona raggiungibile con i mezzi pubblici) La ricerca in dettaglio: • Operatori addetti al customer care Le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[      
            
            
            
      <p>La Divisione Specializzata Contact Center di Articolo1, Agenzia per il Lavoro ricerca per importante multinazionale, leader nel settore dei servizi in outsourcing con sedi in tutto il mondo, operatori addetti al customer care.<br />
Sede di lavoro: <strong>Milano Ovest (zona raggiungibile con i mezzi pubblici)</strong></p>
<p>La ricerca in dettaglio:<br />
<strong>• Operatori addetti al customer care</strong><br />
Le risorse, riportando al responsabile della Business Unit, si occuperanno di fornire assistenza tecnica di base rivolta ai clienti dei mercati turco e olandese.<br />
I candidati con cui desideriamo entrare in contatto posseggono i seguenti<br />
requisiti:<br />
• Ottima conoscenza delle lingue olandese e/o turca;<br />
• Background tecnico: diploma in informatica;<br />
• Gradita breve esperienza nella mansione;<br />
• Forte propensione al problem solving;<br />
• Capacità di lavorare in team strutturati e di interfacciarsi con le varie funzioni aziendali.<br />
Orario: full time 40 ore settimanali dal lunedì a l venerdì dalle 9 alle 18<br />
Si offre contratto di inserimento diretto in azienda con percorso formativo mirato e retribuzione da valutare in base alle effettive competenze maturate</p>
<p>Gli interessati ambosessi (L.903/77) possono inviare il proprio curriculum vitae con l’autorizzazione al trattamento dei dati personali (d.lgs 196/2003), a <strong>callcenter@articolo1.it</strong></p>
<p><em>Si invitano i candidati a leggere sul sito www.articolo1.it l’informativa sulla privacy (L. 196/03)</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>I lavori più&#8230; rumorosi!</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 04:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lavoro in Pillole]]></category>
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		<description><![CDATA[      
            
            
            
      7 professioni che fanno baccano                                                                                                              Tutto ciò che occorre sapere per lavorare bene Redazione Global Publishers Fonte: Forbes.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[      
            
            
            
      <h5>7 professioni che fanno baccano</h5>
<p>
<div class="ngg-imagebrowser" id="ngg-imagebrowser-569-37196">

	<h3></h3>

	<div class="pic">
	<a href="http://tuttosullavoro.libero.it/gallery/37196/i-mestieri-piu-rumorosi/?pid=3745" title="Un ambiente di lavoro rumoroso non è solo fastidioso e stressante, può anche provocare conseguenze a lungo termine. Secondo l’Audicus Hearing Aids, il 60% dei lavoratori di alcuni settori perde l’udito prima dei 50 anni.
&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Ecco quali industrie sono più pericolose (alcune sorprendentemente) per le orecchie di chi vi lavora
">

<img alt="" src="http://tuttosullavoro.libero.it/wp-content/gallery/i-mestieri-piu-rumorosi/ascolto.jpg"/>
</a></div>
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		</div>
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<!--<br/>		<div class="ngg-imagebrowser-desc"><p>Un ambiente di lavoro rumoroso non è solo fastidioso e stressante, può anche provocare conseguenze a lungo termine. Secondo l’Audicus Hearing Aids, il 60% dei lavoratori di alcuni settori perde l’udito prima dei 50 anni.
<br><br>
Ecco quali industrie sono più pericolose (alcune sorprendentemente) per le orecchie di chi vi lavora
</p></div> -->
	</div>	

