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  • Saper lavorare - L'essenziale in 5 eBook

    Cercasi falegnami, fabbri e co.

    Mentre le università sfornano a ogni sessione frotte di laureati in marketing, legge e materie umanistiche che all’indomani della discussione della tesi trovano un limbo di disoccupazione anziché un mercato pronto ad accoglierli, altri ambiti lavorativi piangono miseria sul fronte delle risorse umane. Lì il lavoro c’è, ciò che manca è la manodopera specializzata. Stiamo parlando del settore dell’artigianato che, seppur colpito dalla crisi, serra i ranghi e dà prova di essere un inossidabile punto di forza del nostro Paese.

    Il distretto artigianale di Treviglio, in provincia di Bergamo, è per l’appunto testimonianza concreta di quanto gli affari in questo senso, sebbene lontani dai tempi d’oro pre-crisi, non vadano poi così male. Gli artigiani di Treviglio sono infatti dei piccoli imprenditori: di età compresa tra i 30 e i 40 anni, sono a capo di aziende che non superano i 15 dipendenti ma che fatturano a testa circa 2 milioni di Euro all’anno. Una nuova classe dirigente, che si è riunita pochi giorni fa nell’auditorium della locale Cassa rurale per chiedere a gran voce non la diminuzione della pressione fiscale né interventi risanatori da parte dello Stato ma quello che le occorre con urgenza per sopravvivere e prosperare: lavoratori specializzati. Nella fattispecie, fabbri, idraulici, elettricisti, falegnami, figure che sembrano scomparse dagli obiettivi educativi delle scuole.

    I più di 100 artigiani che hanno preso parte all’incontro, a cui è intervenuto inoltre il professor Giulio Sapelli, hanno discusso di lavoro ma anche di scuole professionali, attribuendo loro la colpa di aver rinunciato negli anni alla missione formativa. Professori e studenti sono sempre più disillusi e scoraggiati poiché col tempo gli istituti professionali sono andati delineandosi come un mezzo per ancorare per più tempo possibile i ragazzi al sistema scolastico e non per trasformarli in tecnici competenti pronti per il mondo del lavoro.

    Un’altra causa della carenza di manodopera qualificata è rappresentata dai genitori che spesso pretendono a tutti i costi una scolarità elevata per i propri figli, la quale però in questo momento ripaga poco in termini occupazionali sebbene resti baluardo saliente per lo sviluppo culturale della persona. Secondo gli artigiani di Treviglio sono ancora i genitori che, in altri casi, con i loro comportamenti iperprotettivi impediscono alla prole di mettersi in gioco ed iniziare il proprio cammino di crescita professionale. Li accompagnano ai colloqui e obiettano che l’ambiente di lavoro è eccessivamente rumoroso o che svegliarsi alle 6.30 del mattino è troppo presto.

    Gli imprenditori presenti in sala hanno quindi deciso che è giunta l’ora di cambiare, forti anche del sostegno del professor Sapelli che li incoraggia in questi termini: “La nuova politica siete voi, qualsiasi partito votiate. Siete voi che vi state incaricando di tenere insieme una comunità e di ricostruire un’etica del lavoro”. Il passo successivo che si è stabilito è quindi quello di avviare un dialogo serrato con le famiglie e i professori, riqualificare i programmi di studio e se necessario fondare un nuovo istituto professionale al passo coi tempi, che sappia offrire un servizio rigoroso e completo. E per freddare immediatamente le eventuali accuse di antiprogressismo il falegname Aresi rassicura: “Sia chiaro noi non stiamo proponendo alle nuove generazioni un piccolo mondo antico. I nostri sono mestieri che sono diventati moderni e non hanno paura di prendere dalla tecnologia tutto ciò che serve. Prima le famiglie lo capiscono e meglio sarà”.

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    Redazione Global Publishers
    Fonte: Corriere.it



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    1. [...] 75,5% dei diplomati in istituti professionali e il 62,7% di diplomati in istituti tecnici risultano impiegati in un lavoro, contro il 52,6% mediamente rilevato tra gli iscritti alle scuole secondarie. Non se la passano [...]

    2. [...] 10 anni potremmo perdere 385.000 posti di lavoro ad alta intensità manuale presenti nell’artigianato e nell’agricoltura. Un paradosso che sta colpendo il nostro mercato del [...]

    3. [...] lavoro: servono tecnici specializzati per le installazioni degli impianti e la loro manutenzione, operai qualificati per la costruzione delle macchine che equipaggiano tali impianti e addetti alla [...]

