• facebook
  • twitter
  • youtube
  • Saper lavorare - L'essenziale in 5 eBook

    Altro che depressione da rientro

    Oggi colpisce di più la “disperazione da crisi”

    Ormai l’angoscia da rientro dalle ferie è da considerarsi superata: sono lo spread e la disoccupazione a far salire i nostri livelli di ansia. Almeno è quanto sostenuto dalla psicologo del lavoro Alfio Cascioli, secondo il quale “i rientri dalle vacanze spesso e volentieri portano un po’ di depressione, perché la vacanza è un momento particolare dell’anno in cui più o meno ci si sgancia dai problemi di tutti i giorni”. Ma lo shock del passaggio dalle spiagge all’ufficio è stato rimpiazzato dalla c.d. “disperazione da crisi”, dalla paura cioè della precarietà del proprio posto di lavoro e dell’incapacità di fare fronte alle proprie responsabilità. Certamente ci sentiamo sempre un po’ giù quando torniamo alla quotidianità, “quest’anno, però, più che con segni di depressione – prosegue Cascioli – credo si tratti di un rientro con tratti di ‘disperazione’, perché la situazione nell’ambiente lavorativo è tragica, nel senso che sono tantissimi coloro che hanno perso il posto di lavoro, ci sono centinaia e centinaia di famiglie che non sanno come arrivare alla fine del mese”.

    Se quindi prima ciò che ci turbava del rientro erano gli sbalzi metereologici, ora siamo più preoccupati dalla nostra situazione economica e professionale, sempre che sia stato possibile andare in vacanza. Secondo i dati diffusi da Federalberghi, infatti, 6 italiani su 10 sono rimasti a casa nel corso dei mesi estivi, con quasi 6 milioni in meno di “vacanzieri” rispetto al 2011. In particolare, rispetto all’anno passato, il mese di agosto ha registrato un calo dei cittadini in ferie passando da 21,9 milioni a 15,4 milioni (-29,5%).

    La “sindrome da disperazione” coinvolge quindi “moltissimi di coloro che sono rientrati e che temono di perdere il posto di lavoro nei prossimi mesi – sottolinea Cascioli -. “I giovani praticamente in questo momento non hanno speranze, in Italia ci siamo ‘bruciati una generazione intera’. Il problema del caldo e  del freddo, di fronte a tali preoccupazioni, passa decisamente in secondo piano.
    Tuttavia, come si suol dire, bisogna guardare il bicchiere mezzo pieno. Alfio Cascioli ricorda, infatti, che gli psicologi sostengono spesso che “i momenti della crisi nella vita sono potenziali momenti di crescita. Noi psicologicamente cresciamo nella vita attraverso i momenti di crisi, che chiaramente vanno gestiti, soprattutto per l’insicurezza che ci procurano. Il nostro è un Paese ‘invecchiato’, inteso non solo nel senso della classe dirigente che detiene il potere, ma anche nel senso che si sta perdendo speranza verso il futuro. Serve una classe politica – conclude Cascioli – molto preparata, pronta a mettersi in gioco”.

    Sfoglia gli ANNUNCI DI LAVORO

    Redazione Global Publishers
    Fonte: Labitalia.com



    Nella Categoria: AttualitàGallery

    Tags:

    Informazioni sull'Autore:

    RSSCommenti (6)

    Invia una risposta | Trackback URL

    1. Tiberio says:

      Per i soliti comunisti che si lamentano e che minacciano di picchiare eventuali datori di lavoro ci sono un sacco di posti dove andare! A Cuba, ad esempio, dove potranno assaporare aria di mare e di libertà nel regno della mummia Fidel Castro; oppure in Cina, vero paradiso dei lavoratori, oppure ancor meglio in Corea del Nord dove dalla fame si mangiano anche l’erba che cresce ai lati della strada !!!!

    2. Franco says:

      se la dignità risiede nelle condizioni imposte oggi, non è dignità, detrminare insicurezza è una condizione che giova a pochi come nell’800.
      Negli stati uniti un operaio alto e grosso come un armadio mi ha raccontato che nel precedente lavoro, stufo del trattamento imposto dal capo ha presentato le dimissioni incassato la paga poi prima di andarsene ha massacrato di botte il suo datore di lavoro, questo è il vero liberismo, liberi di imporre le regole del lavoro ma valutandone attentamente le conseguenze.

    3. stefano says:

      secondo me ci siamo creati una falsa sicurezza, in cui tutto ci era dovuto,in cui nulla è stato messo in discussione,l’attività lavorativa a tempo indeterminato era vista come solidità e sicurezza per il futuro,ma quando tutto ciò viene meno il mondo ci crolla addosso,viene a mancare dentro di noi la DIGNITà,anche quella di vivere,questo sta succedendo anche a me.

    4. Franco says:

      Forse occorrerebbe analizzare la situazione della crisi dal periodo della legge Biagi, la competitività è stato sinonimo di cancrena sociale…non era difficile prevederne le conseguenze. Personalmente è dagli anni 2000 che vista la follia sociale sul lavoro ho impostato tutto sul cambio di rotta della mia vita organizzandomi per vivere al mare in luogo di villeggiatura e mollare tutto. Oggi non soffro la crisi e nemmeno ovviamente dei sintomi da rientro dalle vacanze, l’unica ansia è di perdere la gioia dell’indipendenza acquisita..

    Invia una risposta