</div>	
<br><p>Un ambiente di lavoro rumoroso non è solo fastidioso e stressante, può anche provocare conseguenze a lungo termine. Secondo l’Audicus Hearing Aids, il 60% dei lavoratori di alcuni settori perde l’udito prima dei 50 anni.
<br><br>
Ecco quali industrie sono più pericolose (alcune sorprendentemente) per le orecchie di chi vi lavora
</p>
<span id="more-37196"></span></p>
<h4><span style="text-decoration: underline;">                                                                                                             </span></h4>
<h4>Tutto ciò che occorre sapere per <span style="color: #3366ff;"><a href="http://www.globalpublishers.it/Ebook/SAPER-LAVORARE-L-essenziale-in-5-e-book/flypage-ebook1.tpl.html"><span style="color: #3366ff;"><strong>lavorare bene</strong></span></a></span></h4>
<p>Redazione Global Publishers<br />
<em>Fonte: Forbes.com</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Pensioni: sì alla flessibilità</title>
		<link>http://tuttosullavoro.libero.it/gallery/37204/pensioni-liberi-di-scegliere/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 03:50:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pensioni]]></category>
		<category><![CDATA[preventivatore]]></category>
		<category><![CDATA[modifiche]]></category>
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		<category><![CDATA[pensioni]]></category>
		<category><![CDATA[sistema previdenziale]]></category>

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		<description><![CDATA[      
            
            
            
      Ma garantendo assegni di importi adeguati &#160; &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[      
            
            
            
      <h5><span style="color: #993300;">Ma garantendo assegni di importi adeguati</span></h5>

<div class="ngg-imagebrowser" id="ngg-imagebrowser-570-37204">

	<h3></h3>

	<div class="pic">
	<a href="http://tuttosullavoro.libero.it/gallery/37204/pensioni-liberi-di-scegliere/?pid=3753" title="
Si parla ancora del problema della c.d. “sostenibilità” finanziaria dei sistemi pensionisitici, cioè della motivazione per eccellenza utilizzata per giustificare la riforma lampo firmata Fornero. Ma questa volta l’allarme proviene dal Parlamento europeo che, con l’approvazione di una risoluzione ad hoc (relativa ad un’agenda per pensioni adeguate e sicure), evidenzia l’eccessiva vulnerabilità dimostrata dai sistemi di pensione pubblici e complementari di fronte alla crisi economica e alla recessione. Un rischio collasso che impone agli Stati di correre ai ripari con impianti previdenziali più diversificati basati su tre pilastri principali: pensione pubblica (la quale deve assicurare un “livello di vita dignitoso” per tutti); pensione complementare regolata da leggi o contratti collettivi; e risparmio privato. Un approccio che permetterebbe al cittadino di salvaguardare il proprio futuro previdenziale, indipendentemente dalle fluttuazioni negative che i vari ritocchi legislativi determinano in termini di importi e di requisiti anagrafici e contributivi. Sì perché, soprattutto per quanto riguarda la pensione pubblica, il contribuente si ritrova in balìa delle varie riforme e riformine varate nel corso del tempo, risultando privato di quel livello di certezza che l’assicurazione obbligatoria dovrebbe invece garantire.
&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Ed ecco dunque giungere anche la critica di matrice europea agli eccessivi tagli disposti dai Governi nazionali per far fronte alle instabilità di bilancio, nonostante sia stata la stessa Europa ad imporre politiche di rigore durante la crisi, accogliendo tra l’altro con deciso favore la Riforma redatta da Monti. Ad ogni modo, il Parlamento europeo deplora le forti sforbiciate effettuate negli Stati maggiormente colpiti dalla recessione; sforbiciate che hanno portato numerosi pensionati in una situazione di povertà o a rischio povertà. E la “cura” prescritta dall’istituzione europea consiste nell’&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;aumento del tasso di occupazione&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (strumento principale per assicurare pensioni adeguatamente finanziate, sicure e sostenibili), &lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;nell’eliminazione graduale dei regimi di prepensionamento&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; o nel &lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;consentire ai cittadini di continuare volontariamente a lavorare oltre l’età legale di pensionamento&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;.
&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Insomma, il concetto è la flessibilità. Un principio adottato ora dal Governo Letta come cavallo di battaglia per la sua riforma previdenziale. Un principio che, come sottolineato in più occasioni, già faceva parte del nostro sistema pensionistico ma che poi, sempre per soddisfare le abusate ragioni di stabilità finanziaria, è stato messo da parte. E proprio la relatrice della citata risoluzione del Parlamento UE, Ria Oomen-Ruijten (del Ppe), ha denunciato che “&lt;em&gt;un terzo della popolazione dell’Unione Europea ha più di 55 anni&lt;/em&gt;” e che quindi “&lt;em&gt;la sostenibilità dei regimi pensionistici è minacciata dall’invecchiamento demografico e dalle difficoltà delle finanze pubbliche&lt;/em&gt;”.
&lt;br&gt;&lt;br&gt;
&lt;i&gt;(Continua nella pagina successiva)&lt;/i&gt;">

