Le aziende italiane in crescita
redazione | Dec 27, 2011 | Comments 5 |
Secondo un’inchiesta condotta da Panorama Economy non tutte le imprese italiane hanno assistito ad una brusca frenata nella crescita, anzi, per 20 di loro il bilancio di fine anno è decisamente positivo. Sono aziende che hanno fatto dell’esportazione, innovazione e made in Italy il loro punto di forza per combattere con dinamismo e proattività il momento di crisi economica. Realtà a cui tutte le altre possono guardare per trarre ispirazione. Ecco le 20 agguerrite aziende a segno +.
Came Group (+13%): multinazionale di Treviso presente in 120 Paesi. Si occupa di sistemi di sicurezza, tra i suoi clienti figura anche il Pentagono;
Lardini (+15%): azienda terzista nel settore della moda di lusso, possiede anche un marchio privato d’abbigliamento;
Gallo (+9,5%): azienda originariamente produttrice di calze oggi diversifica la produzione con maglieria, accessori, costumi e giacche. Possiede 60 negozi monomarca e mira all’espansione estera;
Grafica Veneta (+30%): dalle sue rotative Harry Potter viene stampato e distribuito in tutto il mondo. Recentemente si è aggiudicata anche la stampa degli allegati del New York Times. Dispone di un servizio di consegna entro le 24 ore dalla richiesta;
Keyline (+20%): leader mondiale dei sistemi di chiusura, che presto applicherà la tecnologia utilizzata per le automobili alle abitazioni. La previsione di crescita del fatturato per il nuovo anno è fino a 40 milioni di Euro;
Masiero (+43%): azienda di Treviso specializzata nell’illuminazione decorativa. I mercati esteri rappresentano il 70% del fatturato e sono gli Emirati Arabi Uniti, il Giappone, il Qatar, Singapore, l’Australia e il Messico;
Emu Group (+12%): il gruppo si occupa di arredi per esterni, esportati in Germania e Francia. Il volume d’affari previsto per la fine del 2011 è di 32 milioni di Euro;
Pedrali (+9%): azienda produttrice di complementi d’arredo nata nel 1963. I punti di forza sono prezzi accessibili, tecnologia e uso del legno;
Colussi (+17,4%): multinazionale con un polo in Italia e uno nell’Est Europa, possiede 5 marchi nel settore alimentare (Agnesi, Sapori, Flora, Misura e Colussi). Il proprietario, Angelo Colussi, punta all’esportazione in Canada, India e Sud America;
Ima (+30%): azienda impacchettatrice di tè (Lipton e Twinings tra i clienti) e farmaci, chiuderà il 2011 a 660 milioni di Euro;
Prysmian (+12%): leader mondiale nel settore dei cavi e dei sistemi a elevata tecnologia per il trasporto di energia e per le telecomunicazioni, è l’unica tra le 20 aziende ad essere quotata in borsa;
Fassa Bortolo (+8%): azienda di Treviso, leader nel settore dei prodotti e soluzioni per l’edilizia, è presente con 13 stabilimenti in Italia e un organico di 1200 tra dipendenti e forza vendita. E’ inoltre promotrice di alcune iniziative culturali tra cui il restauro degli affreschi del Palazzo dei 300 a Treviso e l’assegnazione del Premio Internazionale Architettura Sostenibile e del Premio Internazionale Domus Restauro e Conservazione;
G&P Net (+10%): Geospirit e Peuterey sono i marchi di abbigliamento di questa azienda toscana che punta all’apertura di negozi monomarca in Italia e all’esportazione in Cina e Corea;
Pilosio (+30%): azienda di Udine produttrice di ponteggi e casseformi per l’edilizia. Il 50% del fatturato deriva da esportazioni in America e Nordafrica;
Calzedonia (+12%): gruppo proprietario dei marchi Intimissimi, Tezenis e Calzedonia. Produttrice di calze e lingerie si è attestato nella classifica di Mediobanca davanti a Dolce&Gabbana. La strategia è mantenere dei prezzi accessibili al pubblico a costo di ridurre i margini;
Fedon (+8%): multinazionale con all’attivo la produzione di 55 milioni di portaocchiali e 22 milioni di accessori. Ha recentemente acquisito Kapunkt in Germania e Genetier in Francia;
Salmoiraghi e Viganò (+3,4%): azienda proprietaria di negozi di ottica. I suoi punti vendita sono attualmente 515, a cui se ne aggiungeranno altri 40 nell’immediato futuro;
Dermal Institute (+40%): azienda di Bologna specializzata nella produzione di macchine professionali per centri estetici e da quest’anno anche di una linea di cosmesi. Possiede più di 2 mila centri estetici professionali in Italia e 250 nel resto del mondo. Ha quattro sedi: due a Bologna, una a Lecce e una a Bergamo;
Tessilform (+16%): azienda toscana d’abbigliamento, guidata dai coniugi Patrizia Bambi e Claudio Orrea. Ha raggiunto un fatturato di 165 milioni di Euro. I brand sono Patrizia Pepe e Loiza;
Gruppo Albini (+10%): cotonificio familiare dal 1876, è il maggior produttore europeo di tessuti per camicie. Il piano per il 2011-2012 prevede 12 milioni di investimento nel miglioramento degli impianti e del servizio.
