Da ingegnere a barista
redazione | Apr 05, 2012 | Comments 14 |
Perché proprio un bar?
Al posto del nostro bar prima c’era una panetteria. In famiglia abbiamo sempre detto che se il panificio avesse traslocato saremmo subentrati noi. Quando l’anno scorso questo è avvenuto mio fratello e io abbiamo rilevato il locale e abbiamo aperto la nostra attività.
Cosa ti ha spinto a cambiare professione?
Lavoravo come ingegnere informatico per una ditta di Cinisello Balsamo che fornisce consulenza alla Tenaris (multinazionale specializzata nella fornitura di tubi in acciaio). Pur percependo fin da subito un buon stipendio, ero esterno all’azienda e non avevo possibilità di avanzamento professionale per cui mi sono licenziato. In Italia il lavoro di programmatore non è riconosciuto al pari di quanto avviene negli altri Paesi, dove i compensi sono molto più alti. Qui non si investe sull’innovazione e far carriera è difficile.
Che tipo di servizio offrite?
Il Vizio offre un po’ di tutto perché cerchiamo di soddisfare le esigenze dei clienti nei vari momenti della giornata: serviamo colazioni, pranzi e aperitivi - abbiamo per questo approntato una cucina a vista - produciamo il pane, abbiamo un’ampia selezione di salumi e il pomeriggio le famiglie vengono da noi per una fetta di torta. In paese mancava un locale come questo, che servisse cocktail come nei locali di Milano. Abbiamo puntato sulla qualità anche negli arredi che sono firmati Costa Group, uno dei marchi più famosi in Italia.
Come hanno reagito i tuoi datori di lavoro alla tua decisione di andartene per aprire un bar?
Quando ho detto che mi sarei messo in proprio hanno dato per scontato che lo facessi nel campo dell’informatica. (continua alla pagina successiva)
C’è chi dopo la solita stressante e routinaria giornata d’ufficio sogna di aprire un chiringuito su una spiaggia caraibica e chi, detto fatto, dice addio alla vita da dipendente e il bar lo apre sul serio. Artefice di questa mossa impavida e determinata, che si concretizza non ai Caraibi ma a Gandino in provincia di Bergamo, è Matteo Radaelli. Matteo, 30 anni, ingegnere informatico, nel gennaio 2011 decide di abbandonare il suo posto di lavoro da programmatore, rilevare un locale sfitto nel suo paese e trasformarlo in un bar-panetteria.
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Nella Categoria: Gallery • Giovani Anticrisi
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Commenti (14)
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Bravo. Alla faccia del banner in testa alla pagina…
Anche io e il mio fidanzato abbiamo un bar da 7 anni e grazie e Dio lavoriamo abbastanza bene, ma ora per esigenze familiari dobbiamo cambiare città e stiamo cercando di cederlo o di darlo in gestione! Ci dispiace tantissimo anche perchè dobbiamo iniziare tutto dal principio, cercare un lavoro al giorno d’oggi non è per niente facile soprattutto se hai superato i 35 anni!
Beh se qualcuno è interessato fatemi sapere il bar si trova a Siena!
Saluti Giovanna!
Giovanna, vorrei più info sulla vostra attività.
Mi invieresti i tuoi contatti? augustocaprioli@gmail.com
Grazie e buona vita..
A
vorrei maggiori informazioni. quanto chiedete per la ceditura? 331-9041288
se puoi scrivimi memorylisa@libero.it
Che dirvi….. Fortunatemante mi sono fermato al diploma (già avevo capito l’andazzo negli anni 80). Adesso sono dipendende da 26 anni, carriera zero e soldi in costante diminuzione. Appena posso, addio azienda e lavoro “scientifico”. Per guadagnare bisogna fare altro.
Sconsiglio a chiunque di studiare ingegneria, specialmente informatica, in Italia; oggi lavoro in banca (l’industria: chi l’ha vista?) dove la carriera la fanno i ragionieri anche grazie alle amicizie che si facevano mentre sgobbavo come un cretino per laurearmi in corso… in Italia non c’è professionalità e la preparazione universitaria e professionale non conta nulla, conta solo di chi sei figlio come in India, dove ci sono le caste come da noi.
Ciliegina sulla torta: grazie alla mia laurea inutile quanto sudata grazie a Monti e ai suoi amici speculatori andrò in pensione 5 anni più tardi, a meno di non cedere al ricatto e pagare cifre per il riscatto che in Europa non hanno eguali.
Studiate ragioneria, fate i commerialisti (SUPERCASTA!!! più dei notai, al punto da non essere neppure mai nominata!!!), restate a casa (io ho dovuto cambiare città) e correte zero rischi professionali.
Mi ha suscitato l’interesse l’ultima frase: “Studiate ragioneria, fate i commerialisti (SUPERCASTA!!! più dei notai, al punto da non essere neppure mai nominata!!!), restate a casa (io ho dovuto cambiare città) e correte zero rischi professionali.” I commercialisti supercasta?! Ma se si prendono a coltellate dalla concorrenza che c’è! Più dei notai?! Lo sa che i notai sono a numero chiuso e lo sa che prendono dallo Stato 100.000 euro all’anno (si, duecento milioni di lire) anche senza fare un solo atto notarile? E viene a dire che sono meno supercasta dei commercialisti, che fanno a botte per accaparrarsi i clienti? Prima di dire cose dell’altro mondo che non stanno né in cielo e né in terra, bisogna informarsi correttamente. I commercialisti = zero rischi professionai? Ma cosa sta dicendo?
@Francesco: potresti contattarmi al 3348509197.
Sono anch’io un ingegnere e da quando non lavoro più in azienda che ha chiuso per fallimento, ho rilevato un bar che gestisco da quattro anni. Da poco però è nata la necessità di trasferirmi all’estero per seguire mio marito. Vorrei sapere se c’è qualcuno interessato a sua volta a rilevare la mia attività. Rispondete numerosi.
Ciao dove cedi la tua attivita’?
Io con la mia compagna (futura moglie) avremmo intenzione di fare una scelta simile, anche se nn tiu nascondo che siamo inesperti ma con tanta volonta.
Anche xchè il ns lavoro da impiegati è a rischio con i tempi che stiamo vivendo.
Se l’offerta nn è molto esosa e ci dai una mano nell’avviarci potremmo prendere in considerazione la tua offerta.
Saluti francesco
Silvia, vorrei maggiori informazioni..
puoi scrivermi e/o inviarmi i tuoi contatti?
augustocaprioli@gmail.com
Con sti capetti del cazzo e gestioni familiari
per gli ingegneri non c’è presente e futuro
ne ho le palle piene anche io!
Hai fatto bene
Roberto
Bravo, da colega ti posso dire che hai fatto bene