Il nuovo business? Le riparazioni
redazione | Jul 15, 2012 | Comments 29 |
Con la crisi non si butta più via niente, si aggiusta
È così. Se ci fermiamo a riflettere un attimo, tutti possiamo effettivamente notare quanto ci stia durando l’abito comprato due stagioni fa, quanto fosse pieno il meccanico quando abbiamo fatto l’ultimo tagliando, la mole di lavoro inusuale che aveva ieri il calzolaio, quando abbiamo portato a riparare il tacco…
La crisi sta insegnando agli italiani l’arte del riuso, del recupero, della riparazione. Quello che fino a pochi anni fa sarebbe stato semplicemente sostituito da un oggetto nuovo, oggi si aggiusta e si fa durare il più possibile. Lo si fa con le automobili, con i vestiti, con gli elettrodomestici.
Repubblica.it riporta in un articolo vari esempi significativi di questo nuovo trend: Giuliano Andreucci, responsabile di Zyp, una catena di negozi di Roma e provincia dove si riparano abiti, conferma che negli ultimi tempi il fatturato è in aumento; Cristina Righetti, sarta torinese, ha aperto un sito internet per quelle che ha definito “riparazioni d’autore, vere e proprie ristrutturazioni” dei vecchi vestiti e racconta: “È una tendenza che si va diffondendo, soprattutto per gli abiti da cerimonia”; Lorenzo Bellachioma, fondatore dell’associazione riparatori elettrodomestici (Are) spiega come il cambio di mentalità si veda non tanto dai fatturati dei riparatori quanto dalle scelte dei clienti che “sono disposti a spendere molto più di prima per aggiustare il vecchio frigorifero”. “Oggi si ripara di più anche accettando di spendere 250 euro per un elettrodomestico che ne vale 400”, afferma.
Le nostre abitudini stanno, quindi, cambiando: siamo più attenti a non sprecare e diamo più valore alle cose. E non tutto il male viene per nuocere: questa nuova attitudine dà una mano all’ambiente. Consumare meno significa inquinare di meno. Anzi, c’è chi si spinge ad affermare che questo cambio di mentalità è dovuto sì alla crisi, ma anche alla nuova sensibilità ecologista che si sta diffondendo. Guido Viale, autore del libro La civiltà del riuso (Laterza) in cui elenca i mercatini, i luoghi di scambio e baratto sempre diffusi in Italia, sostiene infatti che questa “è la dimostrazione che la cultura del riuso si va diffondendo.”
Il recupero di ciò che sbagliando si ritiene inutile farebbe risparmiare agli italiani 11 miliardi all’anno, più della spending review. Che il segreto per ripartire sia davvero ridare valore a ciò che è stato rifiutato per fare economia?
Sfoglia gli ANNUNCI DI LAVORO
Redazione Global Publishers
Fonte: Repubblica.it
Informazioni sull'Autore:
Commenti (29)
Invia una risposta | Trackback URL




















Riparare va bene come hobby ma la gente vuole solo risparmiare perchè vuole sempre una garanzia che nessuno può dare su beni riparati non nuovi .Finchè è il vicino che ti ripara l’aspirapolvere gratis tutto ok ma quando si chiedono soldi arrivano: giudici finanza la 626 associzione consumatori .Dire che le riparazioni su beni usurati non possono essere garantite come i nuovi apparecchi che cade l’asino.
la 626? siamo nel 2012 e ancora la chiami 626? è stata abrogata così come tutte le altre normative per la sicurezza che sono state integrate nel Testo Unico per la Sicurezza: il Decreto Legislativo n°81 del 9 aprile del 2008.
Comunque, per quanto riguarda le riparazioni, è normale che per le aziende c’è bisogno di garanzie ma non so se sai che esistono ditte certificate che lavorano in conformità a requisiti legali. Lo stesso manutentore è tale perché è qualificato quindi non vedo dove sia il problema..
da anni si ripara sempre meno “altro che nuovo business” e dal 2008 ad oggi hanno chiuso + del 50% dei riparatori sopra tutto di elettronica e ormai e anche dificile trovare una stupida cinghia,sono da 20 anni nel settore,chiedete informazione a chi di dovere prima di sparare delle stronzate per piacere…questo e solo disinformazione…….
Infatti, se qualcuno riesce a ripararsi alcuni oggetti può risparmiare, ma se ci fosse del lavoro vero quella persona che adesso spende il proprio tempo per le proprie riparazioni preferirebbe lavorare e si comprerebbe quello che vorrebbe…
…poi il fatto di trasformare il rattoppatore in attività, lasciamo perdere và…
a quanto si lavorerebbe?
