Più studi, più guadagni
redazione | Jun 30, 2012 | Comments 38 |
Ecco perché investire nell’istruzione conviene
L’istruzione non è un costo, è un investimento. Questo in estrema sintesi quello che viene fuori dal Rapporto Isfol 2012 presentato a Roma nei giorni scorsi.
I dati raccolti e analizzati dicono che l’investimento nell’istruzione e nella formazione alla fine si trasformerà in profitto. Ed è importante ripeterlo in un momento come questo che vede una preoccupante flessione delle immatricolazioni.
In Italia, però, lo studio paga meno che nel resto d’Europa. Vediamo nel dettaglio cosa significa.
Nel nostro Paese gli occupati con diploma dal 2007 sono aumentati del 10%, dato molto confortante, anche se ancora al di sotto della media europea che è pari al 14%, mentre in Germania arriva addirrittura al 17,8%.
Se consideriamo, poi, i dati del mercato del lavoro vediamo come tra il 2007 e il 2010 gli occupati in Italia siano diminuiti di 350mila unità: risultato che deriva dalla contrazione di circa 850mila persone con al massimo la licenza media o il diploma triennale e l’incremento di oltre 500mila con diploma di scuola secondaria superiore o titolo universitario. Questo significa che a rimetterci il posto di lavoro sono soprattutto le persone con una bassa scolarità, mentre chi ha un titolo di studio medio-alto ha più chance di impiego.
Che lo studio paghi, lo conferma anche l’analisi della disoccupazione, che evidenzia il vantaggio dato dall’investimento in istruzione nell’attenuare il rischio di perdere il lavoro: nel 2011 il tasso di disoccupazione degli individui poco scolarizzati si attestava su livelli doppi rispetto a quelli registrati per coloro che possiedono un titolo universitario: l’indicatore riferito ai laureati è pari al 5,4%, mentre per i diplomati è superiore di 2,5 punti percentuali e raggiunge un valore del 10,4% per chi possiede la licenza media.
Tuttavia, rimaniamo svantaggiati rispetto ad altri paesi europei: basti considerare che il tasso di disoccupazione dei laureati italiani è aumentato nel 2007-2011 dell’1%, in Germania è diminuito dell’1,4%.
Per quanto riguarda il reddito, poi, nei paesi Ocse le retribuzioni dei lavoratori con istruzione terziaria superano mediamente del 50% quelle dei lavoratori con istruzione secondaria. La media europea è pari al 48,3%, ma in Italia, il dato si ferma al 36,2%. Dal 2005 i premi retributivi legati a un maggiore livello di istruzione sono calati in Europa del 4%, da noi del 10%, la stessa percentuale in cui in Germania sono invece saliti.
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Redazione Global Publishers
Fonte: LaStampa.it
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Commenti (38)
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Per la mia esperienza trovo che l’istruzione rappresenti al contrario una sorta di ostacolo nel nostro paese per lavorare. Il mercato del lavoro non offre quasi più nulla a chi ha un titolo di studio e non intende demansionarsi. Provate ad andare su Linkedin ed a cercare in Italia posti di lavoro nella ricerca industriale: il risultato sarà vicinissimo allo zero! Fate la stessa cosa in Inghilterra o negli USA o in Germania.
NO COMMENT!
Questo articolo è una menzogna!!! NON è vero niente, con la laurea oggi non si fa più nulla. Sono laureato ormai da 2 anni e non sono riuscito a trovare niente, dell’investimento fatto fino ad ora non ho recuperato neanche un euro.:-(( che tristezza, soldi, tempo e fatica buttati nel cesso!!! L’italia è un covo di bastardi figlia di puttana!!! Incominciando dai politici, che dovrebbero solo andare a zappare la terra, perchè del popolo non se ne fottono proprio, pensano solo ad accontentare le squallide banche……ANIMALI!! andate a pascolare!!!
