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    Sempre più manager, sempre meno operai


    Una sensazione che tutti probabilmente abbiamo da parecchio  tempo è ora supportata dai dati statistici di Bankitalia.

    Secondo lo studio “Il cambiamento delle opportunità lavorativa”, infatti, negli ultimi 15 anni il nostro Paese ha assistito a uno “svuotamento” delle professioni di media qualifica: sono cioè diminuiti commercianti, impiegati, operai e insegnanti. Contestualmente, è aumentata la richiesta di profili più qualificati che ha popolato le schiere di manager, dirigenti e professionisti di alto livello.

    Anche le ore “lavorate” sono cresciute sensibilmente per le professioni legate all’imprenditoria e alla gestione d’impresa (7,4%), le professioni tecniche e quelle intellettuali nell’ambito delle scienze umane (6,3% e 2,1%). Mentre in calo quelle per gli impiegati di ufficio (-2%), per gli artigiani e gli operai specializzati nei vari settori dell’industria (-5,9%) e per le figure semiqualificate nelle attività commerciali (-6,2%).
    Manco a dirlo, la riduzione delle ore lavorate per le mansioni a media e bassa qualifica hanno riguardato soprattutto giovani under 35, mentre l’aumento delle ore lavorate nelle professioni più qualificate hanno interessato soprattutto professionisti over 35.

    Quali sono le cause? Difficile riuscire a dare una risposta adeguata. In parte, questa tendenza è dovuta ai mutamenti nei processi produttivi e alle innovazioni tecnologiche e al cambiamento dell’offerta, per l’immigrazione e l’aumento dei lavoratori laureati.
    Sono due le spiegazioni che lo studio fornisce allo svuotamento delle attività lavorative di media qualifica: in parte, questa tendenza è dovuta alle innovazioni tecnologiche, per cui “il calo dei prezzi dei computer avrebbe reso sempre più conveniente la sostituzione di lavoratori a media qualifica con macchine”. Questo ha anche portato il conseguente aumento per la domanda di lavoro in mansioni di alta qualifica (le professioni intellettuali) e in parte di quelle a bassa qualifica (attività manuali non routinarie) complementari all’attività svolta dai computer.
    La seconda causa ipotizzata, quella che forse convince di più, è la delocalizzazione: “Molte attività routinarie possono essere svolte lontano dal resto dell’attività aziendale (data entry, assemblaggio) e per questo spesso vengono delocalizzate all’estero”.

    Ecco ancora una volta un esempio di cosa significhi per il mercato del lavoro italiano la scelte delle aziende di portare all’estero la produzione, spesso solo in nome del mero profitto.

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    Redazione Global Publishers
    Fonti: LaStampa.it e Walkonjob.it



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    RSSCommenti (12)

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    1. gaspera says:

      resto dell’ idea che le mansioni svolte meglio siano quelle per propria scelta. è un dato di fatto che non tutti gli operai sono tali per libera scelta, c’è chi lo fa perchè a sua detta, non ha trovato di meglio o non può fare altro.in teoria vorremmo essere tutti facoltosi ma per essere avvocati, ingegneri ci vuole la laurea e si sa che non a tutti noi piace studiare così tanto e bene da conseguirla anche se ora laurearsi dipende da altri fattori.

    2. [...] nettamente inferiore rispetto a prima e rinunciare ai numerosi benefit che la posizione di top manager le garantiva, dall’assicurazione sanitaria pagata dalla società all’auto aziendale. Ma è [...]

    3. marco says:

      E allora, dov’è la novità? Cosa volete che i giovani con gli esempi che hanno davanti sognino oggi, di andare in fabbrica per un sasso caldo a fine mese? No, e hanno ragione! Il manager può tutto oggigiorno; guardate Marchionne per esempio che anche oggi ha guadagnato un compenso di circa 2000000 di euro! Cosa prendi in fabbrica, invece: 1000 euro a fine mese se ti va bene, la possibilità che il mese successivo chiuda senza magari pagarti nè stipendio nè liquidazione, un lavoro routinario che non ti lascia nulla e non ti insegna nulla e giusto per finire una valanga di m…. quando il titolare ha le cose per traverso. E voi volete che in Italia il numero di operai all’improvviso aumenti?

