Accantonare il Trattamento di Fine Rapporto
redazione | Jul 19, 2012 | Comments 12 |
Come e quando scegliere?
L’attuale riforma delle pensioni ha determinato un sensibile prolungamento della vita lavorativa ritardando di fatto il momento del pensionamento. Questo significa, in particolare per le generazioni più giovani, un arco di tempo più lungo a disposizione per maturare prestazioni previdenziali efficienti. Tuttavia altre novità introdotte dalla riforma, come, ad esempio, le modifiche alle regole legate alla revisione periodica dei coefficienti di rendita, rendono più difficile stabilire oggi gli importi pensionistici a cui si accederà domani. Tutto questo porta inevitabilmente a una maggiore responsabilizzazione in capo al lavoratore. Diventa essenziale, infatti, monitorare attentamente i propri risparmi previdenziali utilizzando tutti i mezzi a disposizione per ottimizzarne l’efficienza finale.
Uno dei mezzi oggi a disposizione per irrobustire la propria previdenza è il Trattamento di Fine Rapporto (TFR). È pur vero che, se da un lato si rinuncia, al momento del pensionamento, ad una somma importante spesso alla base di molte scelte di vita delle famiglie italiane (pensiamo ad esempio all’estinzione di un mutuo o al sostegno ai figli nei loro percorsi di autonomia), dall’altro si può colmare il gap tra l’ultimo reddito e la pensione erogata evitando di deprimere le proprie aspettative riguardo al tenore di vita post-lavorativo. Le attuali disposizioni normative consentono di destinare, infatti, il proprio TFR ad una forma di previdenza complementare. Ciò permette di accantonare una quota di risparmio maturata durante la vita lavorativa per ottenere una pensione che andrà a integrare quella obbligatoria.
Ma quando scegliere la destinazione del TFR e soprattutto come fare? Un lavoratore dipendente del settore privato che entra per la prima volta nel mercato del lavoro deve decidere entro sei mesi dall’assunzione la destinazione del suo Trattamento di fine rapporto.
Il suo silenzio (equivalente a non effettuare alcuna scelta esplicita) farà confluire automaticamente il TFR nel fondo pensione (negoziale, aperto o preesistente) previsto dallo specifico contratto di lavoro; altrimenti verrà versato a Fondinps, la forma pensionistica complementare appositamente costituita presso l’INPS.
Diversamente, potrà effettuare la scelta esplicita di destinare o meno il il TFR in via definitiva ad una forma pensionistica complementare.
La scelta esplicita di mantenere il TFR presuppone una differenziazione tra:
- aziende con più di 50 dipendenti: il TFR futuro sarà trasferito al Fondo della Tesoreria dello Stato per l’erogazione presso l’INPS,
- aziende con meno di 50 dipendenti: il TFR via via maturato continuerà ad essere regolarmente accantonato dal datore di lavoro.
Inoltre, un lavoratore dipendente del settore privato che da diversi anni ha mantenuto il TFR in azienda, può in ogni momento decidere di destinarlo alla previdenza complementare. La scelta di destinare il TFR alla previdenza complementare (Fondi pensione negoziali, Fondi pensioni aperti, Fondi pensioni preesistenti o PIP) può avvenire, infatti, anche in una fase successiva e riguarderà esclusivamente le quote di TFR che si andranno a maturare da quel momento in poi fino alla fine del rapporto di lavoro. In questo caso la quota di TFR già accantonata non subirà alcuno spostamento.
Durante il periodo di corresponsione, il lavoratore avrà notizia degli andamenti del suo TFR destinato alla previdenza complementare in quanto riceverà annualmente una Comunicazione Periodica con le informazioni più importanti sulla scelta effettuata, ad esempio l’ammontare della posizione previdenziale, i contributi versati nel corso dell’anno, i rendimenti conseguiti e i costi sostenuti.
Per un’idea su tutta la documentazione necessaria per la scelta delle destinazione del TFR è possibile visitare il sito dell’INPS seguendo questo percorso: Home > Informazioni> La pensione > Previdenza complementare e Tfr > Documentazione.
In conclusione destinare il TFR alla previdenza complementare contribuirà a colmare il gap tra l’ultimo reddito e la pensione erogata “scollegando” questa importante fonte di reddito dalle dinamiche o dagli andamenti aziendali e beneficiando di regole di anticipazione delle quote maturate più flessibili rispetto a chi lascia il TFR presso il proprio datore di lavoro.