<img alt="" src="http://tuttosullavoro.libero.it/wp-content/gallery/pensioni-si-alla-flessibilita/maiale.jpg"/>
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<!--<br/>		<div class="ngg-imagebrowser-desc"><p>
Si parla ancora del problema della c.d. “sostenibilità” finanziaria dei sistemi pensionisitici, cioè della motivazione per eccellenza utilizzata per giustificare la riforma lampo firmata Fornero. Ma questa volta l’allarme proviene dal Parlamento europeo che, con l’approvazione di una risoluzione ad hoc (relativa ad un’agenda per pensioni adeguate e sicure), evidenzia l’eccessiva vulnerabilità dimostrata dai sistemi di pensione pubblici e complementari di fronte alla crisi economica e alla recessione. Un rischio collasso che impone agli Stati di correre ai ripari con impianti previdenziali più diversificati basati su tre pilastri principali: pensione pubblica (la quale deve assicurare un “livello di vita dignitoso” per tutti); pensione complementare regolata da leggi o contratti collettivi; e risparmio privato. Un approccio che permetterebbe al cittadino di salvaguardare il proprio futuro previdenziale, indipendentemente dalle fluttuazioni negative che i vari ritocchi legislativi determinano in termini di importi e di requisiti anagrafici e contributivi. Sì perché, soprattutto per quanto riguarda la pensione pubblica, il contribuente si ritrova in balìa delle varie riforme e riformine varate nel corso del tempo, risultando privato di quel livello di certezza che l’assicurazione obbligatoria dovrebbe invece garantire.
<br><br>
Ed ecco dunque giungere anche la critica di matrice europea agli eccessivi tagli disposti dai Governi nazionali per far fronte alle instabilità di bilancio, nonostante sia stata la stessa Europa ad imporre politiche di rigore durante la crisi, accogliendo tra l’altro con deciso favore la Riforma redatta da Monti. Ad ogni modo, il Parlamento europeo deplora le forti sforbiciate effettuate negli Stati maggiormente colpiti dalla recessione; sforbiciate che hanno portato numerosi pensionati in una situazione di povertà o a rischio povertà. E la “cura” prescritta dall’istituzione europea consiste nell’<strong><span style="text-decoration: underline;">aumento del tasso di occupazione</span></strong> (strumento principale per assicurare pensioni adeguatamente finanziate, sicure e sostenibili), <strong><span style="text-decoration: underline;">nell’eliminazione graduale dei regimi di prepensionamento</span></strong> o nel <strong><span style="text-decoration: underline;">consentire ai cittadini di continuare volontariamente a lavorare oltre l’età legale di pensionamento</span></strong>.
<br><br>
Insomma, il concetto è la flessibilità. Un principio adottato ora dal Governo Letta come cavallo di battaglia per la sua riforma previdenziale. Un principio che, come sottolineato in più occasioni, già faceva parte del nostro sistema pensionistico ma che poi, sempre per soddisfare le abusate ragioni di stabilità finanziaria, è stato messo da parte. E proprio la relatrice della citata risoluzione del Parlamento UE, Ria Oomen-Ruijten (del Ppe), ha denunciato che “<em>un terzo della popolazione dell’Unione Europea ha più di 55 anni</em>” e che quindi “<em>la sostenibilità dei regimi pensionistici è minacciata dall’invecchiamento demografico e dalle difficoltà delle finanze pubbliche</em>”.
<br><br>
<i>(Continua nella pagina successiva)</i></p></div> -->
	</div>	

