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    No welfare aziendale in Italia

    Per welfare aziendale si intende quell’insieme di pratiche organizzative e di servizi atti a migliorare la vita in ufficio e a conciliare la sfera professionale e quella privata dei lavoratori. Applicazioni concrete del concetto di welfare sono il congedo, il telelavoro, la flessibilità degli orari ma anche l’opportunità di avere farmacie, asili nido o palestre in azienda, di godere di servizi finanziari e di aiuto nel disbrigo di pratiche burocratiche fino alla possibilità di beneficiare di programmi di assistenza sanitaria per sé e per i propri familiari. Sono tutti mezzi attraverso cui un dipendente viene pagato dall’azienda, modi spesso più utili, gratificanti (per il lavoratore) ed economici (per l’azienda) rispetto alla classica busta paga. Mezzi che però compaiono poco nel sistema aziendale italiano. Nel nostro Paese soltanto 1 impresa su 10 infatti è impegnata in una qualche politica di welfare.

    La ricerca condotta lo scorso marzo da AstraRicerche e Duepuntozero Doxa su un campione di 840 manager e 672 dipendenti ha rivelato che se per l’85% dei primi 92% dei secondi il welfare è utile per migliorare il benessere e la produttività dei lavoratori, esso è percepito comunque come qualcosa di non facile realizzazione. Per il 26% dei manager infatti il frangente socio-economico contingente impedisce l’attuazione di politiche aziendali rivolte a soddisfare i bisogni dei dipendenti. In parole povere, non è questo il momento opportuno per pretendere agevolazioni o modifiche all’organizzazione canonica del lavoro. Il 20% invece confessa di non averci mai pensato rivelando una lacuna di tipo culturale. Il 15% sostiene costi troppo e il 7% non ne vede l’utilità. Diverso il discorso per quanto riguarda le piccole e medie imprese, in quanto queste lamentano più che altro l’impossibilità di garantire un buon livello di welfare a causa che dei costi elevati che questo comporterebbe. Anche in questo caso però sussiste un ritardo culturale poiché il 76% dei manager delle Pmi ammette di non sapere con precisione di cosa si stia parlando in riferimento a tale argomento. Franca Maino, ricercatrice presso il Dipartimento di studi del lavoro e del welfare dell’Università degli Studi di Milano commenta in questo senso che  la politica del welfare che si è avuta a partire dagli anni ’90 si è rivelata inefficace: “Nonostante 15 anni di riforme per la spesa sociale la situazione non è cambiata e i vari squilibri tra investimenti e rendimenti non sono ancora stati sanati”. La conferenza “Welfare in azienda: tra conciliazione, benessere e produttività” tenutasi negli scorsi giorni a Milano e organizzata da Manageritalia individua come soluzione per superare questo empasse un intervento deciso non solo da parte dei sindacati ma da parte degli stessi manager. Marisa Montegiove, vice presidente federale Manageritalia e responsabile gruppo donne manager Manageritalia Milano, ci tiene a sottolineare che la sua associazione ha mostrato una grande sensibilità verso quelle che sono le problematiche del lavoro proprio perché i manager hanno un ruolo nel sociale ed è attraverso loro che è possibile estendere queste misure pro-lavoratore.

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    Redazione Global Publishers
    Fonte: Adnkronos.com



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