Redazione Global Publishers
in collaborazione con Assicurazioni Generali
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Commenti (12)
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Ho perso il lavoro e per questioni economiche mi servirebbe il TFR essendo questo destinato integralmente alla forma pensionistica complementare inps-FONDINPS non riesco pur recandomi nelle sedi inps a recuperarlo. QUALCUNO di voi per caso saprebbe indicarmi il modo per fare ciò?
da quello che leggo c’è solo molta disinformazione..fermo restando che ognuno di noi ha la possibilità di scegliere come investire i propri soldi..l’argomento fondo pensione è ampio e complesso. fermo restando che l’estinsione del fondo causa licenziamento è possibile sempre e comunque , fermo restando che è possibile chiedere un anticipo dopo 6 anni di iscrizioni per i motivi garantiti dalla legge, fermo restando che quelli contrattuali e non sindacali come scrive qualcuno sono i più vantaggiosi perchè obbligano le aziende a versare quote aggiuntive che altrimenti andrebbero perse, fermo restando che i fondi contrattuali hanno i costi di gestione più bassi e quindi i ricavi più alti, fermo restando che Arco (fondo contrattuale del settore lapidei ) a avuto un incremento annuo negli ultimi 10 anni pari al 5.25% lordo – 0.45% di spese di gestione !!!!!e sfido a trovare una qualsiasi polizza assicurativa o bancaria o lo stesso TFR aziendale che abbia maturato uguale, fermo restando che all’arrivo all’età pensionabile se il maturato non garantisce la rendita mensile verra restituito in todo al lavoratore o agli eredi in caso di morte, negli altri stati della UE i fondi esistono dagli anni 70 e vi assicuro che quando i lavoratori vanno in pensione hanno delle rendite di una certa fattezza. quindi non siate i soliti italiani che criticano criticano e criticano senza sapere …leggete e vedrete che a tante domande e su tanti argomenti trattati troverete delle risposte esaustive.
Consiglio vivamente di ritirare subito il TFR e comunque prima possibile, poi investirlo (ad esempio in un appartamento, magari aggiungendo qualche euro messo da parte; oppure in un garage o simili). Non fidarsi dei fondi pensione è quasi un truismo, per motivi ovvi. Prima o poi verrà un governo che deciderà di inghiottire il TFR da quel momento in poi quale contributo al risanamento del debito pubblico. Se si taglia la tredicesima, se gli stipendi rischiano di essere decurtati, ecc. dobbiamo proprio credere che il TFR non sarà toccato prima poi (invocando l’emergenza, naturalmente)?
io da quando ho avuto la possibilità di scegliere,lo messo in banca insieme ad una quota che ho scelto io (tra l’altro detraibile dal 730) e nn mi posso lamentare,le aziende oggi possono lasciare a casa personale anke se a contratto indeterminato,io nn mi fido e dei miei soldi faccio quello ke voglio
E ti fidi delle banche AH AH AH POLLO!
La conclusione a cui giunge l’articolo è quantomeno discutibile. Non c’è nessuna certezza che i fondi pensione rendano di più di quanto non si ottenga lasciando il proprio TFR in azienda. Inoltre le regole per le anticipazioni sono più o meno le stesse di quelle aziendali. Inoltre si omette di dire che quando si andrà in pensione si potrà ritirare solo il 50% di quanto versato (il resto si avrà sotto forma di pensione complementare con un assegno mensile che è legato alle aspettative di vita), mentre lasciandoli in azienda si dispone di tutta la cifra immediatamente.
è una tutela nei confronti del lavoratore per integrare la propria pensione dell’inps che non basterà a sopravvivere! L’ENORME DIFFERENZA DEL SPOSTARE IL TFR IN UN FONDO è LA DIFFERENZA IMMENSA DELLA TASSAZIONE!!! DAL 25% DI TASSAZIONE A LASCIARLO AL DATORE DI LAVORO, SI PARTE A METTERLO NEL FONDO DAL 15 % FINO AD ARRIVARE AL 9%!!! informatevi di più…
Tranquilla nemmeno la pensione integrativa basterà.
Non sarebbe ora di capire che la storia delle pensioni è solo una truffa ordita dal sistema bancario.
Tu che sei così bene informato invece, sai dirci se i fondi proteggono dall’aumentare dell’inflazione ? te lo dico Io: NO !!
inoltre le spese di gestione di questi fondi, che ogni anno sono padroni di aumentare a loro piacimento, si rimangiano ampiamente quel ridicolo vantaggio
fiscale !!
Non fidatevi dello stato e di quei mangiasugo a tradimento dei sindacati con i loro fondi pensione, tenete il TFR in azienda, è piu’sicuro!
Mi permetto di scrivere questo,cercate di spendere per il meglio il vostro TFR,tipo:ristrutturazione della casa,spese mediche, visto che fino ad ora le aziende sono obbligate a erogarlo,almeno lo avrete speso per voi stessi e subito.
Bravi, deduco da queste risposte che la maggior parte degli Italiani non si è fatta infinocchiare dalle banche, questo è confortante !!