A 5/6/7€ l’ora?
Allora è un’attività in nero…
…e con il nero non si risolve la crisi…
…crisi creata da banche e finti politici…
dove esiste la vera politica la crisi non c’è!
Invece di rattopare i soliti nostri finti politici io li butterei come sacchi di umido o secco non riciclabile….
a proposito c’è chi insegna a riparare cose gratuitamente. Aggiustatutto.it
http://www.iphonerepair.it assistenza riparazioni in tutta italia.
http://www.mastrocasa.it offre un servizio tecnico on line
Mattthew Crawford, “Il lavoro manuale come medicina dell’anima. Perché tornare a riparare le cose da sé può renderci felici”, Mondatori 2010, 225 p.
Realizzare con le proprie mani vuole dimostrare il libro, non solo non rappresenta una perdita di tempo, rispetto all’invito al consumo continuo che la società ci propina, ma offre una chiave di lettura della propria vita ed aiuta a ripensare le priorità e ciò che di essenziale è racchiuso nell’esperienza di vita di ogni persona. Eppure il consumo ad ogni costo ci ha resi “incappaci” di fare tale esperienza, offrendoci di sostituire qualunque cosa abbia un difetto con oggetti nuovi, frutto di un’offerta costante e accattivante. Il risultato è che, molti di noi, sono in grave difficoltà di fronte ad un piccolo guasto in casa propria. Quanti sarebbero in grado di riparare la propria automobile o, molto più banalmente, la bicicletta senza dover ricorrere a un meccanico? Quello che per i nostri nonni o per i nostri genitori era del tutto ovvio, è diventato per noi quasi impensabile: prendersi cura degli oggetti quotidiani, dedicarvi del tempo, magari “sporcarsi” le mani. Ci siamo convinti che i cosiddetti “lavori di concetto” siano più gratificanti sul piano sociale ed intellettuale. L’autore del libro che, al contrario, ha abbandonato il suo ben remunerato lavoro in un centro studi politici di Washington per fare il meccanico di motociclette, capovolge quest’idea; l’evoluzione del lavoro d’ufficio, in realtà, ha trasformato i colletti bianchi in un esercito di frustrati esecutori.
Ancora più interessante è la teoria secondo la quale la sistematica cancellazione di quanto è nascosto nei dispositivi meccanici, da parte delle nuove correnti del design, abbia contribuito ad allontanare l’utilizzo degli oggetti dal loro meccanismo di funzionamento. Un allontanamento che può generare insicurezza e che, secondo l’autore, non ha contribuito affatto a generare nuova cultura. Al contrario, sopratutto nella formazione scolastica, la conoscenza dei congegni meccanici apre la mente e permette un’ampliata capacità di lettura e codifica del mondo che circonda i ragazzi.
Virtualizzare la realtà ha rafforzato la logica del consumo, con il risultato che è aumentata la richiesta di professioni legate all’uso “dell’intelligenza delle mani”, senza che a tale richiesta corrisponda ancora un’offerta formativa adeguata. Molto spesso, addirittura, tali percorsi formativi professionalizzanti sono interpretati e presentati come di livello inferiore ai percorsi classici.
L’autore, portando ad esempio le proprie esperienze professionali, dimostra invece come il lavoro artigianale completi la persona e contribuisce, oggi, a prefigurare percorsi professionali altamente motivanti.
Ma, questo forse è questo il vero filo conduttore del testo, alla crescita professionale si accompagna anche la capacità inusuale, per questi tempi, di guardare se stessi, comprendendo in modo pieno valore e significato di quanto concretamente si realizza. Ecco che il lavoro si apre ad un orizzonte di senso che restituisce dignità piena al mondo del lavoro nella sua totalità, realizzando quel circolo virtuoso che lega chi lavora con il prodotto di tale impegno.
Il lavoro manuale ci permette di tornare a sperare che il frutto delle nostre mani riporti con i piedi per terra quel che resta della società post-industriale.
Riparare, ecologia, risparmio… belle parole! Provate a mettervi in proprio facendo riparazioni e vediamo se riuscite a farvi uno stipendio a fine anno…eheheheheh.
Ragazzi non prendiamoci in giro, non è “riparando” che si risolvono i problemi. Quando la gente si fa mettere le “toppe” ai vestiti si chiama miseria. Qui i problemi sono ben più profondi… Se vogliamo un’economia “ecologica” allora bisogna cambiare tutto il sistema perché altrimenti non funziona. Chi le paga le tasse? I “riparatori”? ehehehehe ma per favore…
“eheheheh” un kaiser! Se tu avessi letto bene c’è gente che ripara artisticamente degli abiti da cerimonia, quindi niente toppe, niente miseria, semplicemente voglia di ridare valore a oggetti preziosi di un tempo che si vogliono riusare perchè si è legati ad essi.