</div>	
<br><p>
Si parla ancora del problema della c.d. “sostenibilità” finanziaria dei sistemi pensionisitici, cioè della motivazione per eccellenza utilizzata per giustificare la riforma lampo firmata Fornero. Ma questa volta l’allarme proviene dal Parlamento europeo che, con l’approvazione di una risoluzione ad hoc (relativa ad un’agenda per pensioni adeguate e sicure), evidenzia l’eccessiva vulnerabilità dimostrata dai sistemi di pensione pubblici e complementari di fronte alla crisi economica e alla recessione. Un rischio collasso che impone agli Stati di correre ai ripari con impianti previdenziali più diversificati basati su tre pilastri principali: pensione pubblica (la quale deve assicurare un “livello di vita dignitoso” per tutti); pensione complementare regolata da leggi o contratti collettivi; e risparmio privato. Un approccio che permetterebbe al cittadino di salvaguardare il proprio futuro previdenziale, indipendentemente dalle fluttuazioni negative che i vari ritocchi legislativi determinano in termini di importi e di requisiti anagrafici e contributivi. Sì perché, soprattutto per quanto riguarda la pensione pubblica, il contribuente si ritrova in balìa delle varie riforme e riformine varate nel corso del tempo, risultando privato di quel livello di certezza che l’assicurazione obbligatoria dovrebbe invece garantire.
<br><br>
Ed ecco dunque giungere anche la critica di matrice europea agli eccessivi tagli disposti dai Governi nazionali per far fronte alle instabilità di bilancio, nonostante sia stata la stessa Europa ad imporre politiche di rigore durante la crisi, accogliendo tra l’altro con deciso favore la Riforma redatta da Monti. Ad ogni modo, il Parlamento europeo deplora le forti sforbiciate effettuate negli Stati maggiormente colpiti dalla recessione; sforbiciate che hanno portato numerosi pensionati in una situazione di povertà o a rischio povertà. E la “cura” prescritta dall’istituzione europea consiste nell’<strong><span style="text-decoration: underline;">aumento del tasso di occupazione</span></strong> (strumento principale per assicurare pensioni adeguatamente finanziate, sicure e sostenibili), <strong><span style="text-decoration: underline;">nell’eliminazione graduale dei regimi di prepensionamento</span></strong> o nel <strong><span style="text-decoration: underline;">consentire ai cittadini di continuare volontariamente a lavorare oltre l’età legale di pensionamento</span></strong>.
<br><br>
Insomma, il concetto è la flessibilità. Un principio adottato ora dal Governo Letta come cavallo di battaglia per la sua riforma previdenziale. Un principio che, come sottolineato in più occasioni, già faceva parte del nostro sistema pensionistico ma che poi, sempre per soddisfare le abusate ragioni di stabilità finanziaria, è stato messo da parte. E proprio la relatrice della citata risoluzione del Parlamento UE, Ria Oomen-Ruijten (del Ppe), ha denunciato che “<em>un terzo della popolazione dell’Unione Europea ha più di 55 anni</em>” e che quindi “<em>la sostenibilità dei regimi pensionistici è minacciata dall’invecchiamento demografico e dalle difficoltà delle finanze pubbliche</em>”.
<br><br>
<i>(Continua nella pagina successiva)</i></p>

<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-37204"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Dove si va &#8220;meglio&#8221; in maternità?</title>
		<link>http://tuttosullavoro.libero.it/gallery/37188/dove-si-va-meglio-in-maternita/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 03:40:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[      
            
            
            
      Ecco la classifica dei Paesi a misura di mamma                                                                                                           Tutto ciò che occorre sapere per lavorare bene Redazione Global Publishers Fonte: savvysugar.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[      
            
            
            
      <h5>Ecco la classifica dei Paesi a misura di mamma</h5>
<p>
<div class="ngg-imagebrowser" id="ngg-imagebrowser-568-37188">

