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    Riforma Fornero: quali conseguenze?


    Come sono cambiate le nostre prospettive pensionistiche

    La riforma delle pensioni è stata molto discussa nei suoi meriti e nei suoi problemi. Sono problemi dei quali il Governo è certamente consapevole”. Queste le parole pronunciate dal Ministro Fornero in occasione della Giornata nazionale della previdenza 2012, svoltasi nella sede di Borsa Italiana a Milano.

    Ma quali sono le conseguenze della riforma in tema di età pensionabile e di tasso di attività degli italiani?

    Secondo i dati riportati nel Libro bianco sui sistemi previdenziali realizzato dalla Commissione Europea, nel 2020 l’Italia raggiungerà una soglia di età per il pensionamento pari a 66 anni e 11 mesi. La più alta d’Europa. In Germania, ad esempio, il requisito anagrafico nel 2020 si attesterà intorno ai 65 anni e 9 mesi, in Spagna ai 66 anni e 4 mesi, in Ungheria ai 64, mentre nel Regno Unito ai 66 anni.
    Lo stesso vale se si considera un lasso temporale più ampio; nel 2060, infatti, tale soglia in Italia sarà pari a 70 anni e 3 mesi, in netto distacco rispetto a quanto previsto per gli altri Paesi dopo il 2020: 67 anni in Germania, 68 anni in Regno Unito e 67 anni in Spagna.
    Se consideriamo poi i medesimi dati, riferendoci però al 2009, appare più evidente il salto compiuto attraverso la Riforma Fornero. Con i vecchi requisiti anagrafici, nel 2009 gli uomini potevano ottenere la pensione di vecchiaia a 65 anni, mentre le donne a 60; tuttavia, tenendo conto del beneficio di uscita anticipata offerto dalla pensione di anzianità, tale media si abbassava giungendo a 60,8 anni per gli uomini e a 59,4 per le donne. Rispetto ai 66 anni e 11 mesi stimati per il 2020, la differenza è notevole.

    Per quanto riguarda invece il tasso di attività, l’Italia si distanzia molto dalle medie europee.
    Dallo studio “Simulazione degli effetti della riforma previdenziale” realizzato dal CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), è emerso che con la Riforma delle pensioni – e dunque con l’allungamento dell’età pensionabile – la percentuale di italiani tra i 20 e i 64 che continuano a lavorare è aumentata. Nel 2011 detto tasso di attività era pari al 66%, mentre nel 2012 è giunto al 69%, contro il 75% rilevato mediamente nel resto dell’Europa. Medesimo discorso vale per l’offerta di lavoro totale dei lavoratori anziani. Nel 2011 tale valore era pari al 28,6%, e nel 2020 – senza la Riforma – sarebbe giunto al 35%; ma ora, a seguito del Decreto Salva Italia, nel 2020 la percentuale salirà al 46,1%.

    Le cifre appena esposte fanno sorgere una domanda: come si potrà far convivere, a queste condizioni, due/tre generazioni diverse nel mondo produttivo?

     

    Redazione Global Publishers


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    1. mario says:

      andrai in pensione ad 80 anni.

    2. rossella says:

      non ci capisco piu’ niente. sono nata a marzo del 1953.ho 18,5 anni di contributi maturati alla data del 1990. poi ho smesso perche’ ho avuto 3 figli. con le vecchie regole sarei andata in pensine a 60 anni compiuti. e adesso? non ne ho idea. potete aiutarmi ? grazie rossella

    3. Paola says:

      La pensione so che non ce l’avrò mai ma la Fornero ha pure cambiato i contratti a chiamata, ora possono essere fatti solo a persone sotto i 25 e sopra i 55 anni. Ora, sopra i 55 sono d’accordo ma sotto i 25 proprio no, già gli apprendisti hanno tutte le agevolazioni possibili e immaginabili, gli annunci sono praticamente riservati a loro, facciamogli ancora un altro contratto apposito!!! E chi ha 35 anni cosa deve fare per avere un lavoro con ditte che non possono permettersi di assumere anche solo part-time? Uccidersi?? Che nervoso!!!

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