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    Ritornare al paese d’origine


    È un fallimento o una scelta di vita?

    Un paio si settimane fa a Tufo, piccolo paese irpino di 900 abitanti celebre in tutto il mondo per il suo buon vino bianco, si è tenuto il Farm, un evento di 3 giorni per discutere di ruralità ai tempi di internet.

    Daniele Pitteri, professore dell’Università di Napoli Federico II, ha parlato della necessità di invertire il processo in base al quale chi ritorna nel territorio d’origine dopo un’esperienza in città si sente inevitabilmente un fallito, dicendo: “Bisogna far sì che il ritorno nella propria comunità d’origine rappresenti un valore per i giovani delle zone rurali d’Italia, non il marchio evidente di chi non ce l’ha fatta”.

    Per chi è nato in una cittadina di provincia o in un paesino, è facile capire di cosa si sta parlando. “Chi può se ne va e chi resta spesso viene guardato con disistima e tenerezza dai primi”, afferma Serena Danna sul blog Solferino 28. Tornare indietro – lo dice la parola stessa – dà l’impressione di arrendersi, di dimostrare al mondo di non avercela fatta, di riparare in patria dopo una pesante sconfitta. I più bravi, si pensa, sono quelli che rimangono in città, dove si sono fatti una posizione, un nome, e rientrano a casa solo per le feste comandate.

    Ma se non fosse così? Di questi tempi, la vita nei grandi centri è sempre più difficile e precaria: contratti che vanno e vengono, affitti comunque stellari nonostante la crisi, affetti scarsi. Al pese invece quasi tutti hanno una casa di proprietà, oltre che amici e parenti pronti a sostenerti. E poi, chi dice che, tornare nella propria cittadina natale con un bagaglio culturale rinnovato e arricchito non sia proprio il segreto per la svolta?
    Questa è la domanda che si pone anche la Danna, che conclude: “I problemi dei piccoli centri e dei territori rurali restano: poco lavoro, scarsa offerta culturale, stimoli esigui. Ma forse proprio in quei ritorni si nasconde la speranza di risolverli.” Noi siamo d’accordo con lei.

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    Fonte: Corriere.it



    Nella Categoria: AttualitàGallery

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    RSSCommenti (14)

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    1. gerardo says:

      ritornare indietro un bel dire ,origini di che emigrante da sud a nord e viceversa ci siamo solo spostati un po per arricchire il nostro bagaglio culturale e commerciale dopo l’università sono entrato nel mondo del lavoro,ma forse se rimanevo nel mio posto sarei diventato ancora di più di quello che sono dipende dalla ambizioni che uno ha e si propone io ero affascinato dalla grande città ,ma non sono deluso del mio cambiamento anzi ho una bella famiglia e grazie a dio una buona salute che è oggi il miglior investimento che dire in città tutto è più difficile prezzi alti cose che non vanno tra i vicini non comunicazione sociale se non per un interessamento politico o altroprezzi alti case care molto care spese inventate amministratori ladri intoccabili politici da non definire tutto ed altro inquinamento del ristorante con i tubi di fuori uscita che sembrano una macchina fuori valvola traffico persone avide invidiose per niente file alle poste anche se non c’è nessuno tutto questo è la città una grande città come roma capitale confusionaria ,ma una donna affascinante con i suoi pro e contro che ritorna al paese a che fare a piantare cipolle aglio vino dove ti dicono che c’è l’aria buona l’acqua buona ,ma un mio prof di economia mi diceva se c’è inquinamento in città c’è anche in montagna dove l’aria sembra pulita dove il cibo sembra avere dei profumi ed aromi diversi ,,mmma c’è una grande strage di morti per leucemia e cancro più alta nei piccoli centri che in città certo ritorno alle origini booooooooo sarà il rimpianto di chi ha scritto l’articolo ho di chi in campagna non ha mai vissuto come dice e diceva il saggio le cose vanno fatte sempre a piccole doti un po qua e un po la,grazie per la pazienza per chi lo leggerà ,ma è una filosofia della vita un giorno ate e domani pure.