	<h3></h3>

	<div class="pic">
	<a href="http://tuttosullavoro.libero.it/gallery/37188/dove-si-va-meglio-in-maternita/?pid=3735" title="In America ha fatto molto discutere la politica che Yahoo! attua con le proprie dipendenti in caso di congedo di maternità: l’azienda prevede ben 16 settimane retribuite, un sogno per le americane considerato che negli USA il Family Leave and Medical Leave Act prevede che rimangano almeno 3 mesi di maternità non pagati. Certo, non tutte le aziende seguono questa legge e alcune forniscono combinazioni più generose. &lt;br&gt;&lt;br&gt;
Ma quali sono i Paesi che prevedono i migliori programmi di welfare per le mamme lavoratrici? Ecco la classifica

">

<img alt="" src="http://tuttosullavoro.libero.it/wp-content/gallery/dove-si-va-meglio-in-maternita/maternita.jpg"/>
</a></div>
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			<a class="ngg-browser-next" id="ngg-next-3735" href="http://tuttosullavoro.libero.it/gallery/37188/dove-si-va-meglio-in-maternita/?pid=3735">Next &#9658;</a>
		</div>
		<div class="counter">Picture 1 of 10</div>
<!--<br/>		<div class="ngg-imagebrowser-desc"><p>In America ha fatto molto discutere la politica che Yahoo! attua con le proprie dipendenti in caso di congedo di maternità: l’azienda prevede ben 16 settimane retribuite, un sogno per le americane considerato che negli USA il Family Leave and Medical Leave Act prevede che rimangano almeno 3 mesi di maternità non pagati. Certo, non tutte le aziende seguono questa legge e alcune forniscono combinazioni più generose. <br><br>
Ma quali sono i Paesi che prevedono i migliori programmi di welfare per le mamme lavoratrici? Ecco la classifica

</p></div> -->
	</div>	

</div>	
<br><p>In America ha fatto molto discutere la politica che Yahoo! attua con le proprie dipendenti in caso di congedo di maternità: l’azienda prevede ben 16 settimane retribuite, un sogno per le americane considerato che negli USA il Family Leave and Medical Leave Act prevede che rimangano almeno 3 mesi di maternità non pagati. Certo, non tutte le aziende seguono questa legge e alcune forniscono combinazioni più generose. <br><br>
Ma quali sono i Paesi che prevedono i migliori programmi di welfare per le mamme lavoratrici? Ecco la classifica

</p>
<span id="more-37188"></span></p>
<h4><span style="text-decoration: underline;">                                                                                                          </span></h4>
<h4>Tutto ciò che occorre sapere per <a href="http://www.globalpublishers.it/Ebook/SAPER-LAVORARE-L-essenziale-in-5-e-book/flypage-ebook1.tpl.html"><span style="color: #3366ff;"><span style="color: #3366ff;"><strong>lavorare bene</strong></span></span></a></h4>
<p>Redazione Global Publishers<br />
<em>Fonte: savvysugar.com</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Riformare il lavoro senza spese</title>
		<link>http://tuttosullavoro.libero.it/gallery/37210/riformare-il-lavoro-senza-spese/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 03:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[apprendistato]]></category>
		<category><![CDATA[articolo 18]]></category>
		<category><![CDATA[costo del lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[      
            
            
            
      Nuove regole per aziende, apprendisti e partite iva A tutti è chiaro (o almeno dovrebbe esserlo) come sia necessario, per poter uscire dalla recessione in cui annaspa il nostro Paese, fare al più presto riforme che favoriscano il lavoro. Ma da dove cominciare? Innanzitutto, si possono effettuare quattro interventi significativi e a costo zero, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[      
            
            
            