E anche quando si tratta di piccole riparazioni, se i poveri aumentano, aumenta anche il ricavo/guadagno. 2 euro qua, 5 euro là..
Le tasse le pagano tutti quelli che lavorano, quindi non fare tanto lo schizzinoso, il gradasso, il superiore.
Salve, timidamente vi porto la mia esperienza:
sono un’orologiaio riparatore da famiglia di orologiai
e diplomato in orologeria, la revisione di un orologio a pendolo comprendente smontaggio, pulizia, rimboccolatura,
eventuale sotituzione mollette e retifica perni, circa
5/6/7 ore di mano d’opera euro 130,00, togliete iva (21%)
tasse(30%circa) materiale di consumo (liquidi,elettricità
per ultrasuoni,ammortamento e consumo attrezzi) e capirete
che quanto dichiarato sopra è forse vero ma non per
tutti i “mestieri” ma solo quelli dove le persone sono
disposte a pagare per il loro oggetto prezzi importanti
vedi restauro mobili e poco altro.
Io perseguo nel mio lavoro per dare un servizio alla mia clientela (avendo anche la vendita) ma non certo per il
guadagno possibile.
Ci vuole la crisi per far capire che stiamo affogando nei rifiuti.
Meno male che leggo finalmente qualcosa di sensato.
Ricordo con terrore, i giorni del passaggio al digitale terrestre, quando le discariche erano piene di televisori perfettamente funzionanti, nei quali bastava collegare un senplice decoder per farli rinascere. Forse è vero quello chediceva la mia nonna… la gente bisogna toccarla nel portafoglio, per farla svegliare. Benvenuta crisi!
Solo le discariche? Anche le strade, i giardini e perfino i parchi!
Un popolo di idioti (non a caso chiamati italioti), merita di morire soffocata dai propri rifiuti mentre fa finta di godersi questo “progresso”.
iPhoneRepair nell’arco di 6 mesi ha conquistato il dominio del mercato italiano sulle riparazione dei dispositivi iPhone e iPad; da un piccolo laboratorio fatto in casa è attualmente la realtà di un lavoro del “fai da te ” diventato il centro assistenza per dispositivi Apple più seguito e importante a livello nazionale; in 6 mesi ha aperto sedi a Milano, Roma, Bari, Palermo, Napoli, Verona e Cagliari; Nati da zero, oggi il centro riparazioni per eccellenza in qualità, competenza, serietà, velocità e prezzo!
Acquisto cacciabombardieri F-35 “40 miliardi di spesa inutili”. che senso ha spendere tutti questi soldi mentre si costringono milioni di italiani a fare enormi sacrifici e mancano i soldi per il lavoro, la scuola, la lotta alla povertà, i servizi negli EE LL., la protezione civile, la polizia e la giustizia? Se lo stanno chiedendo in molti, dopo la conferma, del Ministro-Ammiraglio Giampaolo Di Paola, dell’acquisto di 90 cacciabombardieri nucleari F-35: “una delle più micidiali armi da guerra mai esistite”. E qualcuno parla di tornare a rattoppare scarpe, vestiti e tant’altro? Mettiamoci pure: pane e carrubbe a pranzo ed una bella valigia di cartone pronti a partire? E’ la Kasta che deve lasciare il Bel Paese e lasciare tutto quel che in tanti anni hanno usurpato.
… suuu, tranquillo …. i cacciabombardieri li hanno comprati per bombardare la siria nooo???? Poi, una volta uccisi migliaia di bambini, donne e vecchi ( tutto calcolato … ) si fottono i loro pozzi di petrolio, facciamo contenti gli americani e recuperano quello che hanno speso ….. per loro è tutto un gioco … tanto, le pezze al culo ormai le abbiamo …..VOTATE IL REFERENDUM DEL PARTITO POPOLARE !!! BASTA SOLDI AI POLITICI !!!!!!!!!!!!!!!!
Ah beh, il partito popolare.. ah beh, togliamo 1000 euro ai politici, caspita che rivoluzione!
Si ritorna indietro a lavori artigianali di pregio, come il sig.Giuseppe. Due sono i problemi: il costo e il luogo dove si trova. A questio proposito sarebbe utile avere l’indirizzo.
Ma è giusto mettere in testa alla gente queste fesserie?