Redazione Global Publishers
Informazioni sull'Autore:
Commenti (5)
Invia una risposta | Trackback URL




















[...] indispensabile reazione alla stagnazione interna, e tuttavia si è ancora lontani dal quell’imprenditorialità prorompente necessaria alla ripresa [...]
[...] aziendale con un ammodernamento dei sistemi produttivi. Questo in considerazione del vasto giro d’affari internazionale, solo il 20% delle vendite è infatti realizzato in Italia, il resto viene dal commercio con [...]
Mandiamo a lavorare tutti i rappresentanti sindacali !
Quando sono dipendenti delle aziende private pesano sui costi delle aziende, mentre quando sono dipendenti delle aziende pubbliche pesano su di noi !
Sono migliaia e costano molto più della classe politica !!!
Ma i sindacati si guardano bene dal parlarne !
Aziende in crescita con disoccupazione che tocca il 30% tra i giovani dai 18 ed i 24 anni , è un dramma sociale di portata biblica, cosa può fregarcene di aziende che portano ricchezza solo a 4 gatti????? Maledetto fù il giorno che nacqui in questa terra maledetta.
AZIENDE ITALIANE IN CRESCITA?
mi sorge una riflessione:
bersani, fini, casini, di pietro e tanti negativisti catastrofisti disfattisti leggono panorama economy?????
non fatelo loro sapere se no muoiono d’infarto!
Il pil in europa è stato aggiornato integrandolo con l’indice “ristoranti pieni”
PROPONGO di integrarlo anche con l’indice “aziende italiane in crescita”!!!!!!!!!!!! così ci togliamo di dosso (dopo la cantilena giornaliera “dimettiti”) la depressione per la crisi totale crisi totale che di totale ha solo la paternità di tanti idioti che affollano l’Italia. (la riduzione dei consumi nel periodo natalizio lo ha dimostrato!)
Per il Prof. Monti: ma lo sa anche lui che ci sono tante aziende italiane in crescita? e che possono suggerire al governo le loro strategie per superare la crisi senza mettere le mani nelle tasche degli italiani e senza far pagare ai soliti che hanno il solo difetto di essere solo numerosi. Rastrellare denaro presso i pensionati, le auto, le case distogliendo tante risorse necessarie a rilanciare i consumi e l’economia serve solo a sprofondare nella più nera recessione (vedi Grecia), oppure è una nuova scienza che i teorici hanno sviluppato alla bocconi? ma fanno degli stages andando a comprare il latte il pane le medicine e i beni indispensabili per una decorosa ….sopravvivenza? I nostri ministri hanno fatto il pranzo di natale con gli “ultimi” (come ha fatto il ministro Andrea Riccardi fondatore della comunità S.Egidio?), o con un pensionato, o con un precario,un disocuppato, uno che non cerca più una occupazione, con i disperati?
E chi pensa ai prezzi che continuano a salire indisturbati e che ci stanno portando verso una veloce recessione?
E chi pensa a risanare con urgenza la “BORSA” svestendola del mal costume delle scommesse allo scoperto che hanno rovinato il mondo intero?
L’ICI è sempre stata una odiosa patrimoniale una semper e allora facciamola pagare anche alla chiesa, ai sindacati, ai partiti, alle onlus e a tutti quelli che sono “i privilegiati”.
L’art.18 è giusto che sia aggiornato per agevolare nuovi assunzioni, ma aggiorniamolo anche per i sindacati che oggi sono esentati, anche per i partiti che oggi sono esentati! Perchè si insiste nei diritti acquisiti e nei privilegi che in 60 anni sono solo riusciti ad accumulare spasmodicamente un debito pubblico da “urlo disperato” ma chi lo ha autorizzato e a beneficio di chi; sono i beneficiati che oggi DEVONO contribuire a ridurlo e di corsa prima che….. la piazza si arrabbia veramente.
VIVA L’ITALIA UN BEL PAESE CHE TANTI CI INVIDIANO ALL’ESTERO E PURTROPPO ANCHE TANTI IDIOTI CHE STANNO INTORNO A NOI.