non diciamo le solite cazzate oramai siamo un casino di laureati che non trovano lavoro e ci chiedono di studiare e di fare master ecc. ecc. bisogna rinnovare questo paese iniziando dalla classe dirigente che non fa un emerita minchia e succhia il sangue al paese questi pezzenti tutti a casa!!! La colpa della recessione della crisi e della disoccupazione è principalmente loro calci in culo a questi pezzi di merda altro che voti
Lo studio diventa un investimento conveniente, anche per chi non si trova su corsie preferenziali, se esso è condotto per acquisire competenze professionali in settori con domanda in difetto rispetto alla offerta. Purtroppo questi sbocchi non atraggono una generazione di genitori e studenti sedotti dalla ventennale propaganda delle tre I: inglese (viaggi e soggiorni all’estero), Informatica (gestione di dati astratti) e Impresa (grande vocazione a giocarsela in proprio e con capitale da investire). I settori che danno prospettive sono assai prosaici e richiedono comunicazione sintetica e educazione plurilingue (comprese le lingue minoritarie), abilità operative con tecnologie e strumenti di intervento sui materiali e apparecchiature (impianti, costruzioni, manutenzioni, misure, controlli, ecc), spirito imprenditoriale nel senso di rifondarsi ma facendo tesoro di quanto si è studiato; in questo senso occhio ai corsi di formazione professionale regionale, provinciale e comunale. Lo studio scolastico, anche astratto e su base umanistica, non va buttato via anzi è un vantaggio enorme rispetto a chi non ha basi culturali. Questo nostro mondo si regge sui consumi e i consumi richiedono competenze sulle cose e le relazioni tra uomini che si interesssano delle cose da costruire, far funzionare, riparare, distribuire ecc. L’attenzione sulle cose non tocca i vertici dello spirito come fanno gli studi scientifici e umanistici finalizzati al soddisfacimento del bisogno di conoscenza ma se si vuole entrare nel meccano economico del nostro mondo non potendo contare su raccomandazioni e relazioni parentali bisogna che una parte della popolazione giovanile acculturata si rasssegni a riconvertirsi in campi prosaici. Sarà dura perchè gli interessi dominanti che fanno capo al mondo della finanza e delle banche spingono ancora potentemente sulle 3 I e sul rifiuto di credere che la crisi attuale è soprattutto crisi di valori, è soprattutto tramonto di vecchi paradigmi come quello di uno sviluppo senza fine. A tutti i giovani che vogliono continuare a credere allo sviluppo in senso tradizionale consiglio di rivolgere la propria attenzione al miliardo di persone sparse nei villaggi del mondo afflitti da mali endemici. Lavorare in quel mondo significa però due cose: spirito di volontariato e abilità pratiche ovvero una cultura basata sulla formula CSTS: Casa, Scuola, Trasporti, Salute. Per intraprendere questa strada è ancora indispensabile aver studiato e continuare a studiare in senso pratico. Questi sono i sogni dei Paesi da sviluppare. E’ stata la nostra formula per più di mezzo secolo e ha funzionato.
E’ VERO SOLO SE HAI CONOSCENZE. MIO FIGLIO HA 2 LAUREE, DI CUI UNA CON 110 E LODE, ED E’ ANCORA A SPASSO. MI DITE VOI CHE INVESTIMENTO HO FATTO PER MIO FIGLIO?
non ci vogliono i titoli sappiamo come si prendono ma pratica e teoria sul campo
Che dire siamo noi gli sfigati nn quelli delle statistiche a loro va sempre bene!!!!!!Questa statistica è a dir poco, poco consolatoria, io sconsiglio vivamente a chi si avventura nel mondo del lavoro di intraprendere la carriera universitaria, le mie statistiche sono ben diverse, io vedo solo gente che continua nonostante specialistiche varie, a fare i soliti lavoretti gelateria,pizzeria ecc. meglio investire il proprio tempo in corsi regionali gratuiti sono molto più redditizi!!!!!!!
Mi piacerebbe sapere se tu appartieni alla categoria dei laureati disoccupati.
Ahahahahah come no più studi più fai guadagnare i baroni delle università e le loro discendenze ben impiantate negli atenei, è uno schifo tutto italiano, questi articoli sono fatti ad hoc per fare incazzare ulteriormente gente già frustrata di suo, la soluzione è abbandonare questo paese incancrenito, non buttate ulteriori anni in corsi di perfezionamento e masters per dare a campare i magnaccia delle università.
VERGOGNA FATE SOLO SCHIFO, ADESSO TAGLIERANNO ULTERIORMENTE I FONDI ALLE UNIVERSITA’ PUBBLICHE PER FAVORIRE LE PRIVATE, NATURALMENTE I PARLAMENTARI SARANNO PURE I PROPRIETARI DI TALI ATENEI, ED I SOLDI SEMPRE NELLE STESSE TASCHE VANNO A FINIRE.
PAROLE SANTE!!!