    2. Pietro Nicola Gregorace says:

      Ritornare al paese d’origine! Va di moda il ritorno alla rualità, in tempi di crisi e di incertezze. Ma già negli anni 50 la politica di assistenza al Sud (piano verde, casette rurali, lavoro per piccole imprese ed operai) ebbe la funzione di graduare l’emigrazione al nord, cosicché non avvenne l’esplosione delle metropoli.
      La città è centro d’incontro e di crescita culturale, a differenza del paese rurale dove tutto sembra non mutare mai. Può scegliere di viveci una “persona di successo”, se non ha nemmeno facoltà di spendere quello che guadagna in più? Epure so di una famigli inglese, aviatore e ricercatrice, che vive in un villaggio di 1.500 anime, e la figlia che già da picola gira il mondo.
      Tecnologia ed informatica contribuiscono enormemente a ridurre la differenza tra città e campagna, eppure non è sufficiente, perché occorre superare l’altra disparità, quella tra lavoro manuale e lavoro intellettuale.
      Diciamola così, banalizzando: un professionsita di successo abbia la facoltà, e il diritto, di gestire un’azienda agricola e, se la disponibilità di tempo lo consente, di partecipare direttamente alla lavorazione manuale.
      Il processo in questa direzione, secondo me, è inevitabile ma richiederà ancora più generazioni.La programmazione dall’alto e l’intervento diretto dello Stato può facilitare il processo: centri dotati di servizi più avanzati, trasporti facilitati, prevalenza assoluta del reddito da lavoro e produzione a fronte dell’economia assistita perché le relazioni interpersonali siano sulla base di cose concrete. Non si possono delegare le Amministrazioni locali, espressione diretta ed immediata del malessere prevalente trale popolazioni anziane ed assistite.

    3. lorenzo says:

      ritornare,semplicemente per ritrovare se stessi
      dopo 20 anni in giro per i mondo,e’ bello tornare a casa

    4. luca says:

      concordo co il ritorno nei piccoli centri, io se posso vado dal venerdi mattina fino al lunedi mattina successico in campagna zona della sabina vicino RIETI poi per il lavoro ritorno a ROMA e cosi’ spezzo la routine cittadina

    5. Vincenzo says:

      Ma state scherzando?
      Stare in casa senza essere disturbati dall’inquilino del piano di sopra che balla e canta alle due di notte, dormire in pieno silenzio, svegliarsi, aprire il balcone e sentire l’odore dei fiori e degli alberi da frutto che inonda la casa, far colazione con le fragole appena colte nell’orto, essere salutati dal gatto che vi aspetta al tavolo fuori sotto al gazebo per leggere i quotidiani sul portatile mentre si fa colazione,rimanere qualche minuto sulla comoda altalena, un giro veloce nell’orto per vedere cosa mangiare oggi, una bella doccia utilizzando l’acqua calda prodotta dai pannelli sul tetto, prendere l’auto e fare quattro chilometri in due minuti per raggiungere il posto di lavoro, gli stessi chilometri che fate voi in città, ma in mezz’ora, altri due minuti per trovarsi in un Ipermercato a comprare quello che serve per poi tornare in paradiso, a giocare sul prato inglese con i bambini, per cena carne e verdure alla griglia, sul barbecue in giardino, poi tutti sulle amache a sentire i grilli e guardare le stelle fino a che il sonno non ci accarezza, poi a nanna, domani si ricomincia . . . . . . .
      Voi invece preferite essere svegliati nel sonno dal vicino che si inventa sempre rumori nuovi, sbalzati dal letto dal camion della spazzatura, chiusi nelle vostre celle senza finestre, scendere e passare la giornata nel traffico sotto il sole rovente, cerca un parcheggio, correre solo correre, per qualsiasi cosa, sudare, arrabbiarsi, stressarsi, senza un minuto di calma o riposo, andare a dormire incazzati e svegliarsi con il sangue agli occhi mah ….. se per voi è lo stesso . . . . . .

