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    Anche Indesit va all’estero

    Era il 2009 e la Indesit, nota azienda italiana produttrice di elettrodomestici, aveva dichiarato l’intenzione di smantellare il suo stabilimento produttivo di None, in provincia di Torino, e licenziare gli allora 600 dipendenti. La reazione da parte di lavoratori, sindacati ed enti locali era stata immediata e dopo mesi di trattative si era giunti ad un nuovo accordo: nessuna chiusura, messa in mobilità di 150 dipendenti avviati alla pensione e mantenimento della produzione, unica in tutta Europa, delle built-in, le pregiate lavastoviglie ad incasso. Indesit aveva anche ricominciato ad investire nel sito torinese per un totale di 11 milioni di Euro tra il 2009 e il 2011. Purtroppo le performance di vendita non sono andate migliorando e la recente crisi dei consumi non ha certamente contribuito a risollevare le sorti dell’azienda. Così, a  3 anni di distanza, un nuovo annuncio in occasione del Comitato Aziendale Europeo tenutosi lo scorso aprile: Indesit sposterà la produzione dallo stabilimento di None a quello polacco di Radomsko, lasciando in Italia soltanto l’outlet e il settore di ricerca e sviluppo. La notizia ha gettato nello sconcerto i 400 dipendenti – 361 dei quali impegnati sulla linea produttiva – che si sentono traditi ed abbandonati dopo l’impegno a garantire occupazione e lavoro dichiarato dall’azienda nel 2009. Quest’ultima si difende riportando una serie di cifre che dimostrano la diminuzione di anno in anno dei volumi produttivi (dalle 348 mila  lavastoviglie nel 2009 alle previste 281 mila unità nel 2012), la perdita di quota di mercato coperta dalla produzione di None (dal 14,2% nel 2009 al 12,4% nel 2011) e  la saturazione degli impianti, che nel 2009 era rappresentata per il 35% da None e il 60% per Radomsko e nel 2012 vedrà scendere None al 28% e salire Radomsko al 64%.

    I dipendenti sono preoccupati e credono che a poco varrà l’istituzione di un piano sociale di gestione degli esuberi, anche in considerazione dei nuovi requisiti per la pensionabilità introdotti dalla nuova riforma del lavoro. Alcuni di loro sono coppie e il licenziamento vorrebbe dire la perdita in un sol colpo di tutte le fonti di reddito del nucleo familiare, altri hanno figli e mutuo a carico, altri ancora lavorano in Indesit da 35 anni e oggi temono di ritrovarsi in mezzo ad una strada. Per strada intanto c’erano ieri, con striscioni, volantini e magliette con su scritto “Giù le mani dalla Indesit”. Giunti in treno da None si sono riuniti in una manifestazione davanti all’Unione Industriale di Torino, dove si è tenuto il primo incontro tra azienda e sindacati, per esprimere il loro dissenso e invitare i passanti a riflettere prima di acquistare gli elettrodomestici di un’impresa italiana intenzionata a delocalizzare il lavoro.

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    Redazione Global Publishers
    Fonte: Lastampa.it

     



    Nella Categoria: AttualitàGallery

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    RSSCommenti (6)

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    1. pasqualef' says:

      dottor signoretti cè possibilità ad airola (bn)zona tranquilla con capannoni a disposizione per eventuale informazione 0823/712461 falzarano pasquale airola (bn)

    2. [...] produzione di cosmetici per la depilazione (conto terzi), ha deciso di andarsene dal Pesarese e dislocare i suoi stabilimenti altrove. Una norma regionale da poco approvata impedisce, infatti, di edificare su terreno agricolo se [...]

    3. luigi says:

      Lo Stato Italiano, dovrebbe prendre provvedimenti drastici per le aziende che delogalizzano la produzione in altri stati, vietando la vendita dei loro prodotti in italia.

    4. rudy says:

      vorrà dire che non compreremo indesit, fiat, candy, goldenlady, armani, dolce e gabbana…ecc ma solo prodotti costruiti in italia oppure marche straniere, cosi’ imparano la lezione

    5. andrea says:

      ok. volete aprire all’estero? D’accordo ma per vendere in Europa, fuori dalla Polonia o dal paese che vi ospita, avrete una tassazione di dogana o se preferite dazio, al 50 % imposto sulla media dei prezzi del settore. Ma questo dovrà essere un’ accordo che dovrà valere in tutti i paesi UE zona Euro. I ricavi in tasse andranno a coprire il fondo salva stati.

    6. Antonio says:

      Meditate gente Meditate.
      Come diceva il grande Enzo Arbor, che fine stiamo facendo!!!!!
      L’indutria Italiana a poco a poco si stà trasferendo tutta all’estero, vuoi vedere che ci dobbiamo trasferire anche noi comuni mortali all’estero per poter campare?
      E qui chi ci resterà solo la classe polititica a governare se stessi e a rubare ………. pardon a rubarsi tra di loro.
      Ne resterà soltanto UNO (Highlander)

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