      • mariano sciacca says:

        BISOGNA CACCIARE VIA BARROSO DALLA UE e tutti i suoi Complici, ancora non lo avete capito, chi è e che cosa è Barroso?????

    4. Astelvio says:

      …Mia madre mi ha voluto in collegio per farmi studiare.Avevo quasi 16 anni quando sono uscito e mio padre mi disse chiaro: il lavoro c’è con noi ma se vuoi studiare ancora ti devi impegnare! Ho fatto le cose a metà e mi sono diplomato e sempre lavorato ma:
      1- mia madre diceva: vai a fare l’impiegato così stai caldo d’inverno e fresco d’estate;
      2-mio padre diceva che un mestiere mi avrebbe “garantito” per la vita, perchè “se tutti studiano” diceva, non potranno fare tutti gli “impiegati”!
      Ad un certo punto ho smesso di fare l’impiegato e mi sono come “risvegliato” e dico che mio PADRE aveva sempre ragione! E’ troppo tardi, adesso, per capire questo mio esempio? Posso dimostrare, per espereinze diverse, che la scuola è stata “una fabbrica di disoccupati”. Perchè? chiedetemelo. Saluti e grazie a voi, Astelvio.

      • lorenzo says:

        Perche? Onestamento puoi spiegarmi?
        Perche io ho conseguito il diploma tecnico e contamporaneamente lavoravo e ora tutto il mondo si è rovesciato. Dimmi il tuo punto di vista. Grazie

    5. caetani leone says:

      L’impressione è che sono sempre di meno le attività, le imprese con i loro operai, che producono ricchezza e sempre di più quelli che vorrebbero inserirsi nel mondo del lavoro, ma dietro una scrivania… ; la domanda vieni spontanea: ma chi li pagherà, ammesso che ci siano posti di lavoro, tutte quelle persone che non produrranno ricchezza ? . Forse allora basterebbe gratificare chi la crea la ricchezza, magari a spese di chi invece non partecipa attivamente alla sua produttività.

    6. io says:

      sempre meno insegnanti? ma ho letto bene???
      ahahah c’è un esercito di insegnanti precari o disoccupati in italia..
      altra chicca di libero :D

    7. federico says:

      In Italia abbiamo l’esercito più pirloso al mondo: Cento generali e un soldato semplice. La causa della mancanza di maestranze vere, gente che lavora, che capisce, che produce, è (diceva mio nonno) come l’araba fenice: che ci sia ognun lo dice, cosa sia nessuno lo sa”. Eppure la risposta è davvero a portata di mano.
      E’ sballato tutto il sistema formativo; non c’è nessun movimento orientativo a favore dei giovani i quali continuano ancora a credere che “una laurea è sempre una laurea…”
      Nessuno, a livello ministeriale (e non potrebbe essere altrimenti vista la natura dei Ministri)si è mai sognato di curare l’orientamento innanzitutto al mestiere. Che poi il possesso o la conoscenza di un mestiere venga ben qualificato da idonea formazione teorica è un pianeta diverso.
      Un giovane oggi si presenta: Cerco un lavoro. domanda: che lavoro ? risposta uno qualsiasi. Tenete conto che sono laureato. In che? uhm!!! scienze di…….
      E ancora. Manca un “osservatorio del lavoro”:
      - servono 1000 lavacessi; in duemila si avviano al mestiere ed ecco che dopo poco tempo, a mezzo di apprendistato reale, i postivengono coperti. Ad oggi invece, è vero che possono mancare 1000 lavacessi, ma nessuno lo sa e duemila persona continuano a farsi chiamare disoccupati.
      E allora? Non abbiate paura. Di questo passo non cambierà mai niente.

    8. domenico says:

      ALLORA, GLI IMBRANATI COME ME DEVONO MORIRE!

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