    6. Ugo says:

      sono d’accordissimo. io ad esempio ho una piccola azienda commerciale appena nata (e non nego tra molti problemi che a volte si pensa di chiudere) proprio con lo scopo di far riscoprire i gusti e le tradizioni alimentari di una volta..quelle contadine “dei nostri nonni”. peccatro che è un messaggio difficile da far capire ed è una lotta quasi impossibile quella all’industrializzazione e ai supermercati. io penso che i giovani dovrebbero riscoprire il valore della terra e del mare..tornare alle origini.in fondo l’italia è nato come paese agricolo e penso che il mare e la terra potrebbero dare molto più di quanto si pensi

    7. Giuseppe says:

      Giorno a Tutti,

      e’ sempre stato il mio sogno ritornare all’origine. Purtroppo da adolescente sono stato costretto per motivi di lavoro, grazie ai nostri politici; ma col senno di poi mi accorgo che non e’ tutto sbagliato. Ritornare vuol dire portare esperienze e soddisfazione e nel mondo mai poi mai rinnegare le origini. Oggi sono quasi convinto che…..Si stava meglio quando si stava…..non dico tanto “peggio”. Ritornare indietro e come ritrovare le cose perdute, affetti, amicizia vera , cosa che nelle grandi citta e molto improbabile. Sono ultra daccordo….saluti dalla Basilicata

    8. Henry says:

      Ovviamente, per adesso chi torna indietro lo fa perchè obbligato dagli eventi. Difficilmente ci si imbatte in qualche giovane lungimirante che riesce a coniugare felicemente l’ equaqzione ritorno=benessere. Tra l’altro molto spesso la scelta è ostacolata dalle mogli/compagne/mamme che hanno anche loro argomentazioni pur sempre valide. La scuola dei bambini, le difficoltà di avere una vita socialmente appagante, lo shopping, i genitori etc. Tuttavia ritengo che sia una scelta interessante e mplto valida. Io sto vivendola, a patto che lo stato prenda atto che deve pur provvedere ai fabbisogni dei cittadini.
      Abbiamo miriadi di paesi che stanno cadendo a pezzi, terreni incolti, pascoli abbandonati, boschi che fanno in fiamme per l’incuria, laghi, spiuaggie da rendere vivibili.
      Bisogna ristrutturare i paesi, demolire gli edifici pericolanti (altro che mettere in sicurezza i capannoni nuovi) e lo stato cosa fa? assolutamente nulla. Ma quante ore di lavoro si pagano con il prezzo di un Canadair e con un’ora di lavoro aereo?? Facciamo lavorare i ns uomini. Smettiami di fare autostrade che ormai con il prezzo del carburante attuale non le usa più nessuno e incominciamo a ricostruire i paesi e le cittadine.. Allora ci sarà lavoro per molti, ritornerà l’artigianato, l’agricoltura l’allevamento. Tutti i piccoli paesi italiani pescano dalla finanza europea miliardi di euro per costruire centri polisportivi inutili. Io abito in un paese dove il più giovane escluso me e mia moglie ha 82 anni e cosa hanno costruito??Un palazzetto dello sport con la pista da pattinaggio su ruote omologata per non so quale campionato!!! E il paese viene giù a pezzi. Nel paese vicino stanno rifacendo la copertura ai servizi del campo sportivo (che è abbandonato da 13 anni), e in grande stile con architravi in legno tipo chalet, e anche qui il paese sta crollando. Ma chettefrega sono soldi stanziati dall’Europa!! eh no cavolo, sono soldi NOSTRIIII dOVETE USARLI BENE.. Ma pensate un pò che quanto sono ignoranti i nostri amminisrìtratori: tra qualche hanno avbremo un pullulare di centri polisportivi abbastanza nuovi a servizio di paesi abbandonati e distrutti. Come siamo intelligenti. E’ così che si fa l’Europaa del futuro: forte, serie ed efficiente. Invece è un enorme pentalaccia dove tutto fa brodo e si spendono miliardi che servirebbero meglio alle imprese, a fargli pagare meno caro il danaro, a diminuira le tasse a far lavorare i nostri uomini…..Monti ci sei???? la tua polilica economica l’avrebbe fatta meglio il signor Paolino Paperino e non mi interessano i discorsi di coloro che la sostengono. Sono dei farabutti incapaci che leccano il piatto dove rubano. Giospero

    9. roberto says:

      Ma che razza di problema è? perchè tutto si deve ridurre al giudizio di chi non è coinvolto? Chi sa cosa ha passato chi ha scelto di fare questo passo? E chi sono gli altri (giornalisti di bassa lega per primi) per lanciare quesiti idioti? Per qualcuno potrà essere un ripiego quando altre strade sono andate male, ma se anche fosse, perchè giudicarlo un fallimento? Il solo fatto di trovare la forza di rialzarsi, rimettersi in gioco e non mollare la considero una grande prova di forza che di tutto sa ma non di sconfitta.
      Auguro a chi ha fatto questa scelta che le cose possano andargli tanto bene da fare “un bell’ombrello” a chi gli ha dato del fallito.

