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    Cina: matrimoni made in Italy


    5 giovani wedding planner alla conquista dell’Oriente

    Che il mercato cinese sia la nuova frontiera dove investire è chiaro a tutti da tempo. Ma non è da tutti aver l’idea giusta per conquistarlo. Cinque ragazzi studenti della Bocconi ci stanno provando: Riccardo Ferrari, Cesare Riva, Sisi Xu, Yalu Ji e Quilin Zhao. Hanno vinto il premio in denaro della China Insight Competition grazie al loro progetto di agenzia matrimoniale e commercial internazionale. Vogliono lanciare il matrimonio all’italiana in Cina: dagli abiti al pranzo, al viaggio di nozze, tutto rigorosamente made in Italy.

    E il progetto può davvero funzionare: in Cina si sta assistendo un vero e proprio boom di matrimoni, perché tutti i nati dopo gli anni ’80 si stanno sposando: un mercato enorme, 10 milioni di matrimoni all’anno, 56 miliardi di ricavi solo quel giorno e una cultura che appoggia imprese nel settore. Se un americano spende in media il 45% del proprio reddito annuale per il gran giorno, un cinese arriva anche al 200%. Una vera e propria moda, tanto che c’è anche un programma tv sull’argomento.

    “La Cina si sta aprendo e l’Italia è fonte di alta qualità. Il progetto è pensato proprio per sfruttare i punti di forza tricolori come vestiti, turismo e cibo”, racconta Sisi Xu a La Stampa, cinese e anche italiana da quando ha 4 anni. “Noi che viviamo in Italia, continua Zaho, ma pure chi è rimasto là si è occidentalizzato e sta cambiano le regole. Una volta la sposa si cambiava parecchie volte, lo sposo doveva inviare tre lettere, una per il fidanzamento, una per i regali e una per il matrimonio. Inoltre le date di nascita dei due dovevano combaciare secondo un complicato schema, altrimenti l’unione non avveniva sotto i migliori auspici. Ora tutto questo viene superato e c’è spazio per nuove idee.”

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    Redazione Global Publishers
    Fonte: La Stampa



    Nella Categoria: AziendeGallery

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    RSSCommenti (6)

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    1. alfredo says:

      la prima volta che sono sbarcato in cina per lavoro; e stato il 1991.una grandissima esperienza, un popolo unito veramente!se potessi avere un aggancio partirei subito.Alfredo.

      • Punitore says:

        Cina: matrimoni made in Italy e CHI SE NE FREGA NON CE LO METTIAMO?!?

        • Vittorio says:

          Bravo @Punitore! Quoto il CHISSENEFREGA!!!
          Grazie ai nostri politici che hanno consegnato il nostro futuro nelle loro mani, stanno massacrando la nostra economia. Là sta la vera causa della nostra (non quella dei politici e delle loro banche!) Crisi!!!
          Arriveremo a doverci accontentare di stipendi al loro livello, prima di poter risalire alle nostre vecchie abitudini. Noi saremo i loro lavoratori! Vedrete…

      • lorenzo says:

        Un paese da dimenticare anche se avessi un aggancio sarebbe l’ultimo paese al mondo dove andrei. Questa invece la mia opinione. Sporchi, poco propensi nei confronti di chi non è cinese, burocrazia torbida. Ripeto paese da dimenticare

      • Franco says:

        Concordo pienamente Alfredo… Sono stato a Guangzhou l’anno scorso, 2 volte, in giugno e ben volentieri ritornato in agosto, e poi quest’anno in Aprile. Posto con parchi magnifici, gente accogliente e mai diffidente, metropolitana strapulita e modernissima, quando vado a Milano mi sento uno straccione, poi si può discutere sulle questioni del mercato ecc. ecc. Esperienza comunque molto positiva, tornerò in Cina a febbraio in occasione del capodanno cinese, e questa volta andrò a Changchun, nel nord-est, dove andrò a incontrare una bella e affascinante donna, appassionata di letteratura occidentale, e in particolare di un certo Italo Calvino, mai sentito??? Ci sarebbe molto da scrivere, da approfondire, mi fermo qui… Saluti.

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