    4. franco says:

      purtroppo riccardo la colpa e’ dei contributi che lo stato fa pagare per intero ed e’ per questo che le aziende non assumono

    5. Riccardo says:

      Io sono anni che cerco un apprendistato per imparare un mestiere.Non ho trovato mai nessuno disposto ad insegnarmi,neanche lavorando gratis.Ormai ho 28 anni e mi considerano “vecchio”…

    6. franco says:

      l’italia e’ stata tenuta su da queste piccole e medie aziende artigiane che ora per la sua scelleratezza i nostri politici le stanno distruggendo, facendogli fare quello che sentiamo ogni giorno.Quando per anni hanno formato dei grandi lavoratori e buoni operai,altro che il lavoratore statale quelli si che non servono a niente ma solo per far numero.Forza ragazzi anche se ci danno per finiti di noi avranno sempre bisogno non avremo la laurea abbiamo magari solo la terza media ma abbiamo una forza lavoro mostruosa . parlano delle pensioni hanno mandato i ferrovieri i portuali i regionali con le beby pensioni gente che a 40 si e’ ritrovata in pensione con tanti e tanti soldi di buona uscita ed ora con pensioni d’oro e poi hanno lavorato in nero per anni, e poi dicono che loro pagano tutte le tasse . un saluto a tutti voi.

    7. franco says:

      Ma come si fa se si vuole l’esperienza: e dopo non prendere le persone dai 40 anni in su e lasciarli a casa come dei pezzi vecchi quando hanno ancora tanto da dare?
      e comunque le vostre sono solo chiacchere perche’ dove sono i nomi di queste aziende?
      E il governo che fa per noi niente anzi meno di niente.

    8. [...] ma vale la pena di ripeterlo. La strada professionale da percorrere in questo momento è quella del lavoro manuale. Servono artigiani e le aziende li cercano, per davvero. L’Espresso, sul numero in edicola, fa un [...]

    9. davide says:

      CIAO RAGAZZI,SONO 10 ANNI CHE HO IN MENTE LA MIA RIVOLUZIONE….VOGLIO CHE SIA ANCHE VOSTRA… ESSA NON SI ATTUA SCENDENDO IN PIAZZA A PERDERE TEMPO,MA SEMPLICEMENTE SPEGNENDO I TELEVISORI, OVVERO SPEGNERE IL TELEVISORE PER ACCENDERE IL CERVELLO… CHE SI RITORNI ALLE NOSTRE ORIGINI,CHE SI RITORNI ALLA PIAZZA COME LUOGO D’INCONTRO E DISCUSSIONE E NON AI LOCALI CHIUSI DOVE SI DEVE PER FORZA CONSUMARE E DOVE IL PADRONE è SEMPRE IL DIO SOLDO… BASTA INIZIARE UN TAM TAM IN RETE, SPEGNERE LA TELEVISIONE PER 3 GG POI 6 POI 10 POI 1 MESE… SOLO ALLORA CI SARANNO GRANDI CAMBIAMENTI… ASCOLTATE LA MIA RIVOLUZIONE E FATELA VOSTRA…perchè volgio come volete voi un cambiamento,una crepa in questo sistema zozzo… SALUTI DAPABI

    10. ANONIMO says:

      sono parole vuote chi vole lavorare trova solo quest criteri giovane mastro super mastro ect.buggiie e niente piu con stipendio minimo vogli maximo.Povera Italia e pover datori di questo lavoro.

    11. franco says:

      E come volevasi dimostrare ragazzi questi non ci danno una risposta: bla bla bla solo questo sono capaci di fare !!! Forse!!!!!!!!!!!!! Volevo rispondere a massimo. Se noi tutti quando fanno vedere questi spettacoli di veline calciatori ecc noi tutti spegnessimo il televisore be vedresti che queste persone tempo un lampo sparirebbero cominciamo a dare meno importanza per il resto sono d’accordo con te e con tutti. un saluto a tutti voi.

    12. Daniela says:

      Avete letto i libri di don Milani?
      Quanti figli di politici, giornalisti, liberi professionisti etc. etc. svolgono la professione di fabbri-falegnami-operai?
      Forse dovremmo rivoltare il mondo per una volta, non credete?
      Forse non è proprio il merito che permette ai giovani di scegliere la professione in base al talento, giusto?
      Forse dovremmo deciderci a cambiare le regole del gioco, perchè la democrazia è cosa diversa dalla rassegnazione.
      Paghiamo le tasse, lo stipendio ai politici, etc.,etc. ma poi lo vediamo bene che solo il più “raccomandato” può scegliere, perchè nella nostra società non è il merito che conta.

      • maria goretti says:

        già, e adesso la bce ci dice che per risprmiare bisogna accorpare le province,ma che intelligentoni, tutto il resto (parlamentare in esubero, spese istituzionali varie..) roba di poco conto eh! coglioni vi auguro che qulcuno vi faccia saltare tutti per aria, e poi provate ad arrestarlo!

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