“Assenteisti”? Giovani e donne
redazione | Feb 29, 2012 | Comments 11 |
L’assenteismo è un atteggiamento che si riscontra non solo nel nostro Paese, ma in tutta Europa. Lo dimostrano i recenti risultatati dell’indagine condotta dall’European Community Household Panel (ECHP) sulla base di un sondaggio fatto sotto la supervisione di Eurostat in 15 paesi europei dal 1992 al 2001 sul tema “assenza dal lavoro per cause di malattia attribuite dal lavoratore e accettate come tali dal datore di lavoro”.
La questione è pelosa, in bilico tra diritti del lavoratore e costi per le aziende, sia in termini diretti sia indiretti: innanzitutto, le spese per coprire il posto con staff supplente e la perdita di produzione, poi il malcontento dei colleghi (se non vi è sostituzione) e la riduzione della customer satisfaction se parliamo di dipendenti a contatto con i clienti.
I dati raccolti sono davvero interessanti. Partendo dalla variabile sesso, si evidenza come le lavoratrici abbiano una chance più alta del 3,16% di essere assenti rispetto ai colleghi maschi. Lo stesso vale per chi è più giovane: un intervistato di 51 anni, per esempio, ha il 7,2% di chance in meno di essere assente rispetto a un ventenne.
Inoltre, i lavoratori che operano in aziende con meno di venti dipendenti hanno possibilità inferiori di rimanere a casa rispetto a chi lavora in aziende grandi. Analoga differenza por chi opera nel pubblico e nel privato: 1,7% di assenze in meno se si lavora in una società privata.
Questo in generale, ma vi sono differenze fra nazione e nazione. Il paese in assoluto con il minor tasso di assenze è la Danimarca. Per il fattore di genere, la possibilità che un lavoratore danese si assenti dal lavoro rispetto a una collega è cinque volte inferiore rispetto a ciò che accade in Portogallo. Il fattore età, invece, si sente meno in Italia che altrove.
Da noi, il profilo dell’”assenteista” sembra essere donna, con uno stato di salute non buono o non ottimale, un livello di istruzione più basso, ma una soddisfazione al lavoro più alta, dipendente di una piccola azienda o impiegato statale.
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Redazione Global Publishers
Fonte: ilsoloe24ore.it
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Commenti (11)
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In italia stiamo ancora bene e abbiamo la pancia piena.
Per questo ci sono tanti fancazzisti.
[...] a essere in ballo: quella tra azienda e dipendente. Una vera e propria crociata contro l’assenteismo, che in tempi di vacche magre come quelli che stiamo vivendo è più che mai intollerabile per i [...]
tanti auguri
o bravo tiberio ! Tra poco …molto poco sarai costretto a lavorare sotto i cinesi, che faranno un comunismo un particolare, ma hanno sempre la bandiera rossa e la falce e martello. Chissà che reazione avrai ? Acne, dolori intercostali, prostata…o cosa ? Forse caro ciccio te un tu hai capito una cosa ….che il mondo che hai conosciuto, anzi , che abbiamo conosciuto, è arrivato all’ammazzacaffè. Le cose che ho detto nel post precedente sono soltanto i colpi di coda di un capitalismo alla fine dei suoi giorni…e comunque sono cose inutili, non salveranno il sistema che tu veneri. In quanto ai comunisti, caro bello, se non ti andava bene quello che predicavano perchè ti sei fatto pagare l’inps quando eri in malattia, perchè magari hai usifruito dell’inail in caso di infortunio, perchè hai utilizzato le ferie pagate ma, SOPRATTUTTO, perchè non hai fatto un bonifico della tua contingenza alla prima casa del popolo vicina a casa tua ? QUELLE CHE TI HO ELENCATO SONO SOLTANTO ALCUNE DELLE COSE CHE I COMUNISTI (ED I SINDACATI, QUANDO ANCORA ESISTEVANO ) HANNO OTTENUTO ANCHE PER UN C…..COME TE ! Per coerenza….restituisci il maltolto.
Studia la storia e guarda chi le ha inventate INAIL e INPS (e non che io abbia simpatia per il personaggio in questione). Altro che comunisti!
