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	<title>Tutto sul Lavoro &#187; aperitivo</title>
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		<title>Bignè al formaggio</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jun 2012 05:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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      Aperitivo -  Ricetta di Cristina 18 bignè pronti (sarebbe meglio fatti in casa-tempo permettendo) &#8211; formaggio emmental g 150 &#8211; farina bianca g 50 &#8211; burro g 50 &#8211; latte mezzo litro &#8211; paprica &#8211; sale, pepe Preparate la besciamella: fate sciogliere il burro, mescolarvi la farina poi il latte, caldo, versato a filo. Salare [...]]]></description>
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      <p><a href="http://tuttosullavoro.libero.it/cibo-e-lavoro/14812/bigne-al-formaggio/attachment/bigne_formaggio/" rel="attachment wp-att-14813"><img class="alignnone size-full wp-image-14813" title="bignè_formaggio" src="http://tuttosullavoro.libero.it/wp-content/uploads/2012/05/bign%C3%A8_formaggio.jpg" alt="" width="611" height="241" /></a></p>
<p><strong>Aperitivo - </strong> Ricetta di<strong> </strong><em>Cristina </em></p>
<p>18 bignè pronti (sarebbe meglio fatti in casa-tempo permettendo) &#8211; formaggio emmental g 150 &#8211; farina bianca g 50 &#8211; burro g 50 &#8211; latte mezzo litro &#8211; paprica &#8211; sale, pepe<br />
Preparate la besciamella: fate sciogliere il burro, mescolarvi la farina poi il latte, caldo, versato a filo. Salare e mettere sul fuoco; fare cuocere, sempre mescolando, per circa 10&#8242;. Unire il formaggio emmental, tagliato a filetti o a dadini e mescolarlo finché sarà sciolto. Insaporire la besciamella con un pizzico di pepe e di paprica. Tagliare la calotta a ogni bignè con un coltello seghettato. Riempirli suddividendo fra essi la crema al formaggio, quindi richiuderli.<br />
Si può variare anche il ripieno con una mousse di prosciutto.</p>
<p>Accompagnare la salsa con pane tostato, crackers, verdure crude, oppure con la tradizionale pita (pane arabo).<br />
Può essere guarnito anche con del cumino, coriandolo fresco o pinoli soffritti nel burro.</p>
<p><strong>La ricetta dei bignè</strong></p>
<p>La pasta choux anche chiamata pasta bignè è una pasta molto particolare perché cotta 2 volte ; è una pasta leggera e dal guscio croccante, in cottura  si gonfia divenendo cava al suo interno. La pasta choux è usata per fare bignè e profiteroles ma si presta anche ad essere farcita con ingredienti salati grazie al suo gusto delicato.</p>
<p>ingredienti: 100 gr di burro, 250 ml di acqua, 150 gr di farina 00, 1 pizzico di sale, 4 uova</p>
<p>In una casseruola dal fondo spesso, far bollire l’acqua insieme al burro e un pizzico sale. Appena l’acqua avrà raggiunto l’ebollizione, togliere la casseruola dal fuoco e aggiungere la farina, mescolando bene e rapidamente in modo da evitare che si formino grumi e fino a creare un composto omogeneo. Rimettere il composto sul fuoco e continuare a mescolare finché il composto non si stacchi dalle pareti. Togliere dal fuoco, lasciar intiepidire la pasta per qualche minuto e aggiungere le uova una per volta facendo incorporare bene ogni uovo prima di aggiungere l’uovo successivo. Non aggiungete altre uova se non saranno prima ben assorbite quelle aggiunte precedentemente. Continuare a mescolare finché la pasta choux non diventi corposa e non cada dal cucchiaio se scrollata.</p>
<p>Mettete la pasta in una tasca da pasticcere con bocchetta liscia, ungete di burro la placca del forno (oppure usate della carta forno) e formate delle palline di pasta rotonde.</p>