Io, so riparare di tutto senza mai aver preso lezioni da altri, dalle piccole cose a quelle più grandi su elettricità, idraulica, impiantistica d’ogni sorta, piastrellature, saldature e soprattutto: dove riparo io, la durata è illimitata. Anche sull’elettronica: so realizzare siti web e quant’altro che la hi-tech possa vantare sui mercati internazionali. Sono nato lavorando, a 9 anni riparavo già elettrodomestici dei tanti chienti di mio padre ed ho al mio attivo, molti brevetti ed una invenzione nel cassetto di cui sono certo cambierebbe la vita nel Globo terrestre ma, Vi assicuro che tutto questo non servirebbe a migliorare l’attuale crisi Europea invasa dal sistema speculativo delle Banke e dalla kasta dei Manager e Politici che DIVORANO miliardi a tutto campo ed a discapito della povera gente, es: si stà togliendo 700 posti letto alla Sanità e tant’antro per poi acquistare 90 aerei F-35 al costo di 20 miliardi di €.(vorrei che qualcuno mi spiegasse a chi? dobbiamo fare la guerra?) senza che alcuno (per quanto percepisco) si mobiliti per fermarli. Per capirci: riparare a perfezione un qualsiasi piccolo elettrodomestico, un paio di scarpe od altro, il costo manodopera italiana ed il solo tempo accorso senza includere costi materiali occorrenti è già da 5 a 10 volte del costo acquisto nuovo di zecca ultima tecnologia. L’usa e getta, altresì rimette in moto il commercio, l’artigianato, il made in Italy ormai tendente a sparire (vedi Qatar). Tornare alle toppe: impoverisce e conduce alla miseria; fidateVi, parola di esperto.
SE imparavi anche l’italiano…
caro Ehmmm, se ti vuoi perdere sull’errato modo di esporre l’idioma italiaco, libero di farlo. Ma quello che è importante è il concetto espresso. E’ strano però, mille volte si vedono per televisione illustri personaggi, che intercalano le frasi con vocali per intenderci: e – aa – eppure nessuno fa una piega. Ora invece di tentare di dare un sesso agli angeli ringrazia per il concetto che Salvatore ha voluto condividere. ma puoi anche continuare a indignarti su come il tutto viene scritto. Di certo cosi facendo rimarrai sempre al nastro di partenza.
e arrivato il professore
perchè il “made in Italy”tende a sparire?!.Perchè tanti,soprattutto donne,comprano qualsiasi cosa a poco prezzo senza dare una minima occhiata all’etichetta,pur avendo tutte noi gli armadi stracolmi!!! Io forse sono un’aliena…!Quel che è peggio,tuttavia,è che le Grandi Marche che confezionano in Cina,te lo fanno pagare comunque a prezzi esorbitanti e a questo proposito manca in larga parte un background culturale,a tanti basta frequentare locali alla moda e magari dire:Sapete…?Questi jeans..sono di…..!!!!!!!!!!!!!!!!
Sai fare tutto tu.. com’è che allora sei qua a scrivere? LOL
Io, so riparare di tutto senze mai aver preso lezioni da altri, dalle piccole cose a quelle più grandi su elettricità, idraulica, impiantistica d’ogni sorta e soprattutto: dove riparo io, la durata è illimitata. Anche sull’elettronica: so realizzare siti web e quant’altro che la hi-tech possa vantare sui mercati internazionali. Sono nato lavorando ed ho al mio attivo, brevetti ed una invenzione nel cassetto di cui sono certo cambierebbe la vita nel Globo terrestre ma, Vi assicuro che tutto questo non servirebbe a migliorare l’attuale crisi europea invasa dal sistema speculativo delle Banke e dalla kasta dei manager e politici che DIVORANO miliardi a tutto campo ed a discapito della povera gente, es: si stà togliendo 700 posti letto alla Sanità e tant’antro per poi acquistare 90 aerei F-35 al costo di 20 miliardi di €. senza che alcuno (per quanto percepisco) si mobiliti per fermarli. Per capirci: riparare a perfezione un qualsiasi piccolo elettrodomestico, un paio di scarpe od altro, il costo manodopera italiana ed il solo tempo accorso senza includere costi materiali occorrenti è già 5 – 10 volte del costo acquisto nuovo di zecca ultima tecnologia. L’usa e getta altresì rimette in moto il commercio, l’artigianato, il made in Italy ormai tendente a sparire (vedi Qatar). Tornare alle toppe: impoverisce e conduce alla miseria, parola di esperto.
E’ GIUSTO MA BISOGNA CONOSCERE QUALI SONO GLI ARTIGIANI CHE EFFETTUANO I LAVORI CITTA’ PER CITTA’
la filosofia, perchè di questo si tratta…non si torna indietro, storicamente non lo si è mai fatto, del “riparare” vale per uno come me che le riparazioni se le fa da solo, di qualsiasi genere, ed è un risparmio. Ma da qui a farla diventare un’attività…
era ora!