Zara: la ricetta anticrisi
redazione | Jun 19, 2012 | Comments 0 |

Il segreto della marca spagnola per continuare a crescere
Conosciamo bene la condizione dell’economia europea e di quella spagnola in particolare. Nella desolazione che ci presenta questo panorama, c’è però una felicissima eccezione: Zara, il celeberrimo marchio d’abbigliamento per tutte le tasche.
L’azienda spagnola ha saputo costruire un modello di business resistente a qualsiasi crisi e capaci di continuare ad aumentare i propri margini anno per anno, alla faccia di spred e disoccupazione.
Qual è il segreto dell’enorme successo mondiale ottenuto dal gruppo? Innanzitutto è nel prodotto: forme, tagli, colori, accessori diversi ogni mese a prezzi accessibili a una gamma di compratori vastissima; poi, saper produrre e vendere l’idea della moda globale adattata al gusto locale, con sfumature diverse tra periferia e centro, città o provincia, Europa o Asia, Africa, Americhe. E nella produzione: Zara ha imparato a risparmiare pochi centesimi sulle cuciture, sul cotone all’ingrosso, sulle spedizioni, sugli stock, i trasporti, che sulle grandi quantità significa un ampio margine.
Tutto questo permette al gruppo di aprire un nuovo negozio al giorno, essere presente in 86 Paesi e programmare l’inaugurazione a settembre del commercio elettronico via Internet in Cina. E fa il 3% del Pil iberico.
E il marchio controllato dalla Inditex tiene molto al legame con il proprio Paese. Infatti, mantiene la sede in Galizia, una delle province tradizionalmente più povere del Regno. Non solo: la scommessa di Zara è mantenere la produzione in Spagan. Cento milioni saranno spesi entro fine anno per ampliare la sede centrale del Gruppo Inditex ad Arteixo (Galizia) con 400 posti di lavoro in più. Quasi altri 200 milioni andranno a costruire un’avveniristica piattaforma logistica a Tordera (Barcellona) con 500 posti di lavoro. La maggior parte delle tasse viene ancora pagata in Spagna e mentre parte della produzione è spesso decentrata per avvicinarsi al punto vendita, la Spagna resta il centro produttivo principale.
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Redazione Global Publishers
Fonte: Corriere.it
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