L’imprenditore senza salario
redazione | Aug 24, 2012 | Comments 43 |
Scegliere di non retribuirsi per evitare licenziamentiEcco un’altra bella storia che vale la pena di raccontare. Di questi tempi non è purtroppo affatto raro sapere di imprenditori che soffocati dai debiti e persa ogni speranza decidono di togliersi la vita. Quello di Vincenzo Sgambettara, invece, è un esempio felice di come la crisi si possa anche affrontare e vincere. Seppur a costo di grandi sacrifici.
È il 2008 quando la Laryo, la ditta di Sgambettara con sede in Brianza che produce macchine per assemblare schede elettroniche e dà lavoro a sette persone, inizia a vivere grosse difficoltà vedendo crollare il proprio fatturato del 66%. L’anno seguente si era a un passo dalla chiusura, ma l’imprenditore di origine calabrese non vuole mollare e insieme ai due soci (Fabrizio Bassanello e Stefano Dossi, entrambi di 34 anni) decide di rinunciare al proprio stipendio, pur di non dover lasciare a casa nemmeno uno dei suoi “ragazzi”, come li chiama lui. E niente cassa integrazione né buste paga in ritardo.
“Ci siamo detti ‘prima o poi la crisi finisce, trasformiamola in un’opportunità’. Così, abbiamo deciso di puntare su un progetto ambizioso: creare una nuova sede che diventasse anche uno showroom e una struttura per meeting di livello europeo a disposizione dei nostri fornitori stranieri da paesi come Corea, Germania e Cina”. Le banche credono nel progetto e lo finanziano: fortunatamente le cose ingranano e il nuovo stabilimento ha successo.
Oggi più che mai Vincenzo è fiero della propria scelta: vivere un anno e mezzo di soli risparmi non è stata certo una passeggiata di salute, anzi. L’imprenditore ricorda il Natale 2010 come il più triste di sempre, dovendo tagliare il più possibile le spese della sua famiglia monoreddito. Ma per quanto difficile, la ritiene quasi una scelta scontata: “Gli imprenditori sono i primi a godere dei vantaggi quando le cose vanno bene e allo stesso modo devono prendersi le responsabilità nei momenti difficili”.
Allo stesso tempo, Sgambettara si rende però perfettamente conto della situazione generale e delle difficoltà che vivono molti suoi colleghi: “Lo Stato deve agire. Per esempio, facendoci pagare l’Iva non immediatamente: è un’imposta che noi riscuotiamo per conto del Tesoro ma dobbiamo versarla subito, mentre a noi i pagamenti arrivano in ritardo. È un aspetto che sta mettendo in croce parecchie aziende: una situazione allucinante”.
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Fonte: Nuvola.corriere.it
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Si tutto molto ammirevole, per alcuni imprenditori sono affascinato per la loro iniziativa di lavorare gratis (vista la situazione), bene!
Ma per moltissimi altri imprenditori che si sono creduti furbi come delle faine si tratta solo del ritorno in culo del profitto basato sulla flessibilità dei dipendenti o magari sul loro rimpiazzo con altri lavoratori diperati e meno esigenti venuti da lontano.
Per questi ultimi e socialmente inutili imprenditori si spera una buona e duratura crisi fino al loro fallimento o eventuale cambio di rotta nei rapporti con i collaboratori/dipendenti/mercato
IO DOVUTO FARE LA STESSA COSA PER SALVARE LA MIA ATTIVITA’
Credo sia l’unico caso o uno dei pochi dato magari che è ancoraunsettore buono ,ammirevole quello che ha fatto ,a me è andata peggio ma di suicidarmi non ci penso ho figli e vado avanti e pago!!!!!!!!!
BEL CRETINO! Doveva mandarli a casa tutti i “suoi ragazzi”, perchè le persone che lui tratta come dei familiari sono quelli che in momenti di difficoltà aziendali sono i primi a far valere i loro “diritti” ma diritti per gli IMPRENDITORI in ITALIA non esistono.
Dov’è la responsabilità sociale d’impresa o dell’imprenditore, non aggiungo altro!
Scusa se mi permetto….BEL CRETINO! ma ti rendi conto che senza i “suoi ragazzi” forse anche tu non andresti da nessuna parte? Ma l’affezione all’azienda o all’impresa da parte dei collaboratori allora secondo te non conta niente?
Forse parli così perchè probabilmente hai “scelto” collaboratori/trici sbagliate con cui affrontare il percorso lavorativo, sono convinto che ci sono persone oneste, corrette e operose, forse dovresti prendertela con lo stato non con i “tuoi ragazzi”…….
“UN COLLABORATIVO”
Ma i piccoli imprenditori che lavorano per il pubblico hanno fatture esenti da IVA ai sensi della legge 266/91 ed equivalenti, perchè quasi sempre si parla di lavori verso enti sanitari pubblici che per natura non pagano l’IVA. Quindi è vero che l’imprenditore diventa come un privato, cioè paga l’IVA senza richiederne il rimborso. Diventa un pò un assurdo, ma almeno non hai l’obbligo di versare l’IVA e almeno in caso di ritardo nei pagamenti non anticipi l’IVA su fatture non saldate.
Ho aperto una piccola polleria rosticceria a Milano, una piccola impresa commerciale gestita da me e mio figlio come collaboratore. Questo progetto è partito con tanta buona volonta da parte nostra e dalla CARISSIMA BANCA, che promettendo finanziamento e leasing nell’aprile 2011, ha permesso la nascita del nostro sogno. Morale della favola…lavori di ristrutturazione finiti- quindi fattura dell,impresa edile in mano e da pagare – la CARISSIMA BANCA, mi vincola tutti i soldi a mia disposizione ( soldi miei ), non mi concede un minimo fuori fido, non mi permette di emettere assegni e ci lascia soli. Oggi a mala pena riesco con tantafatica a pagare fornitori e bollette. Soldi per vivere…ma quando…spero di poter continuare per metterlo nel culo alla CARISSIMA BANCA e ai nostri CARISSIMI PSEUDO- POLITICI….ladroni.
Sono d’accordo, anche io ho un’impresa familiare e sacrifichiamo il ns.stipendio in primis per pagare gli operai, l’impresa l’abbiamo nel sangue da generazioni,dobbiamo resistere e comportarci di conseguenza per ogni bordata che ci infliggono, questa crisi ci ha insegnato che dobbiamo cambiare le ns. abitudi finanziarie nel gestire l’impresa, noi abbiamo deciso di ridurre fin o ad eliminare le anticipazioni bancarie, le banche ci hanno dissanguato già per troppo tempo, spero che la paghino,
C’era una volta un omino di nome Silvio che aveva proposto un disegno di legge che permettesse agli imprenditori, artigiani ecc di pagare l’iva soltanto al momento della riscossione della fattura emessa, che fine ha fatto quella proposta di legge??? C’è qualcuno che ne sa qualcosa?
Esiste ancora, la cosiddetta iva per cassa, effettivamente non pare essere molto conosciuta ed applicata anche se non ne capisco il motivo; comunque detto in estrema sintesi è applicabile se non si ha un volume d’affari superiore ai 200mila euro, l’iva diviene comunque esigibile e va versata passato un anno dall’operazione, è possibile scegliere se avvalersi o meno di questa opzione per ogni singola operazione iva ma non nei confronti dei privati: sarebbe l’ideale per i piccoli imprenditori che non operano molto con i privati.