<p>Fate cuocere i bignè per 15 minuti a 220° in forno statico (tenete la temperatura a 200° con forno ventilato) evitando di aprire il forno durante la cottura. Trascorsi i primi 15 minuti abbassate la temperatura a 190° e cuocete la pasta choux  per altri 10 minuti, trascorsi i quali potete spegnere il forno e lasciare all&#8217;interno i bignè per altri 10-15 minuti con lo sportello leggermente aperto; servirà a fare asciugare bene l&#8217;interno dei bignè.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mousse di formaggio</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jun 2012 05:10:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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      Aperitivo &#8211; Ricetta di Giulia Gli ingredienti sono: 2 etti di ricotta (quella morbida in vaschetta), 2 etti di mascarpone, 50 gr di gorgonzola dolce, 1 caprino, 2 cucchiai di parmigiano, mezzo cucchiaino di paprika dolce, qualche noce tritata, 2 cucchiai d&#8217;olio, 3 cucchiai di latte. Si mette in un pentolino il latte, si lascia [...]]]></description>
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      <p><a href="http://tuttosullavoro.libero.it/cibo-e-lavoro/14470/mousse-di-formaggio/attachment/mousse_formaggio/" rel="attachment wp-att-14471"><img class="alignnone size-full wp-image-14471" title="mousse_formaggio" src="http://tuttosullavoro.libero.it/wp-content/uploads/2012/05/mousse_formaggio.jpg" alt="" width="611" height="241" /></a></p>
<p><strong>Aperitivo</strong> &#8211; Ricetta di <em>Giulia</em></p>
<p>Gli ingredienti sono: 2 etti di ricotta (quella morbida in vaschetta), 2 etti di mascarpone, 50 gr di gorgonzola dolce, 1 caprino, 2 cucchiai di parmigiano, mezzo cucchiaino di paprika dolce, qualche noce tritata, 2 cucchiai d&#8217;olio, 3 cucchiai di latte. Si mette in un pentolino il latte, si lascia riscaldare (senza bollire), poi si aggiunge il gorgonzola e di seguito tutto il resto. Una volta sciolto tutto a fiamma bassa, si trasferisce in una ciotola e va lasciata in frigo per un&#8217;ora almeno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La parola<strong> formaggio</strong> deriva dal provenzale formatge che a sua volta discende dal latino Formaticu, da Formare: dare una forma. Questo termine fa appunto riferimento al fatto che al formaggio si da una forma, durante la sua preparazione. L’origine di questo prodotto è da cercarsi in Asia Minore tra i 10000 e i 18000 anni fa. Leggenda vuole che un pastore scordando in uno stomaco di pecora, un tempo usato per il trasporto delle bevande, del latte fresco ottenne casualmente il primo “formaggio”.<br />
San Lucio martire è il Santo protettore dei casari e dei mandriani. Secondo la tradizione era un pastore che curava gli armenti del suo padrone e che offriva ai poveri il formaggio prodotto. Quando il padrone se ne accorse lo cacciò. San Lucio si mise così a servizio di un altro, il quale presto vide i propri beni moltiplicarsi, a differenza del primo padrone che continuava sempre più ad impoverirsi finendo nella miseria. Quest&#8217;ultimo, preso dalla disperazione e dall&#8217;invidia, uccise Lucio credendolo fautore della sua sventura.  San Lucio, originario di Carvagna in provincia di Como, visse tra il XIII e il XIV secolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Prugne, albicocche e pancetta affumicata</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jun 2012 05:10:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Informazione pubblicitaria</dc:creator>
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      Aperitivo - La ricetta di Giulia Arrotolate con una fetta di pancetta affumicata le albicocche e le prugne secche denocciolate. Mettetele in una pirofila imburrata (poco!) e in forno già caldo 180°. Sono pronte quando la pancetta ha un&#8217;aria croccantina. Las tapas sono stuzzichini, che danno un po’ di energia tra i pranzo e la [...]]]></description>
