• facebook
  • twitter
  • youtube
  • Saper lavorare - L'essenziale in 5 eBook

    Lavoro sommerso: un giro da 280 mld


    E cresce il divario tra redditi dichiarati e tenore di vita

    Recessione, tassazione eccessiva, salari bassi e prezzi elevati. Con questo scenario, gran parte della produzione del nostro Paese viene attratta nel vortice della c.d. “economia nascosta”, cioè di quella ricchezza prodotta al di là delle regole e generata per una buona parte dal lavoro sommerso, al quale è infatti attribuibile un flusso di denaro pari a 280 miliardi di euro solo nell’ultimo anno. È quanto emerge dal Rapporto stilato dall’Eurispes (Istituto di studi politici, economici e sociali) intitolato “Italian spread” e incentrato sulla differenza tra ricchezza reale, redditi dichiarati e tenore di vita delle famiglie italiane. Un fenomeno questo in continua crescita, soprattutto nel Sud.

    A prescindere dalla collocazione geografica, c’è però un elemento che accomuna diversi cittadini italiani: i redditi percepiti non sono in grado di sostenere le spese necessarie per vivere un’esistenza dignitosa. Con la crisi, infatti, le difficoltà finanziarie sono aumentate costringendo sempre più persone a trovare un secondo lavoro, magari in nero, per poter arrivare a fine mese. Ciò va inevitabilmente ad alimentare l’economia sommersa, considerata come una sorta di “mondo parallelo” che resiste meglio alle congiunture economiche sfavorevoli. Tale realtà nascosta, secondo Eurispes, nell’anno passato ha generato circa 530 miliardi di euro (cioè una ricchezza pari al 35% del Pil ufficiale), attribuibili per il 53% al lavoro sommerso, per il  29,5% all’evasione fiscale commessa dalle imprese e per il 17,6% alla c.d. “economia informale”, alla quale appartiene ad esempio il fenomeno degli affitti in nero.

    Aumenta inoltre lo squilibrio tra entrate e uscite di cassa nelle famiglie italiane. In particolare, detto “spread” tra la ricchezza dichiarata e il benessere reale cresce notevolmente nel Mezzogiorno, con la Puglia sul gradino più alto del podio, seguita da Sicilia, Campania e Calabria. Nelle regioni del Centro Nord, quali Valle d’Aosta, Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna, tale differenziale raggiunge invece valori minimi.

    Molti italiani si sono dunque rifugiati nell’economia nascosta, svolgendo soprattutto forme di lavoro in nero, il quale si annida in tutti settori. I soggetti coinvolti sono molteplici: giovani alla prima occupazione, disoccupati, cassaintegrati e lavoratori in mobilità, immigrati irregolari, studenti, casalinge, pensionati, lavoratori dipendenti e autonomi con impieghi regolari ma costretti al doppiolavoro, e via dicendo.
    “Se di fronte alla crisi economica e ad una pressione fiscale senza precedenti – spiega Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes -, gli italiani non danno ancora vita a manifestazioni spontanee di forte dissenso è solo perché nel Paese è presente un’economia parallela che in mille modi e sotto diverse forme, va a integrare i redditi delle famiglie. Una sorta di ammortizzatore sociale – conclude Fara – per milioni di italiani che sono quotidianamente, insieme e a turno, vittime dell’evasione ed evasori essi stessi”.

    Sfoglia gli ANNUNCI DI LAVORO

    Redazione Global Publishers
    Fonte: Eurispes.it



    Nella Categoria: AttualitàGallery

    Tags:

    Informazioni sull'Autore:

    RSSCommenti (5)

    Invia una risposta | Trackback URL

    1. maurizio says:

      i coglioni che fanno questi studi non valutano quanto rimane in tasca all’italiano medio tolte le tasse varie; così come non conoscono qual è il costo reale della vita visto che il loro giro di soldi annuale supera di gran lunga i 70.000€.Ecco spiegato come dal loro ozio nascono simili elucubrazioni assurde ed irreali che però vengono vendute x vere e la gente ci crede

    2. Sandro says:

      Con quello che costa un dipendente é normale ( purtroppo ) che ci sia il lavoro nero. come facciano poi a quantificarlo non l’ho ancora capito. Se si fa un rapporto tra quanto regolarmente denunciato all’INAIL ed la cifra indicata viene fuori che due italiani su tre lavorano in nero. Magari avrò sbagliato i conti ma però penso che si cerchi un alibi per giustificare un costo del lavoro assurdo in un paese civile e che serve a mantenere coloro che vivono sulle nostre spalle con mega pensioni solo per essere stati dipendenti statali.

    3. Giacomo says:

      Ma in tutta onestà , tra queste tre figure , chi è più evasore ?
      L’operaio costretto al secondo lavoro per mandare avanti la famiglia ?
      Il piccolo artigiano che si vede tassato al 70 % ?
      Il grande imprenditore che concentra il lavoro di 12 mesi della sua azienda in pochi giri di calendario , sfruttando in quel periodo i lavoratori interinale ed adottando la cassa integrazione per i suoi ragazzi per il resto dell’anno ?

    4. la plume de ma tante says:

      in assenza di copertura ed ammortizzatori sociali per chi non ce la fà,, mi sembra buono e giusto sommergersi finchè è possibile.

      visti gli esempi di “buon governo” ed onestà di chi stà sù,, in particolare dei despoti non voluti di oggi,, auguri a chi ha la possibilità di potersi immergere per non morire di fame.

      Aggiungo che in mancanza di ciò molti prenderebbero altre vie con bastoni e forconi.. e sarebbe molto ma molto peggio.

    5. Giusy says:

      A proposito di lavoro nero, sette anni fa ho presentato un esposto alla Guardia di Finanza per un gruppo di Filippini abitanti nel mio caseggiato che lavorano anche di notte (producono articoli di abbigliamento). Sono tuttora coinvolta per il rumore prodotto. Il mio esposto, molto dettagliato, è stato “girato” ai Vigili Urbani, che mi hanno mandato la psicologa del Centro Sociale (sono stata giudicata visionaria). Al momento il lavoro nero continua indisturbato con spostamenti di materiale da solai e cantine. E allora? Neanche la GdF si interessa di tutto ciò. Cosa possono fare i cittadini che segnalano il fenomeno in questione? Nulla, va bene così.

    Invia una risposta