Assenteismo nel settore pubblico per motivi futili in alcune zone dell’Italia piu’ marcato anche se comincio a pensare che devono esserci dei motivi a tali comportamenti. Il Mobbing lavorativo è molto perpetrato nel settore pubblico. Succede che una persona se ne sta a casa a riposare. Dico sempre gli assenteisti cronici ci son ovunque………………privato o pubblico bisogna solo fare in modo che non causino problemi ai colleghi. Se ne occupino chi è responsabile del Personale. Se avessi un lavoro vero state sicura che mi alzerei la mattina per andarci per avere a fine mese quei soldi. Se mi sento male me ne sto a casa. Cordiali saluti. Chi sbaglia e causa problemi deve essere punito……………….bisogna vedere i casi e casi che si presentano.
Parlare di assenteismo è sbagliato, come si dice nel mio mondo, siccome in fatto che in diritto.
La malattia è malattia ed è un diritto sacrosanto che non credo nessuno voglia attaccare. Di converso l’assanteismo (inteso come nel vocavolario Sabatini Colletti) non è la malattia. Tanto precisato, andiamo ad analizzare le condizioni confine la dove la malattina c’è ma non è così grave e la condizione che fa “stare a casa” è almeno al 40% di contorno: se il dipendente è insoddisfatto (magari perché nelle grandi organizzazioni ci sono altrettanto grandi disfunzioni organizzative, spesso determinate da sponsorizzazioni) è NORMALE (per quanto sbagliato) che si abbia “poca voglia”. Basta rendere l’ambiente di lavoro sano (obbligo, per altro, del datore di lavoro ai sensi di Legge (il decreto 81 ex-626)) per far si che il sistema migliori drasticamente per poi, come giusto, colpire senza indugio, i malati di “paraculismo”… il problema che il 90% di questi ultimi coprono 1:1 gli sponsorizzati di qualche riga fa…e quindi rimane una domanda: di chi è la reale colpa? Di chi appella la malattia come “assenteismo” (per dolo o mera ignoranza) o di chi ne subisce le conseguenze?
@Giorgio: Ottima considerazione. MI occupo di sicurezza sul lavoro e il dlgs. 81 impone di effettuare anche la valutazione del rischio stress lavoro correlato. Il metodo messo a punto nel manuale INAIL evidenzia tra i vari fattori, anche le disfunzioni organizzative, il conflitto di ruoli, le richieste eccessive rispetto alle mansioni del lavoratore o al contrario il suo sotto utilizzo e tanti altri aspetti. Gli effetti, oltre a problemi fisici e psicologici, anche le assenze. Tra gli indicatori numerici di rischio da indagare in fase di valutazione, ci sono anche le assenze per malattia e gli infortuni (lo dice L’INAIL….).
Uno se non sta bene deve stare a casa. Perchè se ho un’influenza pesante mi hanno sempre dato solo tre giorni e “se sta male ancora, ritorni”… e ancora, dopo tre giorni, con la febbre, a far la fila dal medico. Oppure, al lavoro in stato confusionale perchè ammalato. Poi diciamolo, è la media del pollo. IN certe aree del paese è molto più facile stare in malattia. In altre, non si sta a casa nemmeno quando si sta male e se ne ha diritto.
Come sempre, i comunisti si insinuano dappertutto, continuando a raccontare falsità anche in presenza di dati incontrovertibili. Caro Marco vai a lavorare a Cuba o in qualche altro paradiso del socialismo reale, vedrai come starai bene e quanto sarai ben pagato. Non sono proprio quelli i paesi dove le donne la danno via (agli stranieri) per un tozzo di pane?
Per quanto mi riguarda, tengo al mio posto di lavoro e cerco di andarci finchè sto in piedi.
E visto che gli assenteisti bramano tanto di stare a casa, per conto mio dovrebbero essere immediatamente accontentati. Perchè forzarli a levatacce mattutine oppure a svolgere attività non gradite per un numero imprecisato di ore giornaliere. Li si lasci stare tranquillamente a casa, ma per sempre!
Visto l’attacco all’art. 18, vista la diminuzione sistematica e sistemica del valore delle buste paga negli ultimi trent’anni, visto l’assalto allo stato sociale, visto che il lavoratore subordinato paga per colpe non sue, visto che manca soltanto la certificazione del ritorno allo schiavismo, visto che le donne nella piccola e media impresa se non la danno al padroncino ( o pidocchio risalito che dir si voglia ) possono anche cercarsi un’altra occupazione…… VISTI I MOTIVI DI CUI SOPRA ED UN MILIONE DI ALTRI….RIVENDICO L’ASSENTEISMO COME FORMA DI LOTTA BUONA E GIUSTA, SENZ’ALTRO DA INCENTIVARE . CAMPATE SENZA SFRUTTARE …SE VI RIESCE !