Riscatto della laurea: come funziona…
Laura Cerizza | Jul 06, 2012 | Comments 5 |
…e quanto ti costa
Il riscatto della laurea è un istituto che permette al lavoratore di “convertire”, a proprie spese, gli anni di studio universitario in contributi previdenziali, recuperando così dei periodi scoperti che andranno a concorrere alla determinazione della pensione futura. La condizione principale è il conseguimento di un titolo di studio. Più specificamente, si possono riscattare i seguenti percorsi formativi:
- diploma universitario (con corsi di durata non inferiore a due anni e non superiore a tre);
- diplomi di laurea (durata non inferiore a quattro anni e non superiore a sei anni);
- diploma di specializzazione conseguito successivamente alla laurea e con corsi di durata non inferiore ai due anni;
- dottorato di ricerca;
- titoli accademici previsti dal decreto n. 509/1999, cioè quei titoli caratterizzati dalla combinazione di una Laurea triennale e una Laurea specialistica biennale (a cui si accede completando la triennale);
- diplomi rilasciati dagli istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale (diploma accademico di primo e secondo livello, diploma di specializzazione e diploma accademico di formazione alla ricerca) ma solo per i nuovi corsi attivati a partire dall’anno accademico 2005/2006.
I periodi di studio sono recuperabili in toto o parzialmente (a esclusione di quelli di iscrizione fuori corso) e la possibilità di riscatto è riconosciuta a tutti gli iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria, inclusi non solo il Fondo pensioni lavoratori dipendenti e le sue gestioni speciali per gli autonomi, ma anche i fondi sostitutivi ed esclusivi per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti e la Gestione Separata. Ovviamente, un requisito fondamentale è che i periodi in questione non risultino già riscattati o coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa presso uno qualunque dei citati regimi previdenziali.
Tuttavia, grazie alla Legge n. 247/2007 – ed esclusivamente per le domande presentate dal 1.1.2008 -, l’iscrizione ad una forma obbligatoria di previdenza non è più condizione necessaria per ottenere il riscatto; quest’ultimo, infatti, può essere conseguito anche da chi – al momento dell’istanza – non ha ancora iniziato un’attività lavorativa in Italia o all’estero, e non si è quindi mai registrato ad alcuna gestione previdenziale. Inoltre, qualora l’interessato non disponga di un reddito personale, l’onere del riscatto può essere sostenuto da coloro presso cui lo stesso risulti fiscalmente a carico, potendo questi godere di una detrazione dalle imposte del 19%. Sempre per merito della citata legge, il versamento del contributo – che prima poteva avvenire solo in unica soluzione – può essere dilazionato fino ad un massimo di 120 rate mensili (10 anni) senza interessi. Infine, dal punto di vista tributario, l’onere da pagare e integralmente deducibile dal reddito.
Ma veniamo ora alle modalità di calcolo del contributo, le quali variano a seconda della collocazione temporale dei periodi da riscattare.
- Fino al 31.12.1995: se i periodi sono collocati entro tale data, la somma da versare viene calcolata in base al sistema retributivo (riserva matematica); di conseguenza entreranno in gioco variabili come l’età (più in là si chiede il riscatto, più si paga), il sesso (le donne, essendo più longeve, sostengono un costo maggiore), l’anzianità contributiva (più è alta, maggiori saranno le retribuzioni e quindi l’onere di riscatto) gli anni da riscattare e le ultime retribuzioni percepite. Tuttavia, se al 31.12.1995 l’interessato possedeva almeno 18 anni di contribuzione, troverà applicazione il sistema retributivo anche se il corso di studi in questione ha avuto luogo in data successiva. Come si calcola la riserva matematica? Innanzitutto si determinano sia la pensione che teoricamente spetterebbe alla data di presentazione della domanda (considerando quindi gli anni di contributi già raggiunti), sia la pensione che ipoteticamente spetterebbe se si aggiungessero ai contributi esistenti quelli riscattati (tenendo conto delle retribuzioni percepite durante i periodi oggetto di riscatto, rivalutate all’indice ISTAT). Successivamente si calcola la differenza tra i due importi così ottenuti (il c.d. “beneficio pensionistico teorico”), alla quale verranno poi applicati i relativi coefficienti di capitalizzazione fissati con decreto ministeriale. In via del tutto esemplificativa (dato INPS), una lavoratrice dipendente di 40 anni, con 11 anni di contributi, 4 anni di laurea da riscattare, e una retribuzione negli ultimi 12 mesi pari a 35949,39 euro, che ha presentato domanda nel 2011 paga un costo di 65.304,85 euro.
- Dopo il 31.12.1995: l’onere è calcolato col sistema contributivo applicando alla retribuzione degli ultimi 12 mesi l’aliquota contributiva in vigore al momento di presentazione della domanda (33% per i lavoratori dipendenti), e moltiplicando il risultato per il numero di anni da riscattare. Un lavoratore dipendente con retribuzione lorda annua di 20.000 euro e 4 anni da riscattare, dovrà pagare 26.400 euro in totale.
- Soggetti inoccupati e mai iscritti ad una forma obbligatoria previdenziale: in questo caso, non essendoci retribuzioni di riferimento, l’onere da versare è dato dal livello minimo imponibile annuo degli artigiani e commercianti moltiplicato per l’aliquota di contribuzione obbligatoria e per gli anni di durata del corso di laurea da riscattare. Nel 2012 detto livello minimo è pari a 14.930 euro, quindi un inoccupato che quest’anno decide di richiedere il recupero di 4 anni di laurea dovrà pagare un costo totale di 19.707,6 euro (14.930×33%x4).
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Laura Giulia Cerizza
Redazione Global Publishers
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Mi farebbe piacere conoscere il numero di domande di riscatto di laurea e di interruzione dei versamenti decennali, dopo la legge truffa Fornero che ha abolito il diritto del pensionamento di anzianità.
Finalmente un articolo che spiega in maniera chiara e completa le problematiche del riascatto della laurea.
Complimenti!
Trattasi della solita fregatura per farti sborsare soldi a beneficio statale. Dopotutto il servizio militare viene riscattato gratuitamente, pur essendosi trattato di un anno a spese dello stato. Il titolo di laurea si paga in toto, nonchè gli anni fuori corso, e di questo costo una notevole percentuale è rappresentata da tasse, per cui mi sembra che i contributi siano già stati ampiamente versati. Perchè versarli nuovamente?
Certo, qualcuno potrebbe obiettare che non si possano pretendere soldi dallo stato senza aver effettivamente lavorato. In effetti un corso di studi è un fatto personale durante il quale non si produce nulla alla collettività, però quando diventa un mezzo ed un espediente per il lavoro successivo, allora è giusto che sia riconosciuto, non fosse altro che per gli anni “persi” verso il traguardo della pensione. Oggigiorno poi, dati i tempi di lavoro obbligatori prima di pensionarsi, nonostante i soldi da aggiungere, conviene non perdere neppure un giorno della propria vita.
Scusa ma non sono per niente d’accordo con te! Il servizio militare è (era) una “cosa” obbligatoria la laurea no. Inoltre le tasse scolastiche, che sono ben poca cosa rispetto ai contributi previdenziali, servono per coprire in minima parte le spese che lo stato deve sborsare per pagare i prof.,i fabricati, ecc.ecc..Poi se pensi che la laurea ti dia più possibilità di trovare lavoro proprio ti sbagli. Mentre hai pienamente ragione quando dici:- Oggigiorno…dati i tempi per pensionarsi…-
Gli anni di fuori corso non sono riscattabili.
Informati prima di commentare.
Quello che versi lo Stato te li restituisce con gli interessi quando vai in pensione.