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      <p><a href="http://tuttosullavoro.libero.it/cibo-e-lavoro/14669/prugne-albicocche-e-pancetta-affumicata/attachment/involtini_pancetta/" rel="attachment wp-att-14670"><img class="alignnone size-full wp-image-14670" title="involtini_pancetta" src="http://tuttosullavoro.libero.it/wp-content/uploads/2012/05/involtini_pancetta.jpg" alt="" width="611" height="241" /></a></p>
<p><strong>Aperitivo -</strong><em> </em>La ricetta di <em>Giulia </em></p>
<p>Arrotolate con una fetta di pancetta affumicata le albicocche e le prugne secche denocciolate. Mettetele in una pirofila imburrata (poco!) e in forno già caldo 180°. Sono pronte quando la pancetta ha un&#8217;aria croccantina.</p>
<p>Las tapas sono stuzzichini, che danno un po’ di energia tra i pranzo e la cena. L’origine delle tapas non è chiara, ma una leggenda vuole che le tapas nacquero a causa di una rara malattia del Re spagnolo Alfonso X el Sabio, che era obbligato a mangiare a tutte le ore ed a bere un po’ di vino. Quindi il Re impose che non si servisse vino senza cibo, cosa che si rivelò utilissima, visto che in Spagna si beve tantissimo.<br />
Storicamente invece le tapas sono nate in Andalusia nell&#8217;ottocento per accompagnare lo sherry<a href="http://www.spagna.cc/sherry_spagna.html">,</a> il dolce e celebre liquore. Il nome nasce dall&#8217;abitudine di coprire il bicchiere con una tapa (tappo o piattino) per tenere lontane le mosche. Il vuoto piattino è stato poi riempito con squisitezze a base di carne, pesce e verdure.<br />
Le tapas di solito non si gustano in un solo posto, ma cambia locale, parlando e scherzando in compagnia. La convivialità è favorita poi dal fatto che quasi sempre le tapas si mangiano in piedi di fronte ad un tavolo rotondo o a un bancone.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gambi di broccolo per l&#8217;aperitivo</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jun 2012 05:10:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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      Amiamo i broccoli, ma per mangiare le corone, si buttano via i gambi, che pure sono costati fatica, concimi, terreno, acqua e via elencando, oltre che denaro. Certo, possono finire a dadini in un minestrone, o se può fare una crema di verdura, ma&#8230; si tratta pur sempre di ripieghi. Sul New York Times però [...]]]></description>
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      <p><a href="http://tuttosullavoro.libero.it/cibo-e-lavoro/14457/gambi-di-broccolo-per-laperitivo/attachment/broccolo/" rel="attachment wp-att-14458"><img class="alignnone size-full wp-image-14458" title="broccolo" src="http://tuttosullavoro.libero.it/wp-content/uploads/2012/05/broccolo.jpg" alt="" width="611" height="241" /></a></p>
<p>Amiamo i broccoli, ma per mangiare le corone, si buttano via i gambi, che pure sono costati fatica, concimi, terreno, acqua e via elencando, oltre che denaro.<br />
Certo, possono finire a dadini in un minestrone, o se può fare una crema di verdura, ma&#8230; si tratta pur sempre di ripieghi.<br />
Sul New York Times però Amelia ha trovato questo suggerimento che abbiamo provato adattandolo a quel che c&#8217;era nella dispensa. Con insperati risultati&#8230;</p>
<p><strong>Gambi di broccolo per l’aperitivo -</strong> Ricetta di <em>Amelia </em><br />
3-4 gambi di broccolo<br />
½ cucchiaino di sale<br />
1 spicchio medio d’aglio schiacciato<br />
1 cucchiaio di aceto di vino<br />
2 cucchiai di olio extravergine<br />
Pelate i gambi di broccolo togliendo la parte fibrosa esterna, tagliateli in fiammiferi di mezzo centimetro di spessore, metteteli in un barattolo di vetro da marmellata in cui stiano a misura, aggiungete il sale, chiudete il barattolo e scuoteteli. Mettete in frigo e lasciateceli per 24 ore.<br />
Ora scolate l’acqua che si sarà formata, aggiungete l’aglio, l’aceto e l’olio d’oliva e sbattete. Rimettete in frigo e servite con stuzzichini (se li conservate in frigo durano alcuni giorni, ma si sbiadiscono).</p>
