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    Dalle consulenze ai bottoni

    La storia di Erika che molla la carriera per aprire una merceria

    Questa storia contiene tre verità: la prima è dolorosa ed è quella per cui in Italia l’ostracismo nei confronti delle donne che ritornano al lavoro dopo il periodo di maternità non è una leggenda metropolitana ma esiste e spesso coincide con la strada che conduce al licenziamento. La seconda è che non è mai troppo tardi per decidere di dare un taglio ad una vita inadatta ai nostri bisogni e cominciarne una totalmente nuova e diversa. La terza sfata il mito collettivo per cui l’autorealizzazione si raggiunge soltanto praticando professioni dai titoli altisonanti e a forte riconoscimento sociale.

    Stiamo parlando della storia di Erika, che a 36 anni decide di rinunciare alla sua carriera di consulente finanziario nel ramo fusioni e acquisizioni per aprire una merceria. Quando 4 anni fa Erika rimane incinta di Caterina è una top manager di Kpmg, nota società di servizi di consulenza fiscale, legale e finanziaria. Le cose tuttavia cambiano una volta rientrata in azienda dopo il periodo di maternità: tutto d’un tratto non le vengono più affidate la responsabilità di progetti o la gestione di un team e  in breve tempo si ritrova esclusa dal lavoro operativo. Una situazione trascinatasi per mesi, fino al giorno del licenziamento.

    “Avrei potuto cercare lavoro in un’altra società di consulenza oppure in azienda, ma non l’ho fatto. Avevo voglia di creare qualcosa di mio” racconta Erika alla giornalista del Corriere Anna Zinola. E così nel maggio 2010 la nostra protagonista rileva una piccola merceria vicino a casa e comincia una nuova vita. Si tratta di una scelta difficile, che implica doversi adattare ad un’entrata economica nettamente inferiore rispetto a prima e rinunciare ai numerosi benefit che la posizione di top manager le garantiva, dall’assicurazione sanitaria pagata dalla società all’auto aziendale. Ma è anche sinonimo di una ritrovata libertà e gli ex-colleghi la applaudono: “Può sembrare paradossale” spiega Erika  “ma mi vedono come quella che ce l’ha fatta, che è riuscita a dare un taglio al passato e a costruirsi una nuova strada”.

    Anche i genitori, che inizialmente non hanno approvato il cambio di rotta della figlia, col tempo hanno accettato, prendendo atto della serenità di Erika nel nuovo ruolo, Erika che non ha rimpianti e che preferisce alle cifre e ai numeri della Kpmg il contatto con le persone che deriva dal vendere lana e bottoni nel suo negozio.

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    Redazione Global Publishers

    Fonte: Lanuvoladelcorriere.it 

     



    Nella Categoria: AttualitàGallery

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    RSSCommenti (3)

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    1. Arianna Cocola says:

      Grande esempio! Donne manager : dopo la maternità datevi alla “calzetta” spontaneamente altrimenti vi licenziamo! w le misure francesi di sostegno alla maternità, questo paese se non fosse per le nostre risorse creative individuali sarebbe davvero in estinzione :)

    2. …sono d’accordo. La creatività fa’ sicuramente la differenza. Oggi come oggi dobbiamo avere molto chiaro cosa desideriamo. Spesso si finisce per condurre una vita “estranea” che non sentiamo più nostra, solo per quieto vivere. Tanto più ora che al lavoro dobbiamo passar molti molti anni. Qual’è in prezzo di stare tutta la vita in una situazione distonica? Credo sia troppo alto. Forse, alla fine, si finirebbe comunque per perdere tutto.

      • Arianna Cocola says:

        il mio commento era molto piú sferzante di come lei lo ha interpretato gentilmente, paghiamo piú tasse che in Svezia ma lo stato sociale con sprechi e disservizi vari, non tutela né incoraggia la nostra scelta di essere madri, allora perché non sostituirlo con forme di ‘basic income’ che aiutino le famiglie e non i cosidetti servizi sociali?cari saluti

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