      <h5>Nuove regole per aziende, apprendisti e partite iva</h5>
<p><img class="size-full wp-image-37211 alignnone" title="lavoro2" src="http://tuttosullavoro.libero.it/wp-content/uploads/2013/05/lavoro21.jpg" alt="" width="611" height="241" /><span id="more-37210"></span></p>
<p>A tutti è chiaro (o almeno dovrebbe esserlo) come sia necessario, per poter uscire dalla recessione in cui annaspa il nostro Paese, fare al più presto riforme che favoriscano il lavoro.<br />
Ma da dove cominciare? Innanzitutto, si possono effettuare <strong>quattro interventi significativi e a costo zero</strong>, come indica Isidoro Trovato su Corriere.it.</p>
<p><strong>Il contratto temporaneo</strong>. Attualmente prevede l&#8217;avvio senza causale solo per il primo rapporto a termine e per una durata non superiore a 12 mesi senza possibilità di proroga. Chi ha lavorato fino a 6 mesi in un’azienda, se vuole ripartire con lo stesso datore di lavoro, deve far passare un intervallo di 60 giorni che diventano 90 se il contratto precedente è durato più di 6 mesi. Adesso si pensa di ridurre gli intervalli a un periodo di 20 o 30 giorni.<br />
Inoltre, sarebbe fondamentale introdurre forme di incentivazione per la stabilizzare i rapporti. Per farlo basterebbe abbassare per tre anni il costo del lavoro per chi assume a tempo indeterminato.</p>
<p><strong>L’apprendistato</strong>. Considerato, potenzialmente, uno degli strumenti più efficaci per l’inserimento occupazionale dei giovani, è stato però affossato dalla riforma Fornero, che ha inserito dei vincoli di stabilizzazione dei lavoratori apprendisti come condizione necessaria per avviare nuovi rapporti di apprendistato. Se lo scopo (evitare l’abuso) è lodevole, la conseguenza (vincoli e complicazioni) è penalizzante. Insomma, se le aziende vogliono incrementare i propri contratti di apprendistato devono prima assumere uno quota di quelli che hanno già in organico. La percentuale è fissata nel 30% degli apprendisti avviati, per i primi tre anni di vita della legge, il 50% oltre i tre anni.<br />
Da tempo gli esperti del settore sostengono che per sviluppare questo contratto è necessario eliminare le norme che obbligano i datori di lavoro alla stabilizzazione lasciando inalterate quelle previste da contratti nazionali di lavoro. Inoltre, deve essere introdotta una definizione di legge della “formazione on the job”.</p>
<p><strong>Le partite Iva. </strong>Altro obiettivo della riforma Fornero era quello di regolamentare il le partite Iva per sansre la piaga dei rapporti di lavoro mascherati. Attualmente, viene considerato lavoratore dipendente anche una partita Iva che svolge periodi di lavoro superiori a 8 mesi in un anno ripetuti per due anni. Inoltre, il compenso ricevuto da uno stesso datore di lavoro non può superare l&#8217;80% del fatturato complessivo del collaboratore, il quale non può avere un posto fisso in azienda. Vincoli simili sono presenti nelle <strong>collaborazioni a progetto</strong> e nella <strong>associazioni in partecipazione</strong>. I vincoli nati per indurre i datori di lavoro a regolarizzare le partite Iva sembrano più penalizzare che favorire i lavoratori. Per il futuro potrebbe essere più utile rimuovere i vincoli affinché le opportunità occupazionali possano passare anche dal lavoro autonomo.</p>
<p><strong>Articolo 18</strong>. Uno dei provvedimenti della riforma Fornero più contestati e controversi del lavoro è stata l’introduzione di un nuovo rito speciale per i licenziamenti tutelati dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Mentre tutte le altre controversie dei rapporti di lavoro continuano a essere disciplinate dal rito ordinario, per l’articolo 18 la riforma Fornero ha introdotto due fasi davanti al Tribunale del Lavoro, prima dell&#8217;accesso alla Corte d’Appello ed eventualmente il ricorso alla Cassazione.<br />
Il risultato è che si crea una sorta di “doppio primo grado” che ha appesantito il rito del lavoro senza giovare alla celerità della definizione della controversia.</p>
<h4>Tutto ciò che occorre sapere per <a href="http://www.globalpublishers.it/Ebook/SAPER-LAVORARE-L-essenziale-in-5-e-book/flypage-ebook1.tpl.html"><span style="color: #3366ff;"><span style="color: #3366ff;"><strong>lavorare bene</strong></span></span></a></h4>
<p>Redazione Global Publishers<br />
<em>Fonte: Corriere.it</em></p>
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