<p>Il <strong><em>New York Times</em></strong> è un quotidiano pubblicato negli Stati Uniti, con sede a New York. Fu fondato il 18 settembre 1851. Oggi appartiene a <em>The New York Times Company</em>, che pubblica giornali come l&#8217;<em>International Herald Tribune</em> e il <em>Boston Globe</em>.<br />
La diffusione media è di 1.000.665 copie giornaliere. Sul web i visitatori unici del sito ufficiale sono 31 milioni al mese per 250 milioni di accessi e 1,1 miliardi di pagine visualizzate. In Italia le pagine visualizzate sono 3,8 milioni al mese.<br />
<em>Fonte: wikipedia</em></p>
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		<title>Crostini di polenta</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 05:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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      Aperitivo &#8211; ricetta di Simonetta Una ricetta veloce: 15 minuti di preparazione Per quattro persone servono una vaschetta di polenta (quella già pronta da tagliare a fette va benissimo), due uova sode, due etti di gorgonzola dolce, burro. Si taglia la polenta a rettangoli (spessi circa un dito), si dispone in una teglia precedentemente unta [...]]]></description>
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      <p><a href="http://tuttosullavoro.libero.it/gallery/14747/crostini-di-polenta/attachment/polenta_gorgonzola/" rel="attachment wp-att-14748"><img class="alignnone size-full wp-image-14748" title="polenta_gorgonzola" src="http://tuttosullavoro.libero.it/wp-content/uploads/2012/05/polenta_gorgonzola.jpg" alt="" width="611" height="241" /></a></p>
<p>Aperitivo &#8211; ricetta di <em>Simonetta </em></p>
<p>Una ricetta veloce: 15 minuti di preparazione</p>
<p>Per quattro persone servono una vaschetta di polenta (quella già pronta da tagliare a fette va benissimo), due uova sode, due etti di gorgonzola dolce, burro.</p>
<p>Si taglia la polenta a rettangoli (spessi circa un dito), si dispone in una teglia precedentemente unta di burro. Poi sopra ogni fetta va messo l&#8217;uovo sodo (2/3 pezzi tagliati a fettine) e il gorgonzola a dadini. Aggiungere qualche fiocchetto di burro e spolverare con un cucchiaino di parmigiano ciascun rettangolo. Infornare a 200° per gratinare il tutto.</p>
<p>La polenta è formata da un impasto di acqua, farina di cereali (oggi la più comune in Europa è quella di granoturco, la <em>polenta gialla</em>) e sale, cotti in un paiolo (la tradizione vuole che sia di rame) per almeno un&#8217;ora. La farina da polenta è solitamente macinata a pietra (&#8220;bramata&#8221;) più o meno finemente a seconda della tradizione della regione di produzione. In genere la polenta viene presentata in tavola su di un&#8217;asse circolare coperta da uno straccio e viene servita, a seconda della sua consistenza, con un cucchiaio o a fette, queste ultime un tempo tagliate con un filo di cotone, dal basso verso l&#8217;alto. La farina gialla, è la comune farina da polenta: la si ricava dalla macinazione più o meno fine del mais normale e separata dal germe mediante setacciatura. È detta abburattata quando si macina tutto il granturco e si separa solo la crusca. La vitrea, o semola o fioretto è quella macinata a grana grossa. Fumetto è la farina macinata finissima, adatta per dolci o per l&#8217;alimentazione dell&#8217;infanzia. La farina a grana grossa è quella tipica usata nelle valli del Trentino, Veneto e Lombardia, in particolare nella bergamasca, dà una polenta soda, classica. In alcune zone è mescolata ad un quinto di farina di grano saraceno e si ha la polenta bruna. La farina a grana sottile è tipica delle zone friulane e di alcune venete. La finissima dà una polenta morbida, tipica della Toscana, Lazio e Abruzzo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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