Una storia da pianobar
redazione | Jun 29, 2012 | Comments 5 |
Quando lavoro fa rima con passione
Lavoro con cantanti e musicisti da ormai tre anni e sono avvocato. Scelta forte la mia ma è colpa della musica, ti chiama come una sirena ed io non ho messo la cera nelle orecchie. Ho sempre giocato dietro le punte, suono il pianoforte fuori tempo e, per tutta Estate, studierò l’ukulele senza velleità perchè mi sono innamorato di questo strumento dal nome che è già una musica e di Marilyn Monroe, deliziosa Zucchero Kandinsky in “A Qualcuno Piace Caldo”.
Lo devo ammettere, frequento i pianobar e di questo oggi vorrei parlare.
Per difenderli, perché quelli di qualità sono pochi ma vale la pena cercarli se ti piacciono digressioni su emozioni passate, dimenticate. Sembrano una citazione impolverata di anni lontani ed il pianista, di solito, ha il sapore del circo, prima e dopo lo spettacolo. Per un addetto ai lavori, poi, non è figo dire che gli piace il pianobar; ma quel mondo ha alchimie tutte sue.
Oggi come ieri.
Dodici note in ogni ottava e la varietà del ritmo, la voce e i testi, l’interpretazione oppure la stanca routine del “mestierante”: è tutto lì, farlo ogni sera con la fatica del doverlo fare, oppure offrire uno spettacolo ogni sera che tutto il genio umano non esaurirà mai.
Torniamo sempre lì: in un certo senso devi amare per poter suonare.
Si dice che l’avvento del pianobar nasca con i Beatles.
Loro, per primi, cominciarono ad avere tante, tantissime melodie riconoscibili, popolari nel senso più nobile del termine.
Forse si cerca di riabilitarlo un po’, ma io credo che non ne abbia bisogno perché nel pianobar, ogni sera, si consuma una piccola storia; in questo senso (solo in questo senso) peccato che non si fumi più nei locali e che a fine serata non ci sia un posacenere pieno di mozziconi ed attorno l’aria un po’ viziata, amara e malinconica.
Mi piace sentire, forse perché è anche un po’ mia, la solitudine del cantante/pianista: può essere allo stesso tempo condanna e dono; durante lo show lo vedo seduto davanti ai tasti bianchi e neri della sua vita, complicata ma bella.
Immagino chi fa pianobar sognare di poter suonare, un giorno, canzoni sue ma forse si conosce, ama (e odia) i suoi limiti, gli basta dare voce a canzoni di altri, incollare la sua voce al volto di altri.
Il pianobar, come Pinocchio che alla fine non rimane burattino, é un canzoniere che prende vita.
Tempo fa c’erano i canzonieri da sfogliare intorno ad un falò.
Ora c’è You-Tube, che adoro, e il web con i suoi labirinti.
E così le domande sono sempre le stesse, antiche ed a loro modo recenti: é più bello incantarsi davanti ad una bella foto sul monitor o innamorarsi ballando?
E’ preferibile avere a disposizione tutta la musica del mondo o consumare, fino alla noia, la solita musicassetta per tutta l’Estate affinché diventi la colonna sonora di un pezzo della tua vita?
Riavvolgerla poi con una matita perchè perderla sarebbe come restare muti.
Le parole, forse, sono superflue ma le parole in musica, quelle no, quelle sono una conchiglia da accostare all’orecchio per sentire il mare anche in pieno Inverno.
Ecco, il pianobar e i suoi interpreti sapranno sempre di anni ’80, anche suonando l’ultima hit.
Profumano di sogno, di un’epoca che non c’è più e che, diciamocelo, vorremmo comunque indietro anche se siamo consapevoli che, per definizione, non sarà mai come prima.
E’ un carrillon, una scatola della musica che suona il suo piano prefinito di cui qualcuno fa girare la manovella, tu, o chiunque altro abbia paura del silenzio di un romanticismo fatto di verità.
Alessio “Pibe” Lini
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scintillante e cristallino come sempre Pibe !
Ottimo questo articolo, hai centrato in pieno, in tutto quello che hai scritto (tutte verita’) Molto bello.
[...] Articolo pubblicato sul portale libero.itLavoro con cantanti e musicisti da ormai tre anni e sono avvocato. Scelta forte la mia ma è colpa [...]
Sacre parole ! Ottimo articolo Pibe! Ci si vede al pianobar del busa’ a cantare le nostre canzoni sorseggiando il solito drink!
Mitico Pibe.