    10. Marco says:

      Sono Siciliano, proprio gli imprenditori del Nord (Lombardia) vengono ad investire in Sicilia. I Siciliani vanno a fare gli schiavi a Milano, lontano dalla famiglia gli amici e parenti, uno stipendio non basta a pagare l’affitto. Il vero perdente è colui che fugge e non riesce a mettere in atto le proprie capacità nella propria terra. Non credo che a Milano le industrie, le società finanziarie ecc. , le abbia create la mano divina, sono state create da uomini che hanno tanta voglia di fare. La qualità di vita nei paesi (nord sud est ovest) è sempre al massimo livello. Ovvio che non trovi la discoteca, la movida e tutti sti falsi miti, la vita è in famiglia, gli amici e una bella domenica di festa tutti riuniti. Nelle grandi metropoli italiane si fugge per Natale e Pasqua, una volta erano feste religiose dove le famiglie si riunivano. Smetto di scrivere perchè potrei continuare all’infinito.

    11. Francesco says:

      Sono d’accordissimo, non penso affatto che tornare alla propria terra di origine sia un fallimento, anzi, tutt’altro, si possono portare esperienze di lavoro ed altro di dove si è vissuti nei grandi centrii urbani.
      Io sono il classico esempio dell’emigrazione interna dal sud al nord Italia. Allora ero un bimbo, e vi dirò che col senno di poi non mi sarei mai spostato dalla mia incantevole e meravigliosa terra pugliese, se potessi tornerei subito anche se comincio ad avere qualche annetto in più. Dico solo questo chi puo tornare al sud ci ritorni subito c’è molto da fare, volorizzare la nostra terra, mare, sole, agricoltura, turismo etc.. Date retta a me lasciate perdere le grandi città del nord, si vive malissimo, la vita costa cara, rapporti umani zero, poi se sei un povero cristo e non sei posizionato bene a livello sociale ti snobbano senza contare che per alcune (per fortuna solo alcune) località del nord sei e rimarrai sempre uno straniero, un ospite!
      I love Puglia, Puglia For Ever.
      Ciao a tutti

    12. giacomo says:

      MI SA CHE SIETE RIMASTI UN PO’ A “RAGAZZO DI CAMPAGNA” CON POZZETTO…..GUARDATE CHE CHI DALLA CITTA’ TORNA AL PAESINO HA FATTO UN PASSO AVANTI NON INDIETRO.
      IN PAESE IL TEMPO CHE E’ LA NOSTRA VERA SPINA NEL FIANCO CHE CI STRESSA,SCORRE COME PIU’ LENTAMENTE,IN PAESE SEI UNA PERSONA BEN CONOSCIUTA NON UN NUMERO(MA CHE VITA E’ ESSERE UN NUMERO),IN PAESE CI SONO DEI VALORI UMANI CHE IN CITTA’ NON HANNO PIU’,LA QUALITA’ DI ACQUA CLIMA ARIA ECC ECC E’ MIGLIORE,POTREI PARLARE ALL’INFINITO VI GIURO…..
      P.S. abito in “val di vara” liguria-la spezia

      • Elenunzia says:

        E’ vero Giacomo. Io vivo in un paese della ValdiMagra….è tutta un’altra storia.Io sono totalmente integrata nella mia comunità, faccio parte di diverse associazioni culturali e di volontariato. cosa che magari in città non succederebbe. Poi noi qui sioamo fortunati…Spezia è si una città ma ancora a livello umano…già Genova è totalmente dispersiva…anche se molto meno di Milano o Roma. Noi qui siamo mooooolto fortunati. Comunque credo che vivere (o tornare) in un piccolo paese non sia un fallimento visto proprio il fatto che la nostra economia non brilla. Anzi credo sia giusto dare una mano a tutti coloro che rientrano nei piccoli centri per farli crescere e migliorare.

    13. Hervé says:

      Buongiorno
      leggendo questo post posso affermare che anch’io sono d’accordo che tornare nel proprio paese d’origine sia la cosa migliore.
      nella mia piccola esperienza sono andato a studiare fuori dalla mia città e poi sono tornato e ho avviato un’attività libero professionista.

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