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    Il segreto del Brasile


    Come il Paese verdeoro sta sbaragliando la concorrenza

    Il Brasile oggi si presenta come la sesta potenza economica mondiale, capace di assorbire imponenti flussi migratori da Portogallo e Spagna, flussi composti – importante sottolinearlo – in buona parte da professionisti e laureati. Abbiamo già detto del boom che sta vivendo il paese verdeoro, tanto che il tasso di disoccupazione del Brasile sembra essere del 4,7 % (meno della metà di quello europeo).

    Secondo Gian Paolo Prandstraller, le ragioni del successo brasiliano vanno cercate nella capacità del ceto medio di farsi strada grazie all’importanza che riconosce alla tecnologia e della conoscenza scientifica e di agire di conseguenza, aiutato anche dall’ottimismo che caratterizza questo popolo. Questa classe “tecno-professionale” crede fermamente nello sviluppo che deriva dal progresso tecnologico e questa fede gli dà il coraggio necessario per passare all’azione, investendo e creando così prospettive di lungo periodo – proprio quelle che in Italia sembra siano state abbandonate.

    Su Corriere.it, Prandstraller scrive: “Questo ceto (…) crea così, a poco a poco, un’etica sostanzialmente ottimistica che influisce positivamente sull’economia. Chiamerò quest’etica “edonismo organico”,  perché consiste in una tendenza generalizzata a godere di tutti gli ambiti e prodotti esistenziali, senza eccessi e senza disprezzo per il lavoro. Perciò soddisfa l’individuo e spinge l’economia a produrre generando ricchezza.  In questo forse il Brasile odierno ci è maestro e dovremmo imitarne lo spirito.”

    Siete d’accordo? Qual è secondo voi l’insegnamento che dovremmo trarre dall’esempio del Brasile? Pensate che l’Italia sia in grado, per risorse e intenzioni, di assumere un atteggiamento simile?

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    Redazione Global Publishers
    Fonte: Corriere.it



    Nella Categoria: AttualitàGallery

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    RSSCommenti (40)

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    1. Hudson says:

      davvero che si. noi brasiliani siamo formati anche por la gente italiani. cosi abbiamo i stessi pensamenti, il stessi ottimismo.

    2. [...] Brasile, Australia e Marocco, è la Turchia la potenza emergente che ora sta crescendo in modo esponenziale [...]

    3. Tory says:

      Considerando il Brasile come una potenza economica e’ giusto, ma le potenze economiche che sono più’ forti oggi, sono la Cina, l’india , dove in realtà il costo del lavoro e’ molto basso, ( fanno lavorare gli schiavi ed i bambini) certo che le loro economie avanzano. E forse il Brasile si sta mettendo al loro livello. Noi e gli stati uniti d’America , siamo in difficoltà per tanti motivi, ma io preferisco morire di fame che schiavizzare senza diritti veri, o fare lavorare i bambini. Viva l’Europa con i suoi problemi e le sue difficolta’. Secondo me i nostri Stati europei debbono trovare e capire bene il problema di questa crisi , ma fare sempre ,che chi viene a lavorare in Europa abbia gli stessi diritti e doveri di chi lavora e paga le sue tasse,per far capire bene che i doveri e i diritti di tutti non debbano essere calpestati nel nome di nessun furbo, o nessuna economia.

      • Hudson says:

        qui in Brasile si, sono daccordo che abbiamo molti problemi, ma no abbiamo lavori schiavi neanche lavori da bambini.

    4. Rosa Maria says:

      Sembra vero quello che affermate sul Brasile, mi sono sempre domandata perché qua si vota ancora con le schede elettorali cartacee… e i laureati abbiano poco valore, ma penso che crescere tecnologica e scientificamente è questione di mentalità di sviluppo di chi governa; non bisogna neanche pensarci troppo a chi da’ l’esempio, se brasiliani o cinesi, basta che sia un esempio sano; non importa, se venga da un Paese detto di Terzo Mondo fino poco fa’, o da chi prima era grande potenza, come gli Stati Uniti, oggi in condizioni decadenti.
      Mi dispiace che in Europa, la disocupazione sia grande e spero che presto si trovi una soluzione, non importa se tecnologica-scientifica, ma onesta, per far che gli europei, in evidenza per tema, gli italiani, che non vogliano o non possono per motivi famigliari, abbandonare il loro Paese, possano continuare a vivere, ma in condizioni dignitose, di naturale serenità, nel loro Paese.
      E, per questo, sottolineo che l’arrivo di portoghesi, spagnoli e, sicuramente, persone di altre nazionalità in Brasile, a me dispiace non perché vanno in la’, sono tutti Benvenutti!!! ma perché devono abbandonare il loro posto, so nella pelle cosa vuol dire… ma, purtroppo, tante volte la vita ci porta a prendere decisioni dure.

    5. Luigi says:

      beh…ho vissuto in italia per 4 anni e vi dico che nei due paese ci sono cose belle e anche brute.
      Ma per fortuna Berlusca non è nato qui.
      :-)

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